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Polmoni e bronchi vanno sotto stress
Corriere della Sera
02/02/2008
Motivi di preoccupazione per gli effetti negativi dell’inquinamento ambientale sugli
atleti ce n’erano già per i giochi olimpici di Atene del 2004. E in Cina sarà
certamente peggio. Gli atleti sono sensibili a biossido di azoto, ozono e Pm10 perché con l’e
sercizio fisico aumenta la frequenza del respiro, sostanze nocive se ne inalano di più e arrivano
ai polmoni attraverso la bocca (così si salta il filtro della mucosa del naso) e ci arrivano molto
rapidamente e in profondità. Durante lo sforzo poi i gas nocivi si diffondo più rapidamente dal
polmone al sangue, e questo è favorito dall’aumento della gittata cardiaca. Ma com’è che i tossici
dell’ambiente danneggiano bronchi e polmoni? Dipende dallo stress ossidativo - provocato da NO2 e
ozono per esempio - che avvia e mantiene processi infiammatori capaci perfino di restringere
piccoli rami dei bronchi. Ci sono meccanismi di difesa contro lo stress ossidativo che dipendono da
acido urico, acido ascorbico e glutatione ma se l’ossidazione supera una certa soglia, queste
sostanze non bastano. Succede ai giocatori di hockey, che in più respirano aria fredda, e agli
atleti che fanno sforzi prolungati come maratona, sci di fondo e a chi nuota. Così trenta atleti
olimpici su cento soffrono di qualche forma di asma. Qualcuno ha provato con gli antiossidanti come
vitamina E e vitamina C ad alte dosi con risultati deludenti. Si è provato perfino a ridurre l’i
nfiammazione con l’indometacina e il cortisone ma i risultati non sono buoni. Gli effetti dell’aria
di Pechino hanno già cominciato a farsi sentire. Un campione di mountain bike, Jeremy
Horgan-Kobelski, ha cominciato ad avere difficoltà di respirazione dopo venti minuti di
allenamento, poi ha avuto la sensazione che i suoi muscoli non rispondessero come al solito alla
sollecitazione dello sforzo, dopo quasi cinquanta chilometri si è fermato, non ce la faceva più. Si
sta pensando a delle mascherine per proteggere gli atleti dallo smog, ma così la ventilazione si
riduce. Qualcuno si abituerà. Uno studio fa vedere che all’ozono dopo cinque giorni ci si abitua e
la funzione respiratoria migliora, ma non succede a tutti. L’inquinamento dell’aria è terra,
polvere, fuliggine e fumi, fatti ciascuna da centinaia di sostanze chimiche diverse. Capire cos’è
che fa male e come difendersi è davvero difficile.
Giuseppe Remuzzi
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