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Senza la neutrofina topi e uomini non decidono

Corriere della Sera


13/09/2008

Neurotrofine: dopo NGF ne sono venute altre e poi gli studi sui recettori. Le neurotrofine governano vita e morte delle cellule. Da lì a volerle studiare nelle malattie degenerative del cervello e poi in quelle del motoneurone il passo era breve. E poi s’è pensato  di farne un farmaco. Negli  animali malattie del cervello che nessuno era mai stato capace di curare guarivano. Ma i dottori hanno avuto troppa fretta,  nell’Alzheimer, nel Parkinson e in tante altre malattie dell’uomo le neurotrofine non funzionavano (si sapeva ancora troppo poco, non quanto darne, né come, né se fossero capaci di raggiungere le cellule nervose). Così s’è dovuto tornare in laboratorio. “Vita e morte nel sistema nervoso” un  bellissimo titolo per un simposio che si é svolto in Israele  in questi giorni  fa il punto sulle scoperte degli ultimi anni. Neurotrofine ce n’è più d'una, e non solo nei vertebrati ma anche negli insetti, lo ha visto Alicia Hidalgo a Birmingham in Inghilterra. Dal momento che insetti, vermi e uomo vengono da uno stesso antenato, è verosimile che le neurotrofine abbiano avuto un ruolo determinante nei processi di formazione del sistema nervoso fin dai tempi più remoti. E se oggi le nostre cellule nervose si dispongono in quel modo nello spazio è grazie ai recettori delle neurotrofine. Scienziati del London Research Institute guidati da Giampietro Schiavo  hanno privato certi topi  di uno di questi recettori: il loro sistema nervoso  si sviluppava male. Pietro Calissano del CNR di Roma ha  chiarito perché ci si ammala se i fattori neurotrofici sono carenti. Si accumula beta amiloide (una proteina che sa riparare il tessuto nervoso) ma se l’amiloide è in eccesso  le cellule muoiono. Quando succede nell’uomo si arriva alla demenza senile. Le neurotrofine del cervello e una in particolare BDNF condizionano il comportamento, lo ha dimostrato Bai  Lu del National Institute of Health negli Stati Uniti. Se si elimina BDNF i topi non sanno più decidere, ripetono le stesse mosse come in preda a un'ossessione, perdono la memoria. Quello che succede  nell’uomo con la schizofrenia. Questi studi aprono prospettive nuove. Presto potremo intervenire sui  processi degenerativi del cervello  meglio di come s’è provato a fare in passato. Uno spiraglio viene ancora da “Vita e morte nel sistema nervoso”. Fare arrivare  i fattori neurotrofici  dove servono si potrà, forse, con la  terapia genica. Gli  studi nell’uomo sono già cominciati in  California e a Chicago, s’è visto che è possibile,  effetti negativi per ora  non ce ne sono. Ma come si fa in pratica? Si prende il gene  che forma la proteina  neurotrofica e lo si fa arrivare dentro il cervello. Per farlo serve un virus che non si replica, non trasmette infezioni e si usa solo per trasportare il gene dentro le cellule che aumenteranno il loro patrimonio di fattori neurotrofici. Così le lesioni potranno regredire poi il cervello che ha la capacità di ripararsi da solo farà il resto.  Ma lo si dovrà fare prima che ci siano danni troppo gravi. A quel punto lì la degenerazione potrebbe essere senza ritorno.

Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 23 maggio 2012 13.33.20 CEST