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La cura di sè è un dovere
Corriere Salute
21/12/2008
Se ne parla poco e si pratica ancor meno: la prevenzione. Una parola che trova poco spazio
nel Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e ancora meno nella formazione universitaria. Siamo infatti
una società fortemente medicizzata in cui l’idea dominante è che per ogni problema di salute vi sia
comunque una possibile terapia. Quando le malattie capitano ci si accorge che spesso i rimedi non
ci sono e, se sono disponibili, non sempre sono risolutivi e privi di inconvenienti. La
prevenzione è fatta di tante cose, facili da fare e che danno nel tempo risultati molto
importanti. E' ovvio dire che "prevenire è meglio che curare", ma il proposito non si traduce nei
comportamenti quotidiani di una larga parte della popolazione. Forse perché la prevenzione va in
una direzione che è contraria alla civiltà dei consumi che domina la società industrializzata e
purtroppo, in rapporto alle risorse disponibili, anche quelle in via di sviluppo. Volendo
semplificare la prevenzione si articola in tre grandi aree: i vaccini, gli screening e le buone
abitudini di vita. Le vaccinazioni sono rivolte alla diminuzione delle malattie infettive. Sono
trattamenti molto efficaci, di breve durata e per ora di basso costo. La loro adozione ha ridotto
considerevolmente l’incidenza di malattie indotte da batteri e da virus e in qualche caso hanno
addirittura fatto scomparire alcune manifestazioni morbose. E' il caso del vaiolo per cui non
è più neppur necessario vaccinare; è il caso della poliomielite che ha ridotto quasi a zero una
malattia che rendeva disabili migliaia di bambini quando non era fatale.
Gli screening servono ad anticipare quanto più possibile il riconoscimento di una
determinata malattia perché agire quando la malattia è all’esordio oppure maggiori
probabilità di successo. Basta pensare ai vantaggi del PAP-test che ha considerevolmente
ridotto il tumore del collo dell'utero e la mammografia che anticipa la possibilità di
intervento per il tumore della mammella. Si può aggiungere l’importanza della colonscopia per
il riconoscimento precoce dei tumori del colon-retto.
Le buone abitudini di vita sono forse le più neglette tra le pratiche di prevenzione. Non
fumare, non eccedere nelle bevande alcoliche, mantenere un peso corporeo normale, assumere un’
alimentazione varia e moderata con una forte componente a base di vegetali, fare esercizio
fisico, non utilizzare droghe, evitare rapporti sessuali a rischio sono regole di vita
che possono modificare significativamente la suscettibilità alle malattie. Infatti non tutte le
malattie piovono dal cielo: siamo noi che ce le autoinfliggiamo e poi magari ci lamentiamo. La
maggior parte delle malattie croniche dipende da cattive abitudini di vita: tumori, infarto
cardiaco, diabete, arteriosclerosi possono essere in gran parte evitati con grandi vantaggi per i
singoli e per la società. Se 14 milioni di persone che in Italia fumano smettessero, il tumore del
polmone diventerebbe una malattia rara, come lo era nella donna quando non fumava. Il diabete
dell'età adulta con tutte le sue complicazioni vascolari, cardiache e renali sarebbe poco frequente
se si evitasse l'obesità che dipende da un eccesso di calorie ingerite e poi non
adeguatamente utilizzate a causa della sedentarietà. Queste considerazioni ci dicono anche che il
SSN potrebbe essere drasticamente ridimensionato se tutti adottassero buone abitudini di vita. I
risparmi conseguenti potrebbero essere utilizzati per migliorare ad esempio la qualità di
vita degli anziani. Ne risulta quindi che la prevenzione non dovrebbe più essere un'opzione,
ma una specie di dovere nei confronti della propria salute e di quella della società. Infatti chi
mantiene "cattive" abitudini di vita rischia di essere dal punto di vista morale un “
parassita” sociale. E' bene riflettere su questo tema, prima di tutto acquisendo
informazioni, perché la prevenzione possa far parte della cultura di ogni persona.
Silvio Garattini
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