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La lunga caccia alle staminali etiche
Corriere Salute
13/01/2008
Da qualche tempo gli scienziati lavorano per ottenere staminali “etiche”. E’ per venire incontro
alla sensibilità di chi pensa che l’embrione sia già un bambino. Per arrivarci ci sono tante
strade. Una è quella di Robert Lanza che lavora nel Massachusetts. Da ciascun embrione nelle fasi
precoci dello sviluppo, ha preso una cellula sola per dare origine a staminali in
laboratorio. E’ una tecnica già impiegata nelle cliniche della fertilità. Ma all’annuncio di
Nature nel settembre 2006 “Sarà possibile ottenere linee di cellule embrionali senza distruggere l’e
mbrione”, sono seguite polemiche. E’ falso hanno scritto tanti giornali. Era perché quegli
embrioni là non sono sopravvissuti. Ma non era quello allora l’obiettivo del dottor Lanza, lui
voleva provare il concetto che da una cellula sola si potessero ottenere in laboratorio cellule
tutte uguali. E’ passato poco più di un anno, adesso gli stessi ricercatori hanno dimostrato che l’e
mbrione da cui si prende una cellula per farne tante, poi si sviluppa normalmente fino al termine
della gravidanza. E ancora, in Giappone e negli Stati Uniti, è stato visto che cellule adulte dell’u
omo possono essere “ri-programmate” per tornare embrionali. Così un giorno si potrà fare un
rene o un fegato o un cuore in laboratorio per trapiantarli in chi ne ha bisogno, senza
rigetto perché sono cellule degli stessi ammalati che si vorranno curare. Un’altra via a staminali “
etiche” è il trasferimento nucleare. Si prende il nucleo di una cellula adulta e lo si mette in un
ovulo privato del suo. Questo potrebbe portare ad un embrione ed eventualmente ad un bambino. Se
però si spengono i geni responsabili dello sviluppo della placenta, il bambino non ci sarà mai. Il
limite di questo sistema è che richiede tante cellule uovo, ottenerle comporta qualche rischio e c’è
il problema del commercio di oociti. Un’alternativa è la partenogenesi. Si potrebbero
ottenere cellule embrionali da un oocita non fertilizzato. S’è fatto nel topo nel 2006. Qui
problemi etici non ce ne dovrebbero essere proprio perché senza i geni del padre l’embrione non
si sviluppa. Ma non è detto che cellule embrionali ottenute così, sappiano riparare i
tessuti. C’è anche la possibilità di ottenere cellule staminali da embrioni che hanno smesso
di crescere. Da un uomo dopo la morte si possono prelevare organi per il trapianto. Allo stesso
modo da un embrione se fosse morto, si potrebbero prelevare delle cellule. Ma come essere certi
che questi embrioni siano davvero morti? E’ solo questione di trovare i marcatori
genetici giusti, e succederà fra pochissimo.
Nessuno può dire adesso quale di queste strade alle staminali “etiche” sia quella giusta.
Vanno provate tutte. E nemmeno si deve abbandonare la ricerca che si fa oggi con le cellule
embrionali, quelle che si ottengono da embrioni che se no si butterebbero via. E’ un passaggio
obbligato per arrivare un giorno a farne a meno. Ci si arriverà, ma nessuno adesso può
dire se sarà fra qualche mese o fra qualche anno. E ci arriveranno gli scienziati, è a loro che si
dovrebbe chiedere di risolvere eventuali problemi etici. Loro possono farlo.
Giuseppe Remuzzi
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