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Cellule staminali: quando Vaticano e mondo della ricerca parlano due lingue diverse

Il Messaggero


18/12/2008

Decisamente i rapporti fra Vaticano e mondo della ricerca scientifica non sono tra i migliori. In modo sistematico e continuo alti prelati e perfino Benedetto XVI lanciano divieti ed anatemi ai ricercatori scientifici. Gli argomenti riguardano soprattutto le problematiche (non solo di ricerca), che hanno a che fare con la vita. Cellule staminali embrionali, utilizzo di embrioni, riproduzione in vitro, contraccezione sono i temi su cui la discussione è più accesa. Nessuno ovviamente nega alla Chiesa cattolica il diritto di indirizzare i suoi credenti verso i principi che devono essere osservati per rimanere nell’alveo della dottrina cattolica. Ciò che preoccupa è la pretesa di voler obbligare tutti a seguire regole che non sono condivise da una visione laica e neppure da altre religioni comprese quelle cristiane, più vicine al cattolicesimo. E' anche preoccupante che i "divieti" ricadano soprattutto sull'Italia dove i nostri politici tendono a seguire supinamente tali direttive che si riflettono poi sulla nostra legislazione. Diverso è l'atteggiamento dei politici di altri Paesi, come nella cattolica Spagna, dove la legislazione è molto più favorevole alla possibilità di sperimentare nuove vie, incluso l'utilizzo e la produzione di cellule staminali embrionali, condizione comune a molti Paesi europei. E' preoccupante anche l'atteggiamento rigido della Chiesa che sembra non voler accettare alcuna discussione, non riconoscendo che anche i principi etici cambiano nel tempo e soprattutto alla luce di nuove conoscenze promosse da tecnologie che fino a pochi decenni fa non erano né disponibili, né pensabili. Lo sviluppo della conoscenza è una tendenza inarrestabile dell’uomo, soprattutto quando ci si inoltra ad esplorare le frontiere del sapere biologico, quelle che hanno a che fare con l'origine della vita. La scienza non può progredire solo attraverso ipotesi, deve verificarle attraverso la sperimentazione. Fa errori perché l’errore è frutto delle attività umane, ma ha in sé una continua capacità di miglioramento e di correzione. Non va trascurato il fatto che la ricerca biomedica non è fine a se stessa, ma è la base per poter alla fine curare le sofferenze e le malattie dell'uomo. Per fare un solo esempio: perché i ricercatori sono così interessati a portare avanti le ricerche che riguardano le cellule staminali embrionali umane? Non sarebbe sufficiente studiare le cellule staminali adulte presenti in tutti gli organi o le cellule staminali ombelicali ricavabili dal cordone ombelicale dopo la nascita? Purtroppo no, perché si devono cercare tutte le possibilità e le cellule embrionali offrono probabilmente una maggiore duttilità e un maggiore spettro di applicazione. D'altra parte non si tratta di "fabbricare" nuovi embrioni, ma almeno di utilizzare quelli provenienti ad esempio da aborti che, in ogni caso, vengono eliminati. I ricercatori sperano di poter usare le cellule embrionali per riparare gli organi danneggiati. Dopo un infarto il cuore perde molte cellule e perciò è indebolito. Tuttavia se si trapiantassero cellule staminali si potrebbero sostituire le cellule mancanti in modo da ripristinare una normale funzione cardiaca. La stessa prospettiva può essere estesa al cervello. Molte malattie debilitanti, dal Parkinson all’Alzheimer, sono dovute alla perdita di cellule neuronali.  Se queste ultime potessero essere sostituite con cellule staminali in grado di diventare cellule nervose, molte malattie neurodegenerative potrebbero migliorare. I ricercatori mirano anche a progetti più ambiziosi: riuscire attraverso le cellule staminali - soprattutto embrionali - a ricostruire "in vitro" interi organi.   Il progetto in questione è molto importante data la carenza di donatori e quindi organi da trapiantare rispetto alle reali necessità. Nessuno può essere sicuro di ottenere risultati importanti per la salute, attraverso l'utilizzo delle cellule staminali, ma è certo che se non si sperimenta, i progressi non possono arrivare.
Occorre anche ricordare che i ricercatori operano in un sistema con molti controlli sociali, in primis ad opera dei comitati etici, e nell'ambito di leggi e di circolari ministeriali.
Si ha l’impressione che la discussione in atto fra la Chiesa ed il mondo della ricerca scientifica rischi di essere sterile. Forse sarebbe bene cercare di impostare una possibilità di dialogo per ascoltare e per capire le ragioni delle parti. Si opera molto oggi attraverso i "tavoli" di discussione. Dialogare è sempre utile, serve a rimuovere pregiudizi e a cercare vie comuni, fatto importante considerando che si parla di uno dei beni più importanti per l’uomo, la salute.


           
Silvio Garattini

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 20.54.05 CEST