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Stop agli interventi? Si commetterebbe un secondo sbaglio

Corriere della Sera


22/02/2007

E adesso si dovrebbero sospendere i trapianti a Pisa e a Firenze?
E cosa potrebbe succedere se lo si facesse davvero?

Se le indagini durassero tre mesi, morirebbero forse 30 persone per non avere fatto un trapianto di fegato e più di 30 dovrebbero continuare a vivere con la dialisi. Ma le indagini, in Italia non durano tre mesi.

Potrebbe essere un anno, e allora di pazienti che aspettano un fegato ne morirebbero 120. E poi ci sono i diabetici. Il programma di trapianto di pancreas della Toscana è il migliore che abbiamo e gli ammalati che fanno il trapianto lì, vivono come o di più di quelli che fanno il trapianto nei migliori centri degli Stati Uniti.
Si potrebbe trasferire tutto a Bologna o a Roma, ma così il rischio di errori aumenterebbe.

Le procedure in Toscana sono rigorose e lo si può verificare (www.salute.toscana.it/sst/ott/atti_normative.shtml). C'è un controllo di qualità su tutti i processi e ci sono programmi di formazione degli operatori. Ma una persona ha sbagliato. Succede ai biologi e ai medici, come a tutti gli altri.

Se succede ai medici, bisogna capire perché e organizzarsi per  evitare che possa succedere ancora. Ma la cosa più importante è che chi si accorge di aver sbagliato, lo dica subito proprio come è stato fatto a Firenze.

È già successo nel mondo (e in Italia) che col trapianto si possono trasmettere dei virus, anche quello dell'HIV.
Oggi per fortuna ci sono dei farmaci che impediscono al virus di moltiplicarsi. (Da quando ci sono questi farmaci e si fanno subito, nessuno che si sia punto o si sia tagliato mentre curava un sieropositivo, in Italia, ha più contratto l'infezione).

Oggi nel mondo centinaia di migliaia di persone vivono una vita normale grazie al trapianto.

Normale vuol dire avere dei figli per esempio o arrivare in cima al Cervino come Kelly Perkins, sette anni dopo il trapianto di cuore.

Normale vuol dire che tra loro c'è Alonzo Mourning, nero, due metri e dieci, campione di basket, gioca nel Miami.

Nel 2006 hanno vinto il campionato anche (forse soprattutto) per Alonzo Mourning, che tre anni prima aveva avuto un trapianto di rene. Questi “miracoli” succedono anche in Italia e in Toscana.
Fermare l'organizzazione migliore che c'è in Italia perché uno ha sbagliato sarebbe, a me pare, uno sbaglio.


Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 20.34.18 CEST