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Lotta a droga e alcol. I genitori diano l'esempio

Corriere della Sera, Lombardia


Inchiesta adolescenti - 10/05/2007

Ogni anno nel mondo 3 milioni e mezzo di ragazzi dai 15 ai 29 anni muoiono per abuso di droghe.

Solo l'alcol ogni anno uccide più di 2 milioni e mezzo di adolescenti, vuol dire che fatte cento le cause di morte dei ragazzi, l'alcol da solo è responsabile di trenta. Se negli adulti bere 1-2 bicchieri di vino al giorno (ma non di più) ha qualche effetto favorevole sul cuore, nei ragazzi non c'è nessuna evidenza che un uso anche moderato di alcol dia qualche beneficio.

E non basta, l'alcol interferisce con lo sviluppo del cervello – che continua anche nell'adolescenza - e questo può avere conseguenze da adulti. Senza contare che l'abuso di alcol c’e ntra con la violenza ed è logico, ma anche coi suicidi e col diffondersi di malattie infettive.

Da un'analisi di tutti i dati disponibili (sono più di 30 studi) si è visto che negli Stati Uniti il consumo di alcol nei ragazzi è calato dal 69 percento dell'83, al 48 percento del 2004.

Questo, almeno in parte, dipende dal fatto che bere alcol prima dei 21 anni, là, è proibito per legge. In Europa i ragazzi bevono di più che negli Stati Uniti e di più al Nord (dell'Europa) che nel Sud.

Secondo un rapporto pubblicato a Stoccolma nel 2004 il consumo di cannabis e altre droghe, invece, è meno in Europa che negli Stati Uniti. Cosa si può fare? Intervenire presto, prima che uno cominci a bere o a drogarsi. Su questo sono tutti d'accordo.

Ma come? Nei paesi anglosassoni si è molto restrittivi e si è visto che alcune misure sono efficaci: mettere più tasse sugli alcolici, favorire la vendita di bevande con meno alcol, più sanzioni per chi guida dopo aver bevuto e a chi vende alcolici a chi ha già bevuto. Ma in questo campo la tolleranza zero non funziona sempre, anzi delle volte si fa peggio.

Alternative alla tolleranza zero sono interventi che abbiano l'obiettivo di limitare i danni.

Queste strategie si basano sull'idea che comunque gli adolescenti vogliono quanto meno provare gli effetti dell'alcol e di certe droghe e allora si potrebbe lasciare che provino, ma cercare di non esporli a rischi eccessivi. Il quarto degli articoli della serie che il Lancet dedica agli adolescenti, prende in esame tutto quello che si può fare per limitare l'uso di alcol e droghe.

Emerge da quasi tutti gli studi che, per evitare che i ragazzi bevano o si droghino ci si deve occupare di più dei bambini.
Due studi fatti uno in Australia e uno negli Stati Uniti hanno dimostrato che i ragazzi che avevano seguito certi programmi di prevenzione fin da bambini avevano meno probabilità di diventare dipendenti da alcol e droghe degli altri ragazzi.

Per ogni dollaro investito in programmi così, poi se ne risparmiano sei che potrebbero essere investiti in progetti anche più ambiziosi.
Si tratta di interventi che mettono in discussione le ragioni per cui i ragazzi si accostano all'alcol e alla droga, che cercano di ridurre le motivazioni e insegnano a resistere alle pressioni dei compagni.

Ma si tratta di interventi complessi (ci sono studi che dimostrano che essere informati sui danni di alcol e droga da solo non basta a limitarne l'uso) e che devono essere mantenuti nel tempo.
Alcuni di questi programmi coinvolgono gli studenti nel descrivere in modo accurato le loro abitudini - nel bere per esempio – poi si cerca di migliorare la capacità dei ragazzi a confrontarsi con situazioni difficili, a discutere fra loro degli effetti negativi del bere e di quello che sarebbe necessario fare per non ammalarsi.

L'obiettivo non è tanto che i ragazzi smettano completamente di bere, ma che cambino le loro abitudini e lo facciano in modo da non mettere a rischio la salute. Certe volte questi interventi erano affidati ai medici di famiglia.

Bastavano 5-10 minuti di tempo di un medico perché il consumo di alcol dei ragazzi si riducesse considerevolmente (questo è ben documentato da due lavori fatti negli Stati Uniti, alle Università del Wisconsin e Washington e ce n'è uno recentissimo fatto a Seattle). Quello che serve adesso è capire come preparare le persone a questi interventi e come reperire le risorse.

Trattare chi già abusa regolarmente di alcol e droghe è più difficile. Trattamenti di psicoterapia sono meglio di niente. Sull'effetto dei farmaci invece ci sono pochi dati. Quelli che si usano per l'alcolismo (Disulfiram, Naltrexone, Acamprosato), per la dipendenza da oppiacei (Metadone, Buprenorfina), o per la dipendenza da nicotina (cerotti e chewingum alla nicotina, Buproprione) che nell'adulto certe volte funzionano, non è detto che siano efficaci negli adolescenti e dato che non ci sono studi, è bene non usarli.

Invece c'è qualcosa che ciascuno di noi può fare subito. Non eccedere con l'alcol, non fumare, non drogarsi. Non che questo risolva il problema degli adolescenti, s'intende, ma certi studi hanno documentato che i figli di genitori così hanno meno probabilità di essere vittime di alcol e droghe.

Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 20.22.53 CEST