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Quando è la scienza a risolvere i problemi etici
Corriere della Sera
22/01/2007
Un editoriale di Science di questi giorni comincia così "I passi avanti della scienza di questi
tempi sono straordinari e tutto fa pensare che nel prossimo futuro gli scienziati potranno fare
ancora di più per la nostra salute e per la vita dell'uomo".
La gente però non è contenta.
Tanti pensano che gli scienziati non rispettino certi valori e percepiscono la scienza come
qualcosa che è in conflitto con la fede religiosa. Ma "etica e scienza sono due facce della stessa
medaglia" ha scritto qualche anno fa un biochimico della Nuova Zelanda in una lettera a Nature.
Se quel biochimico ha ragione, e l'etica davvero è parte integrante della scienza, perché non
farli risolvere agli scienziati i problemi etici?
Lo sta facendo George Bush che adesso vuole dare più soldi agli scienziati perché trovino
soluzioni "etiche" alla ricerca sugli embrioni. Sarà possibile? Ed eventualmente come?
Si potrebbe pensare di prendere una cellula (una sola) da un embrione e farla crescere in
laboratorio senza per forza dover distruggere l'embrione. Qualcosa del genere succede già nelle
cliniche della fertilità.
Quando c'è il sospetto di una malattia ereditaria, dall'embrione di otto-dieci cellule, se ne
prende una per studiare il DNA. Se non ci sono anomalie l'embrione sarà impiantato nell'utero della
madre e potrà essere un bambino.
La novità - lo ha dimostrato Robert Lanza qualche mese fa – è che da una sola di queste
cellule se ne possono ottenere tante in laboratorio, tutte uguali che si potranno usare in futuro
per curare le malattie. Un'altra possibilità è prendere cellule da embrioni che hanno smesso di
crescere.
In natura solo una piccola parte degli ovociti fecondati trova le condizioni per svilupparsi.
Più spesso non succede e l'embrione smette di crescere.
È così anche con la fertilizzazione in provetta. Sette volte su dieci l'embrione smette di
crescere e non viene impiantato.
Quegli embrioni lì sono morti. Ma la morte di un embrione non è la morte di tutte le sue
cellule. Cellule di embrioni morti possono crescere in laboratorio. Ma allora si dovrebbero poter
usare, proprio come si fa con gli organi dei cadaveri per il trapianto.
Si possono anche prendere cellule staminali dal liquido amniotico. Se ne è parlato molto in
questi giorni per via del lavoro di De Coppi e Atala. Le cellule del liquido amniotico sono un po'
a metà strada fra quelle degli embrioni e quelle adulte. In laboratorio si moltiplicano bene.
Possono trasformarsi in cellule muscolari, del sistema nervoso, del fegato. Questa strada non
è nuovissima, c'è chi con cellule del genere ci lavora da anni.
Un chirurgo pediatra di Boston le usa per riparare i tendini (delle pecore). Ricercatori di
Zurigo studiano queste cellule per farci le valvole per il cuore. Anche a Milano si studiano le
cellule del liquido amniotico.
Certo, se un domani si potessero usare cellule così per curare le malattie, problemi etici
non ce ne sarebbero. Vuole dire che si deve abbandonare la ricerca sulle cellule embrionali per
dedicarsi a quelle del liquido amniotico? No, sarebbe un'ingenuità.
Come è ingenua l'idea di porre limiti alla scienza. "No alle staminali embrionali sì a quelle
adulte e del liquido amniotico" per esempio. Nessuno oggi può dire cosa si potrà fare davvero con
le cellule embrionali perché non sono state studiate abbastanza. E vale anche per le staminali
adulte.
Serve ancora moltissima ricerca. Solo dopo potremo dire se le cellule embrionali sono meglio
di quelle del liquido amniotico o di quelle adulte o se sono peggio e che cosa si può fare davvero
e con che cellule.
Un editoriale del New England Journal of Medicine di qualche mese fa ("La politica e le
promesse delle staminali") finisce così "ritardare i progressi della medicina per dispute
teologiche non è nell'interesse degli ammalati".
Cosa fare allora? Forse c'è qualcosa da non fare. Non considerare più gli scienziati come
persone che stanno dall'altra parte. Sforzarsi di capire il metodo con cui funziona la scienza e le
sue regole.
Se chi ha paura dei passi avanti della ricerca, avesse più familiarità con le cose della
scienza, si renderebbe subito conto che sono proprio gli scienziati a poter trovare le soluzioni ai
problemi dell'etica. E c'è un'altra buona ragione per chiederglielo, sono i soli che lo possono
fare davvero.
Giuseppe Remuzzi
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