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Le risposte sui confini della vita
Sole 24 Ore
06/09/2008
Nuove ricerche metterebbero in dubbio che "la morte del cervello provochi disintegrazione del
corpo". E la definizione di morte del cervello sarebbe motivata "dall'interesse ad avere
organi da trapiantare" e "il rischio di confondere il coma con la morte cerebrale è sempre
possibile". La gente è confusa e ha paura.
Quattro sono le domande che ricorrono più spesso: 1" Quand'è che qualcuno è davvero
morto?" I morti una volta erano freddi, blu e rigidi. Ma la medicina ha fatto passi avanti, oggi ci
sono le terapie intensive. Lì viene dichiarato morto chi non respira più e non ha battito cardiaco,
ma anche chi ha perso in modo irreversibile la funzione di quella parte del cervello che i medici
chiamano tronco cerebrale. La morte del tronco cerebrale è morte di tutto l'organismo perché si
interrompono i collegamenti nervosi fra cervello e periferia. Se il tronco del cervello è
danneggiato in modo irreversibile si smette di respirare, la temperatura scende sotto i 35 gradi,
c'è mancanza di riflessi, la pressione del sangue si abbassa. E' allora che si può pensare di
prelevare gli organi per il trapianto. Ma le condizioni che hanno portato a questa diagnosi devono
mantenersi per un periodo di osservazione che da noi è di 6 ore per gli adulti e 12 per i
bambini. Perdere in modo irreversibile la funzione del tronco del cervello però da noi non basta
ancora. Per poter prelevare gli organi serve l'encefalogramma piatto. Ma non l'encefalogramma che
si fa di solito, ne serve uno che amplifichi il segnale e sappia documentare che non c'è nessun
tipo di attività elettrica nemmeno minima (vuole dire morte di tutte le cellule di tutto il
cervello). E non a giudizio di un medico, ce ne vogliono tre con esperienze diverse che
assicurino il rispetto delle procedure in ogni dettaglio. 2 "Ma non può capitare che si faccia una
diagnosi di morte cerebrale per avere organi da trapiantare?" No, non da noi per lo meno. La nostra
legge è molto più attenta al donatore che all'attività di trapianto. I requisiti per prelevare gli
organi da noi sono "ad abundantia". In altri paesi l'elettroencefalogramma piatto non serve basta
la diagnosi di morte del tronco del cervello. 3 "E non capita mai che i dottori
confondano la morte del tronco cerebrale con condizioni vicine al coma che potrebbero essere
reversibili?" E' possibile se uno per esempio è stato sotto la neve o nel caso di
intossicazione da alcol o da certi farmaci. Ma chi lavora nelle rianimazioni sa benissimo di
queste possibilità. A nessuno che sia in coma si potranno mai prelevare organi, chi è in coma è
vivo ed è normale che possa svegliarsi e riprendere certe funzioni. Gli organi si prelevano ai
cadaveri sempre e solo dopo la diagnosi di morte del cervello e alla fine del periodo di
osservazione. Durante quelle ore lì il cadavere è legato ad una machina, è lei che respira per lui
e ci vogliono tanti farmaci per assicurare la circolazione del sangue. Questo sì è in funzione del
prelievo di organi. Macchine e farmaci fanno arrivare ossigeno al rene, al fegato, al cuore
che se no non si potrebbero utilizzare. 4 "Ma siamo proprio sicuri che dopo la diagnosi di morte
cerebrale non ci sia mai ma proprio mai una possibilità anche minima di tornare in vita?". Questa
domanda i medici rianimatori se la sono posta tanti anni fa. Hanno studiato migliaia di casi fra
gli anni '50 e la fine degli anni '80. Dopo la diagnosi di morte del tronco hanno continuato la
ventilazione artificiale, volevano vedere se ad un certo punto si fermava anche il cuore e in
quanto tempo. Questi studi hanno documentato che il cuore si ferma sempre entro 48-72 ore. Nessuno
di questi ammalati avuto mai nessuno segno di ripresa.
Lasciare i propri organi dopo la morte a chi ne ha bisogno per vivere dovrebbe essere
un dovere, come assistere gli anziani e vaccinare i bambini. Ma tre volte su dieci il consenso al
prelievo viene negato e così ogni anno solo in Italia più di mille persone che col trapianto
potrebbero tornare a una vita normale muoiono. La nota dell'Osservatore Romano riprende un discorso
del Cardinale Ratzinger di tanti anni fa "più tardi quelli che la malattia o un incidente faranno
cadere in coma "irreversibile", saranno spesso messi a morte per rispondere alle domande di
trapianto d'organo". Questo nelle rianimazioni dei nostri Ospedali non è successo mai. Perché
tornarci su adesso? E lo doveva fare proprio l'Osservatore Romano? Così qualcuno che avrebbe potuto
essere donatore non lo sarà. Per ogni donatore in meno due persone resteranno in dialisi, un grave
cardiopatico morirà, un adulto e un bambino che aspettano un trapianto di fegato finiranno di
sperare. E questo per un solo donatore in meno.
Giuseppe Remuzzi
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