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E l'uomo deve temere la diffusione dei parassiti

Corriere della Sera


29/05/2007

Secondo l’OMS nel mondo, nel 2000, sono morte per il riscaldamento della terra 154 mila persone.
L'“Intergovernmental Panel on Climate Change, un gruppo di scienziati che lavora per le Nazioni Unite, in un rapporto pubblicato su Nature del febbraio 2007, ha fatto vedere come le attività dell'uomo porteranno quasi certamente nei prossimi anni a un riscaldamento della terra. Poche settimane dopo si sono riuniti a Bruxelles.

Il messaggio è stato ancora più esplicito: miliardi di persone che oggi abitano la terra rischiano di ammalarsi. Saranno soprattutto quelli che vivono nei paesi più poveri o vicino al mare o nelle città costiere più affollate.

Virus e batteri sotto certe temperature non crescono.
Ma quando la temperatura aumenta e c'è umidità trovano condizioni favorevoli. Sul monte Kenya, in Africa, la malaria non ci arrivava mai, adesso pian piano comincia a diffondersi anche lì. Cose del genere succedono per il colera e per certe forme di encefalite, e non solo in Africa. In certe parti dell'Europa, per esempio, le zecche sono salite a 1300 metri e oltre.

Sono tante le malattie che potrebbero diffondersi per il riscaldamento della terra. La malaria, certo - c'è nel Lancet di pochi mesi fa - ma anche la Dengue (viene da un virus, lo trasmettono le zanzare), la febbre gialla, la leishmaniosi. E poi Chagas e la malattia del sonno (sono malattie da protozoi), malattia di Lyme (la trasmettono le zecche) e poi vermi che invadono la cute e i linfonodi (oncocerchiasi) e parassiti che depongono le uova nelle vene dell'intestino e del fegato.

Chi si ammala di più? Chi vive in paesi poveri, un po' per la scarsità d'acqua, un po' perché manca l'elettricità (sono due miliardi al mondo quelli che non hanno corrente elettrica) e poi i bambini perché queste malattie colpiscono soprattutto loro. Ma c'è molta incertezza su quello che potrà succedere nei prossimi anni. Pochi patogeni (virus e batteri) – azzarda un lavoro di Nature del 2002 - potrebbero prendere il sopravvento sugli altri, e diffondersi. E da soli infetteranno animali e uomo. Ma non ci sono abbastanza dati per fare previsioni affidabili.

In Europa dal 1500 l'estate più calda è stata quella del 2003.
Quell'estate in Inghilterra sono morte 2000 persone in più di quelle che muoiono di solito. In Francia è andata anche peggio. Quasi 15 mila morti. Di cosa? Di malattie del cuore, di ictus del cervello, di malattie respiratorie. E muoiono soprattutto gli anziani che perdono il senso della sete, bevono poco o nulla e rischiano la disidratazione.

Quello che è successo nell'estate del 2003 ha fatto capire che non siamo preparati ad affrontare le conseguenze del cambiamento del clima sulla salute, nemmeno in Europa. E allora ci vuole più ricerca scientifica, si devono raccogliere più dati e saper separare gli effetti delle tante modifiche del clima sulle diverse malattie.


Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 20.39.11 CEST