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La riforma del "118"
Corriere della Sera, Lombardia
20/03/2007
Una volta il 118 non c'era. Per chi aveva un incidente sulla strada c'era da chiamare questa o
quella “croce”.
E il numero? Nessuna centrale che raccogliesse le chiamate degli ammalati come c'e ra invece,
già allora, per il taxi. E nessun collegamento fra ambulanza e Ospedale e comunque, garanzie di
trovare qualcuno competente, non ce n'erano.
È dal taxi, che a qualcuno è venuta l'idea della centrale.
A Sondrio prima, poi a Como, poi a Milano - ’93 - e dappertutto. Cosa si chiedeva allora al
118? Rapidità, competenza ed efficacia. E che l'integrazione delle competenze (medici ed
infermieri, sui mezzi e negli Ospedali) fosse occasione di formazione. Insomma, quelli che l'hanno
inventato il 118, non volevano burocrati ma dottori, del soccorso. Di cui la gente si potesse
fidare.
E il 118, che è stato sempre e soltanto pubblico, doveva contribuire a dare una immagine
positiva del servizio sanitario nazionale. Ci sono riusciti? Penso proprio di sì. Il 118 è un punto
di forza del nostro sistema di salute e lo è specialmente in Lombardia, lo sa bene chi ci ha avuto
a che fare.
Ma adesso si cambia. Ci sarà un'azienda unica per l'urgenza e l'emergenza per tutta la
Lombardia. Adesso c'è da definire la natura giuridica, stabilire come sarà organizzato, che
patrimonio avrà, e la sede.
Sarà servizio pubblico? Un po' sì e un po' no. Sarà a “prevalente” controllo pubblico, molto
probabilmente una fondazione. Il piano regionale dice che “la costituzione dell'azienda si è resa
necessaria in quanto ormai si può ritenere superata l'organizzazione della rete di emergenza
territoriale legata a una struttura Ospedaliera”.
Ma finora è stato proprio il rapporto fra il dipartimento dell'emergenza e il grande Ospedale di
riferimento ad assicurare integrazione di competenze e formazione degli operatori. Dopo chi lo
farà? Alla fondazione potranno partecipare, da quello che si capisce, anche privati. In che senso?
Filantropi che vogliono contribuire a migliorare l'organizzazione dell'emergenza in Lombardia?
Sarebbe bellissimo, ma li si troverà per una attività che funziona già bene? (chi si ricorda in
questi quindici anni un solo articolo di giornale che abbia lamentato qualche disfunzione del
118?). O privati che vogliono investire in una attività che prevede un ritorno economico?
La fondazione avrà un Consiglio di amministrazione, ci saranno anche per l'urgenza ed emergenza
i conflitti di competenza che stanno paralizzando le fondazioni di adesso, della sanità? (le
responsabilità di governo, e perfino di gestione, sono del Presidente, e il direttore Generale?).
Rispondere a qualcuna di queste domande sarebbe di grande aiuto ai cittadini.
Giuseppe Remuzzi
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