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"Ho vinto il Premio Nobel con il rubinetto del rene"
Corriere della Sera
01/10/2008
Siamo fatti per tre quarti di acqua, ma possiamo
vivere in una landa deserta o bere quattro litri di
acqua (o di birra) al giorno e la composizione e il volume del
liquido in cui sono immerse le nostre cellule - fluido extracellulare – è sempre
quella. Dipende dal rene che ci consente di conservare l'acqua se manca ed eliminarla se ce n'è in
eccesso. Se possiamo bere e mangiare quello che vogliamo è perché il rene elimina ciò che non serve
minuto per minuto con una precisione che nessuna bilancia di precisione di nessun farmacista potrà
mai raggiungere. Insomma il rene ci dà la libertà di eccedere. Quando il rene smette di
funzionare l'acqua si accumula e se non ci fosse la dialisi si morirebbe in pochi giorni. Ma
com’è che il rene riesce a fare tutto questo con tanta perizia? Lo lascio dire a Peter
Agre - chi meglio di lui? - prima dei suoi studi c'erano tante teorie ma nessuna che
fosse davvero convincente. “Il rene mantiene costante il volume d’acqua del nostro organismo
grazie all'aquaporina, o meglio alle aquaporine perché ce n'è più d'una". Un nome
con cui il grande pubblico ha ben poca familiarità. Cos’è l'aquaporina? “Una proteina che si
trova sulla membrana delle cellule e aiuta l’acqua a passare rapidamente dentro e
fuori. Funziona un po’ come un canale dedicato al trasporto dell’acqua”. All'aquaporina
si è arrivati per caso. Peter Agre nel suo laboratorio all'Università Johns Hopkins di
Baltimora studiava gli antigeni dei gruppi sanguigni, quelli che stanno sulla membrana dei
globuli rossi. A lui interessava soprattutto il fattore Rh, voleva capire come era fatta la
molecola, ma nel purificare quella dell'Rh se n’è trovata fra le mani
un'altra, anche lei sulla membrana dei globuli rossi. Gli chiedo cosa ci facesse
lì quella proteina. ”Non avevo la minima idea. Ne parlai con diversi scienziati
incluso Van Bennett (un mio vecchio compagno di Università che aveva lavorato
con me a Londra) erano tutti molto interessati alla mia scoperta, ma nessuno
seppe aiutarmi. Una sera andai a trovare John Parker (era stato mio professore di medicina
all’Università di North Carolina) John che quella sera era stanco per
aver visto tanti ammalati ascoltò con attenzione. Una proteina fatta così che
attraversa la membrana delle cellule - mi disse - potrebbe essere un canale dell’acqua”. Che
certe cellule potessero avere canali per l’acqua era una vecchia idea dei fisiologi renali ma
mai nessuno era riuscito a dimostrarlo. Con l’aiuto di biologi molecolari Agre e Parker sono
risaliti al DNA di questa proteina e l’hanno fatta esprimere sulla membrana degli ovociti di
rana. E perché proprio sugli ovociti di rana? “Queste cellule non hanno
aquaporina sulla loro membrana, fargliela esprimere ci avrebbe
consentito di chiarire a cosa serve. Sarebbe bastato analizzare il comportamento degli
ovociti con l’aquaporina e confrontarlo con quello degli ovociti normali”. Messi in una
provetta piena d'acqua gli ovociti modificati così si gonfiavano fino
a scoppiare. S'erano formati dei pori nella membrana, permeabili all’acqua. L’esperimento della
rana fu presentato per la prima volta nella primavera del ’92 al Meeting della Società
Americana di Investigazione Clinica. “Come la chiamiamo questa proteina? Se n’è discusso a tavola
ed è venuto fuori il nome di aquaporina”. "Ma se c'entra con i movimenti dell'acqua la si
dovrebbe trovare soprattutto nel rene" pensano Agre e Parker, vanno a guardare ed è proprio così.
Nel rene di aquaporina ce n'è un po' dappertutto. Nell’uomo il gene che
forma aquaporina qualche volta è difettoso (mutato) e può formare una proteina
anomala non più capace di svolgere le sue funzioni. Il rene di quegli
ammalati lì non sa riassorbire l'acqua e così urinano tantissimo,
dieci anche venti litri al giorno e devono bere altrettanto se no si disidratano. Difetti dei
canali dell'acqua ce ne sono tanti altri. Ciascuno porta a malattie rare del rene naturalmente ma
anche dello scheletro e dei muscoli. Quando c'è un problema in gravidanza –
distacco della placenta per esempio - il feto soffre. Lo si dovrebbe far
nascere prima del termine perché è sicuro che
quel feto starà meglio in incubatrice che nell'utero, ma prima
bisogna far maturare i polmoni che se no non saprebbero respirare. Un
modo per accelerare la maturazione dei polmoni ci sarebbe, fare alte dosi di cortisone (gli
ostetrici se ne erano accorti tanti anni fa ma nessuno aveva capito il perché).
Azzardiamo, non è che c’entra l’aquaporina anche qui? “Pare proprio di sì,
il cortisone aumenta l’aquaporina nei polmoni del feto
e questo consente al polmone al momento del parto di eliminare l’acqua e
prepararsi ad accogliere l’aria col primo vagito”. Insomma l'aquaporina ci
serve per nascere e ci accompagna fino alla vecchiaia. Con l'età però un
po' se ne perde. E' un guaio, soprattutto d'estate quando c'è troppo caldo:
ci si disidrata. Non sarà che la mancanza relativa di aquaporina favorisce la
perdita di liquidi? “E’ proprio così, con l'età i canali dell'acqua funzionano meno,
anche il senso della sete un po' viene meno. Tutto contribuisce a far perdere acqua. E col
caldo o se uno è ammalato di diabete è ancora peggio”. Perdere acqua senza accorgersene è
pericoloso, in Italia tra luglio e agosto del 2003 sono morte tante
persone anziane, 4000 in più che nello stesso periodo dell’anno prima, e molti di più ne sono
morti in Francia. Morti tutti soprattutto di…poca aquaporina.
Giuseppe Remuzzi
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