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Sperimentazioni senza segreti

Sole 24 Ore, inserto Sanità


13/19 marzo 2007

Tutto ciò che è necessario sapere sulla sperimentazione umana.
Ma anche la domanda sulla identità e l'ambito di appartenenza della sperimentazione: questa è un capitolo della medicina-Sanità – molto “sensibile” per i problemi che tratta, ma in fondo “ minore” - o è espressione di un'altra area, quella del diritto delle persone e delle popolazioni, rispetto alla quale la medicina può essere strumento efficace, o rischio-impedimento?

Questo, in sintesi, l'obiettivo del libro “La sperimentazione umana. Diritti violati/diritti condivisi” (di Gaia Marsico, edizioni Franco Angeli, 2007).
Concretamente: la legittimità-correttezza della sperimentazione clinica hanno come termini di riferimento le regole e le procedure che definiscono le “modalità” con cui la sperimentazione (di farmaci, ma non solo) è condotta: oppure sono le categorie di valore e di giudizio del diritto fondamentale e costituzionale (più o meno integrate o interpretate da quella disciplina, più nuova e citata ma in fondo secondaria, che è la bioetica)?

La proposta dell'autrice (docente a Padova, con radici solide nelle realtà dei comitati etici, attiva in/con organismi-gruppi di “rappresentanza cittadina”) è molto chiara: la risposta all'interrogativo è da cercare a partire da una prospettiva “alta”, non “procedurale”, di diritto e di salute pubblica.

Il percorso delineato lungo i dieci capitoli confronta in modo puntuale e sistematico questi scenari concettuali generali (v. soprattutto Cap. 1 e 9) con la concretezza (spesso banale e burocratica) con cui la sperimentazione è presente nel quotidiano assistenziale: attraverso protocolli innovativi, ma più spesso ripetitivi, nell'applicazione di norme sempre a rischio di essere ricondotte ad aspetti assicurativi-gestionali, nelle controversie della letteratura.

Ne risulta una ri-lettura precisa (critica, e propositiva) dei comitati etici, delle procedure di monitoraggio, della partecipazione dei cittadini-pazienti (sottolineando che consenso informato e regole di privacy sono solo “indicatori”, ma non protagonisti di questo capitolo-chiave), con una attenzione esplicita alle popolazioni “fragili” (cui è stata dedicata una parte importante, dalla pediatria, agli anziani, a chi ha bisogni talmente gravi da non essere in grado di dare il suo “ assenso a partecipare”).

Anche i problemi più controversi – es. conflitto di interesse, questioni metodologiche riguardanti placebo, o trial di non-inferiorità – vengono così discussi per quello che veramente sono: non questioni a parte, ma “indicatori” della ambiguità intrinseca, non risolvibile con aggiustamenti cosmetici, di una sperimentazione che non sia capace di essere indipendente: orientata cioè non al suo oggetto materiale (es. uno o l'altro farmaco), ma al suo obiettivo sostanziale (la ricerca di una risposta innovativa a bisogni inevasi).

La Dichiarazione di Helsinki, così come Convenzione e Protocolli di Oviedo cessano così di essere documenti da citare ritualmente, per divenire un elemento essenziale (più importante della statistica e/o delle procedure di GCP) nel processo di valutazione di strategie e protocolli di ricerca da parte dei singoli C.E. e della collettività (scientifica e non).
Due ultime note:
a) così come esplicitato nell'ultimo capitolo, il testo è “in progress”, o strumento di ricerca, oltre che manuale in cui trovare istruzioni pronte per un “uso informato”;
b) il testo rimanda alle sue fonti-radici di “lavoro di gruppo”, e alla necessità da parte di chi opera in questo campo (specificamente C.E.) di pensarsi come “rete di ricerca”, unica condizione per non [de]cadere in una funzione di [spesso finto] controllo. Al di là delle prospettive di trasparenza nelle strategie dell’AIFA (tra cui l'Osservatorio della Sperimentazione clinica, che ha anticipato logica e contenuti dei Registri pubblici dei trial) non c'è dubbio che si tratta di un “bisogno inevaso”, per cui occorre sperimentare soluzioni adeguate.

La ricchissima bibliografia (che non solo accompagna il testo, ma si propone anche, organizzata per problemi, nella densa Appendice) sembra suggerire che sia il tempo che la cultura sono maturi: magari proprio in Italia.

 

 

Gianni Tognoni
Direttore Consorzio Mario Negri Sud

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 20.33.51 CEST