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26/06/2008

Intorno al cioccolato sono fiorite molte storie. La bontà del prodotto e la sua importante utilizzazione hanno determinato l’idea che il cioccolato possa essere addirittura terapeutico. L’i potesi è ovviamente promossa dai produttori di cioccolato che hanno anche sostenuto economicamente alcune delle ricerche che hanno affrontato principalmente l’azione del prodotto sul sistema cardiovascolare. Non mancano anche le basi storiche fondate sulle indagini condotte nella tribù degli indiani Kuna – localizzati sulla costa caraibica di Panama – che mostravano una straordinaria assenza di ipertensione proprio perché mangiavano quotidianamente i frutti dell’albero del cacao. Studiare gli effetti del cioccolato sulla salute non è molto facile perché si tratta di un prodotto molto complesso che contiene migliaia di sostanze chimiche che variano a seconda che si tratti di cioccolato nero fondente o di cioccolato al latte con tutte le varianti intermedie. Fra i composti più noti presenti nel cioccolato fondente si ricordano le purine,  come la teobromina e la caffeina che hanno un’azione broncodilatatrice e vasodilatatrice, i flavanoli dotati di azione antiossidante, le procianidine ed i fitosteroli che diminuiscono i livelli di colesterolo ematico. In linea teorica tutti questi prodotti potrebbero ridurre i fattori di rischio cardiovascolare anche se non sappiamo quale possa essere l’effetto di molte altre sostanze chimiche presenti nel cioccolato. Nel cioccolato al latte, tutte queste sostanze chimiche sono diluite e quindi presenti in quantità minore rispetto al cioccolato fondente. Molte ricerche sono state dedicate a capire quali siano gli effetti del cioccolato sui parametri di salute più significativi. Per fare un esempio, la somministrazione di bevande contenenti cacao determina una vasodilatazione che si può osservare a livello delle estremità, dei vasi cerebrali e dei vasi coronarici. Questo effetto è dovuto con ogni probabilità ai sopramenzionati flavanoli, un sottogruppo della famiglia dei flavonoidi.  All’interno dei flavanoli si è scoperto che il principio attivo è una sostanza chimica denominata epicatechina, sostanza in grado di determinare vasodilatazione attraverso un mediatore chimico presente nel nostro organismo, l’ossido nitrico. Tuttavia, non tutto il cioccolato contiene questi flavanoli perché la loro presenza dipende dalle modalità di produzione.  Inoltre, le ditte produttrici non indicano il contenuto di flavanoli ed in particolare di epicatechina per cui è impossibile sapere se l’effetto vasodilatatore sia davvero ascrivibile al composto in questione.  Altri effetti che sono stati ascritti al cioccolato sono: diminuzione della rigidità delle arterie, riduzione della reattività delle piastrine, aumentata sensibilità all’insulina con conseguente diminuzione della glicemia e riduzione dei livelli di colesterolo. Ancora una volta, però, parliamo di studi con preparati di cioccolato di cui non è nota la composizione.  Per di più,  gli studi citati sono spesso di breve durata e basati su stime di consumo dedotte attraverso questionari sottoposti ai partecipanti agli studi stessi. A questo punto è utile chiarire che cacao e cioccolato non sono la stessa cosa e quindi i loro termini non sono intercambiabili. Il cacao è la frazione priva di grassi (il burro di cacao) che si presenta sotto forma di grossi granuli, il cioccolato, invece, è una combinazione di cacao, burro di cacao, zucchero, latte ed altri componenti. Il cioccolato al latte è il più utilizzato, ed in circa il 90 per cento dei casi, è arricchito con vari tipi di frutta, noci, creme, per cui la quantità originale di cacao presente può essere veramente molto bassa, come nel caso del cioccolato bianco.
Come già accennato più sopra è quindi molto difficile interpretare gli studi condotti sulle popolazioni per stabilire se chi mangia cioccolato regolarmente abbia minori rischi cardiovascolari di chi invece ne consuma piccole quantità occasionalmente. I risultati sono ancora molto discutibili anche perché non vi sono molti studi indipendenti da interessi commerciali. Sono quindi necessarie ancora molte ricerche che siano condotte con buona metodologia. Nel frattempo chi ama il cioccolato può continuare a mangiarlo senza pensare che sia la panacea o un mezzo per contrastare cattive abitudini di vita. Anche nel caso del cioccolato, ciò che conta è la moderazione nel consumo!

          Silvio Garattini

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 21.02.51 CEST