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Grazie agli omega-3 il pesce fa bene al cuore e alla mente
Gente
26/07/2008
Si parla molto di omega-3 a volte a proposito ma spesso solo per sollecitare vendite di prodotti
che non sempre li contengono in quantità adatte ad esercitare qualsiasi effetto. Che cosa sono gli
omega-3? Sono acidi grassi, come dice il temine, un importante componente di ciò che chiamiamo
grassi, tipo l’olio, il burro, la margarina. Esistono vari tipi di acidi grassi quelli saturi,
contenuti soprattutto nei prodotti animali tipo il burro o il lardo, e quelli insaturi, che sono
invece presenti soprattutto nei vegetali e negli organismi marini. Una categoria speciale di acidi
grassi insaturi sono appunto gli omega-3: si distinguono dagli altri per la posizione in cui si
trova l’insaturazione (costituita da più doppi legami fra due atomi di carbonio). L'organismo umano
non può sintetizzare gli omega-3 e perciò l’apporto di questi acidi grassi dipende essenzialmente
dall’alimentazione. Sono particolarmente ricchi in omega-3 alcuni pesci in particolare il salmone e
i cosiddetti pesci azzurri, i crostacei, come pure il kiwi, le mandorle e le noci. I principali
omega-3 hanno nomi difficili, ma è importante conoscerli per leggere in modo appropriato le
etichette che descrivono il contenuto dei cibi. Si chiamano acido eicosapentaenoico (EPA) e acido
docosoesaenoico (DHA) e sono i due principali omega-3 sui quali sono tuttora in corso ricerche. Gli
omega-3 sono importanti per l’organismo umano perché svolgono varie funzioni, ma soprattutto
perché, insieme ad altri acidi grassi, entrano nella composizione delle membrane di tutte le
cellule. Quindi ciò che si mangia ha profonde ripercussioni sulle caratteristiche delle membrane e
sulla loro funzionalità. Le molecole degli acidi grassi saturi, quelli senza doppi legami, sono
rappresentabili come bastoncini rigidi mentre gli omega-3 si presentano come dei bastoncini
flessibili e ciò permette alle membrane di essere meno rigide e più fluide il che consente migliori
scambi fra l’esterno e l’interno delle cellule. Un punto molto importante da sottolineare è la
necessità di distinguere fra le quantità di omega-3 presenti nei cibi (decine di milligrammi per
porzione) e quelle presenti nei farmaci (grammi per dose). Perché è importante ingerire omega-3? I
dati epidemiologici, cioè gli studi condotti sulle popolazioni, indicano ad esempio che chi mangia
pesce almeno una volta alla settimana ha minori probabilità di avere un infarto cardiaco. Questi
dati sono stati parzialmente confermati dallo studio GISSI-Prevenzione (realizzato dai medici
cardiologi ospedalieri in collaborazione con l’Istituto Mario Negri). Questo studio ha mostrato una
riduzione significativa della mortalità da parte di pazienti con fattori di rischio per malattie
cardiovascolari trattati con dosi farmacologiche di omega-3. Un altro dato epidemiologico mostra
che diete ricche in omega-3 sono associate a una minor incidenza di sindromi depressive. Il
Giappone, dove il pesce è un normale costituente dell’alimentazione, ha una bassa prevalenza di
sindromi depressive rispetto alla Germania, dove il consumo di grassi è prevalentemente costituito
da acidi grassi saturi. Si ipotizza addirittura che la disponibilità di omega-3 per le cellule
nervose abbia avuto un ruolo importante per l’aumento della massa cerebrale nel passaggio dagli
ominidi all’uomo. Studi più recenti hanno messo in evidenza che in Inghilterra un gruppo di
studenti alimentati con una dieta ricca in omega-3 aveva performance scolastiche migliori rispetto
ad altri alunni. In Indonesia le bambine mostrerebbero un rapporto proporzionale fra alimentazione
ricca di omega-3 e sviluppo cerebrale. Molti altri studi sperimentali, condotti negli animali e
nell’uomo mostrerebbero un aumento della memoria, dell’orientamento nello spazio e nel tempo, dell’a
ttenzione e delle facoltà cognitive in genere. Analoghi vantaggi si otterrebbero con gli omega-3
nel miglioramento della "demenza" presente in topi portatori di modelli della malattia di Alzheimer
come pure in soggetti anziani. E' stato utilizzato il condizionale perché i dati finora disponibili
sono ipotesi più che acqusizioni definitive. Infatti solo studi clinici controllati condotti con
rigore scientifico e su numerosi pazienti potranno dare una risposta e forse una speranza a molti
ammalati. Speriamo solo che le industrie farmaceutiche siano disponibili a sostenere questi
studi.
Silvio Garattini
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