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Non mettiamo fretta alla ricerca
L'Espresso
29/05/2008
Esiste un dilemma molto difficile da risolvere. Quando si deve approvare un nuovo farmaco? E'
bene far presto per poter in qualche modo mettere a disposizione il farmaco ai pazienti che
attendono soluzioni ai loro problemi? O è meglio attendere che tutti i dati riguardanti benefici e
rischi siano disponibili? E' chiaro che nel primo caso i benefici ottenibili non sono ancora
pienamente documentabili e quindi potrebbero essere inferiori a gli effetti tossici che
inevitabilmente sono associati all’uso di tutti i farmaci; nel secondo caso invece il rischio è
quello di non avere mai tutti i dati sufficienti per accettare un nuovo farmaco. Alcuni dati messi
a disposizione della Food and Drug Administration indicano che i farmaci approvati con procedura d’u
rgenza hanno maggiori probabilità di essere tolti dal mercato per effetti tossici e di dover
inserire maggiori controindicazioni per la loro utilizzazione. Il dilemma proposto più sopra si può
riproporre anche nei singoli studi clinici. Esiste anche in questo caso una tendenza a non
terminare lo studio, ma a realizzare analisi nel corso della sperimentazione ed eventualmente di
non continuare lo studio se i risultati sono favorevoli. Ricercatori dell’Istituto Mario Negri
hanno affrontato questo problema per quanto riguarda i farmaci antitumorali. Si è rilevato
anzitutto che la tendenza a chiudere anzitempo la sperimentazione clinica è un fenomeno
relativamente recente. Tra gli studi analizzati solo una piccola minoranza veniva prematuramente
conclusa per ragioni di tossicità mentre la maggioranza veniva conclusa per beneficio e -
punto da sottolineare - molti di questi studi servivano per ottenere l’autorizzazione alla
commercializzazione del farmaco da parte delle autorità regolatorie. I dati ottenuti nel corso
della sperimentazione devono essere ritenuti preliminari perché l’esperienza insegna che possono
essere smentiti nella parte seguente della sperimentazione. Interrompere uno studio significa anche
diminuire il numero di pazienti su cui viene valutato il farmaco e quindi sottovalutare gli effetti
tossici che richiedono un numero importante di pazienti per essere adeguatamente studiati. E’
chiaro che interrompere prematuramente una sperimentazione non serve ai pazienti, ma serve
prevalentemente all’industria per accelerare lo sfruttamento commerciale di un nuovo farmaco o di
una nuova indicazione. L'augurio è che le autorità regolatorie non accettino studi valutati troppo
in fretta!
Silvio Garattini
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