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La sanità del ticket

Corriere della Sera, Lombardia


06/01/2007

Ticket su esami e visite specialistiche (più alti da noi che in qualunque altra regione): Formigoni contro Livia Turco, colpa del governo, per Formigoni, "se fosse così sarebbe dappertutto - dice la Turco - perché solo in Lombardia?"

Chi ha ragione? Facciamo un passo indietro. Siamo tutti "malati" di troppe diagnosi. E si fanno troppe visite, e troppe cure. È così dappertutto, negli Stati Uniti e in Europa, ma in Italia succede soprattutto al Nord.

Più si sa di medicina, più si trovano malattie. Se si abbassano i valori normali di colesterolo o della pressione del sangue, per esempio, sotto certi limiti, più del cinquanta percento della gente è malata o a rischio di malattie.

Ma se i malati sono così tanti, chi è normale? Uno può pensare che più diagnosi si fanno, meglio è per la nostra salute. Un po' è così, ma non sempre.

Più diagnosi vuol dire più, farmaci, che fanno bene, ma solo qualche volta. Sempre però hanno effetti negativi. Oggi in Lombardia si prescrivono troppi esami e troppe visite, e se non ci fosse il ticket sarebbero ancora di più. Per questo quattro anni fa quando si discuteva se mettere il ticket anche in Lombardia, si era concluso di sì (ticket sì ma con giudizio, s'era scritto).

È giusto adesso aumentarlo? Penso di no. Il ticket contraddice il principio su cui si basa il nostro sistema di salute.
Da una parte si prescrive liberamente, e il sistema incoraggia a farlo, dall'altra, col ticket, si rende più difficile ai cittadini accedere a quello che gli viene prescritto. In Lombardia questa contraddizione è evidente.

Aprire al mercato ha creato più scelta e più offerta di prestazioni che altrove. Ma un'offerta così – fatta proprio per venire incontro sempre di più alle esigenze dei cittadini – si accompagna anche a un ticket più alto che in qualunque altra regione. E non bisogna dimenticare che sono i medici a prescrivere (non la gente).

Forse più che aumentare il ticket, bisogna aiutare i medici a prescrivere bene e solo se serve, e a far sì che tra le straordinarie offerte di esami e di prestazioni che ci sono oggi, si scelga per quello che dà altrettante garanzie ma costa meno. Ma queste cose non succedono dall'oggi al domani. Il ticket finché non ci si organizza in un altro modo, servirà.

Ma perché i sistemi sanitari possano sopportare i costi dell'innovazione e farlo con abbastanza responsabilità sociale, ci vuole un'organizzazione più moderna. Nell'attesa, teniamoci il ticket come male necessario. Ma aumentarlo no, non è giusto.
E in Lombardia, dove i conti della sanità sono in ordine, non ce n'è nemmeno bisogno.


Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 20.32.13 CEST