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Attenzione a non abusare degli antibiotici

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9/12/2008

Quando Fleming osservò la capacità di alcune muffe di bloccare la crescita di alcuni batteri non si aspettava probabilmente di aver scoperto una nuova classe di farmaci, gli antibiotici. Da allora invece si sfrutta la proprietà di funghi e altri microorganismi in grado di sintetizzare e liberare sostanze chimiche per difendersi dall’attacco dei batteri. La penicillina fu il primo antibiotico, seguito da tanti altri prodotti: streptomicina, amoxicillina, tetraciclina, eritromicina, gentamicina ed altri sono gli antibiotici che hanno in qualche modo cambiato la storia delle infezioni nell’uomo. Assieme ai vaccini, ai chemioterapici - dai sulfamidici ai fluorochinoloni -  e al miglioramento delle condizioni igieniche, gli antibiotici hanno contribuito a debellare malattie infettive che in passato erano fatali. Oggi è molto difficile morire per una infezione e quando ciò accade sembra un fatto impensabile. Tuttavia con il tempo è accaduto ciò che Ehrlich aveva predetto per altre ragioni: "la resistenza segue l’attività dei chemioterapici come un’ombra fedele". In altre parole anche i batteri hanno la capacità di sviluppare difese contro gli attacchi degli antibiotici. In qualche caso il batterio elabora enzimi che distruggono l’antibiotico impedendogli di essere attivo; in altri casi rende la propria membrana impermeabile all’antibiotico; in altri casi ancora modifica il bersaglio su cui agiva l’a ntibiotico, e così via. Ciò accade particolarmente quando la concentrazione dell'antibiotico è relativamente bassa. Purtroppo l'impiego degli antibiotici non è sempre razionale, come ad esempio quando si utilizzano per diminuire la febbre nell'influenza. Essendo determinata da un virus, l’i nfluenza, non è certamente sensibile all’azione degli antibiotici. Inoltre gli antibiotici sono stati massivamente utilizzati per evitare le infezioni negli allevamenti degli animali edibili. Così l’ambiente è stato inondato da antibiotici, con il risultato che queste sostanze si ritrovano ormai ovunque: nel terreno, nei corsi d'acqua e anche nei prodotti alimentari che arrivano all’u omo.
L'ubiquità degli antibiotici è all'origine della resistenza dei batteri. Qui nasce il problema perché man mano che i batteri diventano resistenti agli antibiotici perdiamo armi per contrastarli. Per molti anni si è pensato che ormai gli antibiotici fossero sufficienti a combattere tutte le infezioni e perciò si è allentata la ricerca per scoprire nuovi antibiotici. Oggi viene lanciato un allarme da parte dell' Organizzazione Mondiale della Sanità proprio per ricordare a tutti che si devono trovare nuovi antibiotici, perché quelli che abbiamo non sono più sufficienti. In Italia questo appello trova eco nelle iniziative dell’Agenzia Italiana per il Farmaco (AIFA), che informa il Paese sui problemi attuali. Si ricorda in particolare che ogni giorno in Italia 1,5 milioni di persone assume antibiotici, spesso in modo inappropriato. C'è una grande differenza nei consumi fra le diverse Regioni: Lazio e Umbria sono in testa insieme ad alcune Regioni del Sud. I consumi di antibiotici sono per il 60% per il trattamento di infezioni respiratorie, il 9% per infezioni urinarie e il 6% per infezioni dell’orecchio. E' preoccupante il fatto che il 40% dei pazienti trattati con antibiotici non porta a termine la terapia e quindi permette ai batteri di crescere diventando resistenti. L'Italia è uno dei Paesi europei a più alto consumo di antibiotici ed è anche in testa alle classifiche per la presenza di germi resistenti, in particolare per quanto riguarda la terribile malattia della tubercolosi. Oltre alla propensione alla resistenza non bisogna dimenticare che l'impiego degli antibiotici non è privo di pericoli. Fra il 2001 e il 2008 sono stati riportati ben 6411 effetti tossici, circa il 10% di tutti gli effetti tossici frutto di rapporti spontanei. Sempre secondo le informazioni dell’AIFA vi sono ben 1342 casi di orticaria e 192 casi di shock anafilattico. Certamente si tratta di una sottovalutazione perché evidentemente non tutti i casi vengono riportati.
L'industria farmaceutica aveva abbandonato la ricerca sugli antibiotici, perché riteneva che il mercato fosse ormai saturo. Si deve invece riprendere rapidamente la ricerca in questo settore se non si vuol ritornare ai vecchi tempi in cui le infezioni uccidevano.

          Silvio Garattini

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 20.40.51 CEST