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Antidepressivi: miti in laboratorio

L'espresso


31/07/2009

Le recenti pubblicazioni che hanno ridimensionato e quasi smentito l'efficacia dei farmaci antidepressivi che agiscono sulla serotonina pongono una drammatica domanda: come è possibile che il mito sui cui si è costruita la fama di questi farmaci possa essere solo il frutto della pubblicità?
La risposta viene data da un recente articolo di Ioannidis che cerca di raccogliere tutte le cause che hanno determinato questo effetto. Una prima causa è la più ovvia, ma anche la più preoccupante: i lavori che riassumevano studi clinici negativi sono stati pubblicati solo in una piccolissima frazione per cui medici e ricercatori hanno avuto la percezione solo dei lavori positivi, di solito anche dotati di commenti ottimistici.
C'è da chiedersi come mai lavori negativi possano giacere per lungo tempo presso la Food and Drug Administration e quale sia la professionalità di ricercatori clinici che accettano di non pubblicare. Si deve aggiungere che la responsabilità dei clinici è in qualche caso mitigata dal comportamento delle riviste scientifiche che, per vari motivi di interesse, mostrano grande resistenza a pubblicare dati negativi. Basti pensare che nessuno acquisterà estratti di lavori che riportano dati negativi sull’efficacia dei farmaci, mentre in caso di risultati positivi si potranno vendere decine di migliaia di estratti alle case farmaceutiche che possono in questo modo promuovere i loro prodotti.
Ci si può anche chiedere se gli studi positivi non siano quelli meglio condotti e quindi più attendibili di quelli negativi. Non è proprio così perché un'attenta analisi permette di stabilire che gli studi positivi sono in generale condotti su pochi pazienti, misurano parametri clinici indiretti e comunque poco rilevanti, e utilizzano metodi statistici inappropriati. Inoltre questi studi sono effettuati per periodi molto brevi e su popolazioni di pazienti eterogenee. A questo si aggiungono manipolazioni dei dati e conclusioni non corrispondenti ai risultati ottenuti. Bisogna infine dire che gli studi positivi si basano su variazioni di scale comportamentali per cui piccole variazioni possono anche risultare statisticamente significative ma non per questo devono avere una significatività clinica. E’ invece necessario che gli studi valutino l'efficacia sulle modificazioni dell'autosufficienza e della vita relazionale dei pazienti depressi.
Queste analisi sui farmaci antidepressivi mostrano la necessità di una migliore valutazione da parte delle autorità regolatorie nonché una maggiore attenzione alla sproporzione fra risultati e propaganda.

         Silvio Garattini

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 20.46.51 CEST