Mario Negri - Istituto di Ricerche Farmacologiche

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Traumi cerebrali riparabili grazie al trapianto di cellule del sangue del cordone ombelicale

Ricerca scientifica e paradossi italiani

Sovrappeso: con i chili aumentano anche i rischi

Si tutela la salute anche per evitare più spese alla società

 

Sanità malata: un programma per la salute

Il Messaggero


19/04/2008

Le elezioni sono finite, i vincitori hanno ampio spazio per governare ed è quindi tempo per presentare richieste e suggerimenti al nuovo Governo anche nel campo della Sanità, un capitolo a cui tutta la popolazione è molto sensibile.  Si deve ricordare come premessa,  che con ogni probabilità,  non vi sarà un Ministero della Sanità, ma un vice-ministro o un sottosegretario perché tutta la gestione dell’organizzazione per la salute degli italiani è demandata alle Regioni.  Il compito della Sanità ‘centrale’ sarà perciò fondamentalmente quello di assicurare un buon coordinamento per evitare che esistano troppi scompensi fra le varie Regioni.  Il primo appello è perciò riferito alla necessità di mantenere il piu’ possibile unitario il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) che deve continuare ad essere pubblico ed equo.  Pubblico  significa evitare che venga frazionato in tante piccole convenzioni con centri privati; si utilizzino invece le risorse disponibili per migliorare le strutture pubbliche.  E’ urgente un grande piano per ristrutturare e costruire ospedali che rispondano alle piu’ elementari regole funzionali ed igieniche ed abbiamo dimensioni tali da rispondere alle moderne indicazioni della multidisciplinarietà.  Ciò determinerà la dolorosa e non rinviabile necessità di chiudere tanti piccoli inutili ospedali che drenano risorse e spesso rappresentano un pericolo per i pazienti.  Equo significa eguale accessibilità a tutti i cittadini.  In questo senso si deve molto lavorare perché nel nostro Paese le iniquità sono ancora molte.  Esistono tuttora grandi differenze fra Nord e Sud sulla mortalità infantile, sulla durata di vita e sulla qualità degli interventi medici.  I viaggi degli ammalati meridionali verso il Nord e verso l’estero non rappresentano certo un’eccezione soprattutto quando si tratta di gravi malattie e di interventi chirurgici.  E’ incredibile che tutta l’area della Calabria e della Sicilia non abbia un Istituto dei Tumori dotato di  tutte le competenze per poter frenare le migrazioni al  Nord.  L’iniquità riguarda non solo la geografia, ma anche il livello socio-economico.  Il piu’ grave fattore di rischio per le malattie è la povertà, non solo quella economica, ma anche quella culturale.  I poveri sono anche penalizzati perchè  passano automaticamente alle liste di attesa che spesso sono di molti mesi.  Le liste d’attesa sono mantenute e potenziate nel nostro Paese dalla cosiddetta attività ‘intramoenia’.  Si tratta di un marchingegno per cui chi paga riceve subito la prestazione, mentre chi non puo’ pagare,  aspetta.  E’ incredibile che le stesse strutture, le stesse apparecchiature, gli stessi medici siano veloci ed efficienti solo per alcuni cittadini, contravvenendo alle caratteristiche di universalità che contraddistinguono il nostro SSN.  Il nuovo Governo avrà il coraggio di abolire l’intramoenia, diminuendo in questo modo le liste di attesa? Si tratta forse di scontentare qualche medico ma di riaffermare il principio della eguaglianza.
Il nostro SSN ha attualmente in dotazione, per il suo funzionamento oltre 100 miliardi di euro, una cifra importante che tuttavia è ancora oggetto di molti sprechi a vari livelli.
Occorre ad esempio disciplinare meglio tutta l’attività diagnostica che è ripetitiva ed in generale poco mirata.  C’è uno spreco per quanto riguarda i dispositivi medici che molto spesso hanno un costo elevato solo perché si cambia la ‘carrozzeria’, mentre rimane spesso insufficiente la dimostrazione della loro  reale efficacia.  Sarebbe molto utile convogliare la gestione di questi settori all’AIFA, l’Agenzia Italiana per il Farmaco che ha dimostrato di sapere tenere sotto controllo la spesa per i medicinali assicurando una omogeneità della rimborsabilità del farmaco su tutto il territorio.  In una era digitale occorre realizzare una informatizzazione di tutto il SSN per realizzare  nuovi  stimoli, una nuova mentalità ed una conseguente maggiore efficienza.  C’è troppo personale amministrativo che spesso non ha coscienza delle sue funzioni che devono essere al servizio degli ammalati.  Per poter inserire nel SSN una nuova iniezione di entusiasmo occorre non dimenticare la formazione del personale a tutti i livelli.  La complessità delle informazioni e la velocità con cui si sviluppano le conoscenze mediche impongono la obbligatorietà della formazione continua con meccanismi che eliminino dalla attività diagnostica e terapeutica i medici che non si aggiornano.
Bisogna valorizzare la funzione dei medici di medicina generale per rafforzare le interazioni fra territorio ed ospedale, oggi assai carenti. Occorre formare le alte sfere amministrative e direttive in modo omogeneo; è incredibile che nel nostro Paese non esista una Scuola Superiore di Sanità dove si elabori la cultura del SSN.  La formazione dei giovani medici è un’altra esigenza:  abbiamo troppe scuole di medicina dove la formazione è lontana dalle nuove frontiere delle conoscenze; le specializzazioni sono ancora troppo fondate sulla teoria,  troppo legate alla permanenza in Università anzicchè sfruttare il potenziale formativo dei grandi ospedali italiani.  Certo tutto ciò sembra  un po’ utopistico, ma è possibile se il Governo realizzerà un piano d’azione da sviluppare in cinque anni, tenendo presente che la popolazione anziana continua ad aumentare e la cronicizzazione delle malattie richiede importanti cambiamenti strutturali.  Infine tutto andrà nella direzione opposta a quella proposta se i politici non si decideranno a togliere le mani dalla Sanità affidandone lo sviluppo alla competenza ed alla meritocrazia.

 


      Silvio Garattini

 

 
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Ultimo aggiornamento: 23 maggio 2012 13.48.04 CEST