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Il trascurato protettore chiamato rene
Corriere della Sera, Salute
11/03/2007
“Dal pesce al filosofo” è uno straordinario libro di Homer Smith pubblicato a Boston a metà degli
anni ’50.
C'è scritto che ciascuno di noi non è “quello che mangia” ma quello che il suo rene è capace
di conservare.
Ma a cosa servono i reni? “Per produrre urina” si dirà. Sì, ma il rene fa tante altre cose
ancora. A noi vivere su questa terra sembra naturale, ma la terra è ostile alla vita (salvo che la
temperatura quasi dappertutto è favorevole alle reazioni chimiche di cui il nostro organismo ha
bisogno per vivere, e che c'è abbastanza ossigeno).
È il rene che ci consente di vivere qui a dispetto dell'ambiente. Siamo fatti per i tre
quarti di acqua e le nostre cellule sono immerse in un fluido che ha – e deve avere - una
composizione molto precisa. La funzione principale del rene è proprio questa: mantenere costanti le
caratteristiche del liquido che ci avvolge. Basta un po' più di potassio o meno sodio nel fluido
che bagna le cellule perché il cuore si fermi o il cervello ne soffra. Non succede quasi mai. C'è
il rene, che fra l'altro ci dà la libertà di eccedere.
È per via del rene che possiamo prendere più di quanto abbiamo bisogno, acqua e sale
per esempio. Il rene elimina esattamente quello che non serve e lo fa minuto per minuto, con una
precisione cui nessuna bilancia di nessun farmacista riesce ad arrivare. Se il rene, di colpo,
smette di funzionare si muore in pochi giorni (è perché i prodotti di scarto che produciamo ogni
giorno sono tossici).
Ma il rene sa adattarsi in un modo straordinario al danno cronico; si può arrivare a perdere
il 95% della funzione del rene e stare ancora abbastanza bene. E dopo? C'è la dialisi. Ma la
dialisi non sostituisce tutte le funzioni del rene, non quella di far formare i globuli rossi, e
non gli effetti favorevoli sulle ossa, per esempio.
Oggi però per chi è in dialisi ci sono eritropoietina e vitamina D. Quanti vivono con la
dialisi? Due milioni in tutto il mondo e, costeranno, in dieci anni, mille miliardi di euro. Ecco
perché la dialisi è per i ricchi. Stati Uniti, Europa, Giappone, Australia che insieme hanno il 90%
di tutti i dializzati del mondo.
Nei paesi poveri c'è poca o niente dialisi, ma lì vivono 5 miliardi di persone. E come si
arriva alla dialisi? Mario ha 32 anni, è robusto, è sempre stato bene (alla visita di leva c'erano
tracce di sangue nelle urine, ma nessuno ci ha fatto caso). Da qualche tempo urina molto, anche di
notte. E nelle ultime settimane aveva mal di testa. Una sera va in farmacia a cercare un
analgesico. Gli provano la pressione: 200/110.
“Com'è possibile ho sempre avuto la pressione normale”. Va al Pronto Soccorso, gli fanno gli
esami. C'è insufficienza renale, grave. Mario dopo due settimane è in dialisi: quattro ore, tre
volte la settimana per tutte le settimane del mese, per tutti i mesi dell'anno. E sarà così finché
non si potrà fare un trapianto di rene.
Una storia come tante, sì, perché pressione alta e diabete alla lunga danneggiano il rene. Al
mondo 500 milioni di persone hanno qualche forma di danno renale, magari lieve, ma che progredirà,
se non lo si ferma in tempo. Sono persone con l'albumina nelle urine, ma adesso sappiamo che chi ha
albumina nelle urine (anche poca) avrà, presto o tardi una malattia del cuore.
Per fortuna, oggi il rene si può proteggere. Come? Con farmaci che abbassano la pressione e
appartengono alla categoria degli ACE-inibitori: fermano la progressione delle malattie renali e
proteggono il cuore da infarto e scompenso. Bisogna accorgersene presto però, e non succede quasi
mai: c'è poca sensibilità per le malattie renali, il rene è negletto, persino nel linguaggio
del popolo.
Diciamo ‘ cuor di leone’ o che uno ‘ha fegato’, non c'è niente di simile per il rene.
Nella Bibbia si parla del sangue per pagine e pagine, mai una volta dell'urina. Ma se non
fosse per i reni vivremmo ancora negli stagni e saremmo, tutti, gonfi come ranocchi. Sono i reni,
che hanno permesso a certi mammiferi di lasciare oceani e fiumi per cominciare a vivere sulla
terra. Senza reni, qui sulla terra, non ci sarebbero filosofi.
Giuseppe Remuzzi
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