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Arriva la pillola che interrompe la gravidanza

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31/1/2007

Si ritorna a parlare di aborto e a discutere sulla legge 194 che in Italia regola appunto le procedure per effettuare l’aborto. Dal punto di vista della salute pubblica è importante sottolineare che la legge 194 ha diminuito la mortalità delle donne che in epoca anteriore ricorrevano a pratiche clandestine. E’ anche assodato in base ai dati disponibili che il ricorso all’aborto non è sostanzialmente aumentato come molti paventavano; rimaniamo da oltre dieci anni intorno all’uno per cento delle donne in età fertile, dai 15 ai 49 anni.
Molto ha fatto e continua a far discutere la disponibilità, accanto al classico intervento chirurgico, di una pillola nota con la sigla RU 486 contenente come principio attivo il mifepristone. Questa pillola, da non confondersi con la pillola anticoncezionale, agisce bloccando i recettori del progesterone, un ormone fondamentale per la sopravvivenza dell’embrione. Se il progesterone trova il bersaglio su cui deve agire già occupato da mifepristone, non può più esercitare le sue funzioni e perciò l’embrione muore. Per procurare il distacco dell’embrione e la sua espulsione, il prodotto medicinale RU 486 contiene una seconda pillola a base di una prostaglandina. L’impiego del farmaco abortivo deve essere effettuato entro la 7° settimana dall’i nizio della gravidanza. Vengono spontanee alcune domande. Anzitutto: “quali sono le differenze fra l’intervento chirurgico e il trattamento farmacologico?” Una prima differenza è la maggiore praticità nell’impiego del farmaco rispetto alla chirurgia. Non c’è bisogno di un’equipe chirurgica, non si deve utilizzare una camera operatoria e non si deve effettuare anestesia. Queste procedure hanno pericoli intrinseci, inclusa la mortalità. La pillola RU 486 non è priva di effetti collaterali, in armonia con quanto succede per ogni farmaco che accanto ai benefici mostra anche tossicità. La principale tossicità della pillola antiabortiva è il sanguinamento, un effetto collaterale che tuttavia può essere presente anche nell’intervento chirurgico. Dati quantitativi sono molto difficili da ottenere in Italia, data la grande sproporzione fra aborti chirurgici e aborti farmacologici. La letteratura scientifica internazionale non ha evidenziato particolari pericoli, anche se mancano confronti diretti fra i due trattamenti. In alcuni casi il trattamento farmacologico non determina una completa espulsione del feto e perciò si deve ricorrere a una aspirazione ambulatoriale. Un’altra differenza è rappresentata dal tempo entro cui si può agire: mentre il trattamento chirurgico può essere effettuato fino alla 24a settimana – si sta discutendo se accorciare questo tempo di 2 settimane –, il trattamento farmacologico, come è già stato ricordato, deve avvenire entro la 7a settimana. Infine non va dimenticato che l’assunzione di un farmaco è certamente meno traumatizzante per la donna di quanto non sia la prospettiva di una camera operatoria.
Una seconda domanda è: “perché il farmaco non è disponibile in Italia?” In realtà il prodotto RU 486 è noto in Italia e viene utilizzato nella quantità di circa 100 confezioni al mese, confezioni che vengono importate da varie ASL di diverse Regioni italiane. Si calcola che circa 2000 donne italiane abbiano già utilizzato il trattamento farmacologico per abortire. Recentemente la ditta produttrice che vende il prodotto nella maggioranza dei paesi europei, si è decisa a presentare la domanda per l’autorizzazione alla vendita del RU 486 anche in Italia. L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha novanta giorni di tempo per approvare il farmaco. Sostanzialmente non può far altro che approvarlo nell’ambito di una procedura del cosiddetto “mutuo riconoscimento”. Per bocciare il prodotto dovrebbe sollevare un arbitrato europeo, ma sarebbe molto difficile sostenere che non si deve vendere in Italia un prodotto che è già stato utilizzato da oltre un milione di donne in tutto il mondo. Oltretutto la sperimentazione effettuata in Italia, per quanto ridotta, non ha dato adito a particolari problemi, E’ chiaro che l’approvazione del RU486 dovrà essere accompagnata da un’adeguata forma di farmacovigilanza attiva, facilitata dal fatto che la pillola apparterrà alla fascia H, cioè di sola pertinenza ospedaliera. In altre parole non sarà disponibile nelle farmacie pubbliche. E’ probabile che il prodotto sia disponibile verso il mese di aprile. E’ ancora in discussione se le donne che ricevono RU 486 debbano rimanere in ospedale o rimanere a casa. E’ auspicabile che almeno in un primo periodo si scelga la permanenza in ospedale proprio per effettuare adeguati controlli.

         Silvio Garattini

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 20.40.28 CEST