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Sparito il Ministero della Salute

Gente


29/05/08

Questo è il primo governo in cui non c’è il Ministero della Salute,  assorbito nell’ambito del welfare, che comprende anche il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il bilancio di circa 100 miliardi di euro andrà  quasi completamente devoluto alle Regioni, che già da alcuni anni sono responsabili della gestione del Sevizio Sanitario. Si tratta di un provvedimento utile perché non vi è dubbio che a livello regionale si possono meglio identificare, programmare e finanziare le necessità locali  dei molteplici enti che si occupano di sanità. Tuttavia come per  tutte le decisioni organizzative, anche le migliori, è importante considerarne i possibili  aspetti negativi per poterli prevenire. Le Regioni italiane non sono tutte uguali: ve ne sono di grandi e di piccole, di ricche e di povere e forse ve ne sono anche troppe. I livelli di salute che si possono misurare con vari parametri sono molto diversi nelle varie Regioni italiane: una differenza per tutte, forse la più preoccupante, è la mortalità infantile. E’ profondamente ingiusto che chi nasce in Friuli abbia più probabilità di sopravvivenza di chi nasce in  Campania o in Sicilia. E’ anche ingiusto che chi ha la disgrazia di avere una diagnosi di tumore in Lombardia trovi molti Istituti ben attrezzati mentre che si trovi nella stessa situazione in Sicilia non abbia a disposizione analoghe istituzioni specializzate. Quanti sono i viaggi della gente del Sud che cerca la soluzione per le sue malattie con viaggi al Nord o all’estero? Sono certamente molti,  e rappresentano  un’ ingiustizia nell’ingiustizia : sono le classi socio-economiche più elevate, infatti quelle che possono avere accesso ai servizi anche lontani dalla loro residenza;  i poveri  spesso non si rendono conto delle differenze fra le varie istituzioni e comunque hanno meno risorse per affrontare viaggi e soggiorni in altre Regioni. Il gradiente esistente in sanità a favore del Nord rispetto al Sud è un problema che va risolto attraverso un’ adeguata pianificazione e dirottando risorse necessarie per rendere l’Italia più omogenea. Ciò non può avvenire spontaneamente, ma richiede forte senso civico e solidarietà  da parte delle Regioni più ricche che aumenteranno le loro risorse anche di rapporto con la progettata fiscalità  regionale. In questo senso è molto importante potenziare e migliorare la struttura Stato-Regioni per far sì  che il miglioramento delle Regioni più evolute non aumenti il divario rispetto alle Regioni meno efficienti. Ciò può essere attuato solo attraverso interventi di supplenza e di collaborazione, che lo Stato può catalizzare: piccole  Regioni possano unire le loro forze o le Regioni più organizzate possano adottare quelle meno evolute. Lo Stato negli anni passati ha in qualche modo previsto questa situazione istituendo i LEA, cioè i livelli essenziali di assistenza e cioè tutti quegli interventi diagnostici, terapeutici e riabilitativi che devono essere garantiti in tutte le Regioni. Il grado di attuazione di questa legge non è per ora noto,  ma è certo che non basta che siano disponibili i LEA, bisogna vedere quanto sono usufruibili. Le liste d’attesa non sono infatti eguali in tutte le Regioni, anche perché, come si è già ricordato,  molti centri specialistici sono concentrati in poche Regioni. Anche i farmaci presenti nel Prontuario Terapeutico Nazionale devono essere disponibili per tutti: è compito dell’& amp; #160; AIFA, l’Agenzia Italiana  per il Farmaco, selezionare i famaci che mostrano caratteristiche di efficacia e metterli gratuitamente a disposizioni di tutto il Paese. Anche in questo caso tuttavia la situazione non è omogenea perché in qualche Regione si paga il ticket mentre in altre no e le esenzioni dal pagamento non sono omogenee. Alcune Regioni hanno automaticamente deciso di mettere a disposizione farmaci in più o in meno rispetto a quelli presenti nel Servizio Sanitario Nazionale, qualche volta anche con spreco di denaro. In qualche caso come in Toscana si sono addirittura aperti reparti di medicina alternativa, una decisione su cui varrebbe la pena di riflettere in rapporto con il recente caso di Firenze dove una bambina diabetica è morta perché l’insulina era stata sostituita da prodotti omeopatici. C’è quindi un grande rischio che per quanto riguarda  la Sanità  il nostro Paese possa diventare come il vestito di Arlecchino. E’ perciò necessario rimanga  a livello centrale  una struttura snella ma efficiente che assicuri al Paese omogeneità di interventi. L’emulazione fra le Regioni non deve tradursi  in un aumento del divario, ma in un miglioramento generale.

 

 
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Ultimo aggiornamento: 23 maggio 2012 13.32.31 CEST