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La ricerca e la cecità della politica
Corriere della Sera, Salute
04/05/2008
Forse i 330 milioni di euro che servono per l' Alitalia vengono dal fondo per la ricerca. Lo ha
detto a Roma in questi giorni Susanna Agnelli. Se fosse davvero così e se continuerà ad essere
così, fra dieci anni saremo fuori dal giro della ricerca che conta. E questo mentre c' è chi pensa
- Sheila Jasanoff, per esempio, che insegna scienza e tecnologia a Harvard - che oggi la principale
ricchezza della nazioni sia la conoscenza e che il capitale sia fatto dalle persone competenti. Ma
noi abbiamo meno ricercatori di tutti in Europa e quei pochi sono su di età, anche perchè spendiamo
in ricerca meno di tutti. I numeri sono noti, ripeterli è persino banale. Da noi non c' è nessuna
attenzione per i giovani ricercatori e così i migliori vanno all' estero. Si sono fatte varie leggi
per farli tornare, una peggio dell' altra. È sbagliato, lasciamoli là gli scienziati che hanno
avuto successo all' estero, per fortuna ci sono loro a vicariare le carenze delle nostre scuole di
medicina. Sono loro che ospitano nei loro laboratori tanti che dopo aver fatto l' Università in
Italia, per emergere o anche solo per trovare un lavoro devono andare via. Invece dovremmo fare di
tutto per rendere competitivi i nostri laboratori, allora tanti bravi scienziati verranno da noi
dall' Europa dell' Est, dall' India, dalla Cina. Ma per questo servono più soldi, la capacità di
spenderli bene e ci si deve rendere conto che la ricerca ha tempi lunghi (l' esempio della terapia
genica per la cecità di cui ha parlato a Roma Susanna Agnelli dovrebbe far riflettere, i dati
suggeriscono che potrebbe essere efficace, ma per esserne certi serviranno altri studi). E come si
fa a essere sicuri che i soldi siano spesi bene? Basta darli direttamente ai ricercatori, a quelli
bravi, a quelli che pubblicano bene. Che poi vanno lasciati liberi di impiegarli come vogliono,
senza la burocrazia estenuante dei rapporti e rendiconti. «L' Europa della ricerca è in ritardo
sugli Stati Uniti e anche su Cina e India. Così si è fatto il Consiglio Europeo per la Ricerca, con
l' idea di promuovere i giovani migliori e consentire ai ricercatori esperti di continuare i loro
studi in Europa. Il Consiglio può contare su un miliardo di euro all' anno, ma nessuno dei paesi
che contribuisce al programma avrà alcuna garanzia di riprendersi i soldi. È facile prevedere che
l' Italia con pochi ricercatori e poche strutture davvero moderne dove farli lavorare perderà anche
questa opportunità. Ormai la buona volontà dei singoli non basta più. È venuto il momento della
politica. Quella che dovrebbe occuparsi della gente e decidere delle cose importanti al di là degli
interessi di parte o di qualcuno. Lo faranno? E mentre gli altri paesi passano dalle società
industriali alla società "delle conoscenze", noi salveremo l' Alitalia. Esperti e tecnologia per
affrontare i grandi problemi di questo secolo, presto non ne avremo più. Ma avremo la compagnia di
"bandiera".
Giuseppe Remuzzi
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