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L'intelligenza allunga la vita
Corriere della Sera
27/12/2008
Gli scienziati lavorano per trovare qualcosa che ci dica quanto vivremo. Si sa che chi ha
livelli alti di colesterolo nel sangue, chi è decisamente in sovrappeso e fuma vivrà molto meno. E
c’è un altro indicatore forte almeno quanto il fumo, l’intelligenza. Lo si sospettava da tempo
senza esserne certi. Un lavoro di questi giorni (non è ancora pubblicato, sarà su Epidemiology fra
qualche settimana) fatto in Svezia su un numero impressionante di volontari toglie tutti i dubbi. I
ricercatori hanno studiato più di un milione di ragazzi all’epoca del servizio militare con i
soliti test per l’intelligenza e li hanno seguiti nel tempo. I più intelligenti si ammalavano di
meno e vivevano più a lungo. E non è questione di classe sociale. La correlazione fra intelligenza
e durata della vita rimane anche all’interno di classi sociali diverse. Un altro lavoro
recentissimo (“Vietnam Experience Study” concepito per studiare le conseguenze sulla salute dell’a
ver partecipato alla guerra) ha visto che i soldati più brillanti nei test di intelligenza, poi a
cinquant’anni, erano meno ipertesi e avevano meno facilmente il diabete rispetto ai coetanei meno
intelligenti. “Sarà l’educazione” s’è pensato. Sì, perché ragazzi più intelligenti quasi sempre
fanno scuole migliori, si laureano a pieni voti, trovano facilmente un lavoro in genere ben
retribuito e in genere fanno una buona carriera. Se uno ha più conoscenze e abbastanza soldi più
facilmente accede alle cure migliori. Nello studio del Vietnam però quelli più intelligenti si
ammalavano di meno indipendentemente dalla scuola che avevano fatto.
Ma se non c’entrano né la posizione sociale, né la scuola, allora perché chi è più
intelligente dovrebbe vivere di più? Potrebbe essere il livello di “salute” pre-esistente a
determinare il livello di intelligenza dei ragazzi. Se uno è già un po’ “malato” prima di
partecipare agli studi, è logico che andrà peggio nei test di intelligenza e avrà più guai fisici
nel tempo. E vivrà di meno. Per capirne di più sarebbe importante conoscere il peso alla nascita.
Se un neonato pesa meno del normale è perché ha sofferto in utero. Lo sviluppo degli organi -
compreso il cervello - è compromesso, e questo predispone a tante malattie e influisce
negativamente sui livelli di intelligenza. Ma nemmeno il peso alla nascita spiega l’effetto dell’i
ntelligenza sulla durata della vita. Questo lo si sapeva già da studi precedenti. Fra tutte le
spiegazioni possibili ce n’è una apparentemente ovvia. Chi è più intelligente tende ad avere
comportamenti “più sani”, a mangiare meglio, a fare un po’ di esercizio fisico, a non guidare in
modo pericoloso, a smettere di fumare a fare attenzione al peso, a non prendersi delle sbronze
tutti i sabato sera. Ma se si vanno a vedere i risultati di tutti gli studi nemmeno questo basta a
spiegare l’associazione tra intelligenza e durata della vita. Insomma chi è più intelligente vivrà
di più, è sicuro ma perché debba essere così non lo sappiamo (e gli scienziati dovranno far di
tutto per stabilirlo perché ne possano trarre vantaggio anche i meno dotati).
Vuole dire che chi ha avuto la pazienza di seguirci fin qui e sa di essere intelligente o
molto intelligente può dormire tra due guanciali? Dipende. George Best era un vero genio (giocava
nel Manchester negli anni ’60) ma beveva smodatamente, andava a donne e correva con la macchina, è
morto a 59 anni per una cirrosi alcolica. Jim Morrison, Jimi Hendrix, Janis Joplin, grandi
innovatori del rock sono morti tutti giovanissimi per eccessi di droga e alcool. Edmund Kean, il
più grande attore della storia del teatro inglese, è morto a 46 anni dopo una vita sregolata. Il
grande matematico Renato Caccioppoli si è suicidato a 55 anni per via dell’alcol (a Napoli era
famoso per le sue stranezze, quando durante il fascismo fu vietato agli uomini passeggiare con cani
di piccola taglia Caccioppoli andava in giro con un gallo, al guinzaglio).
Giuseppe Remuzzi
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