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Sanità malata: un programma per la salute
Il Messaggero
19/04/2008
Le elezioni sono finite, i vincitori hanno ampio spazio per governare ed è quindi tempo per
presentare richieste e suggerimenti al nuovo Governo anche nel campo della Sanità, un capitolo a
cui tutta la popolazione è molto sensibile. Si deve ricordare come premessa, che con
ogni probabilità, non vi sarà un Ministero della Sanità, ma un vice-ministro o un
sottosegretario perché tutta la gestione dell’organizzazione per la salute degli italiani è
demandata alle Regioni. Il compito della Sanità ‘centrale’ sarà perciò fondamentalmente
quello di assicurare un buon coordinamento per evitare che esistano troppi scompensi fra le varie
Regioni. Il primo appello è perciò riferito alla necessità di mantenere il piu’ possibile
unitario il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) che deve continuare ad essere pubblico ed
equo. Pubblico significa evitare che venga frazionato in tante piccole convenzioni con
centri privati; si utilizzino invece le risorse disponibili per migliorare le strutture
pubbliche. E’ urgente un grande piano per ristrutturare e costruire ospedali che rispondano
alle piu’ elementari regole funzionali ed igieniche ed abbiamo dimensioni tali da rispondere alle
moderne indicazioni della multidisciplinarietà. Ciò determinerà la dolorosa e non rinviabile
necessità di chiudere tanti piccoli inutili ospedali che drenano risorse e spesso rappresentano un
pericolo per i pazienti. Equo significa eguale accessibilità a tutti i cittadini. In
questo senso si deve molto lavorare perché nel nostro Paese le iniquità sono ancora molte.
Esistono tuttora grandi differenze fra Nord e Sud sulla mortalità infantile, sulla durata di vita e
sulla qualità degli interventi medici. I viaggi degli ammalati meridionali verso il Nord e
verso l’estero non rappresentano certo un’eccezione soprattutto quando si tratta di gravi malattie
e di interventi chirurgici. E’ incredibile che tutta l’area della Calabria e della Sicilia
non abbia un Istituto dei Tumori dotato di tutte le competenze per poter frenare le
migrazioni al Nord. L’iniquità riguarda non solo la geografia, ma anche il livello
socio-economico. Il piu’ grave fattore di rischio per le malattie è la povertà, non solo
quella economica, ma anche quella culturale. I poveri sono anche penalizzati perchè
passano automaticamente alle liste di attesa che spesso sono di molti mesi. Le liste d’attesa
sono mantenute e potenziate nel nostro Paese dalla cosiddetta attività ‘intramoenia’. Si
tratta di un marchingegno per cui chi paga riceve subito la prestazione, mentre chi non puo’
pagare, aspetta. E’ incredibile che le stesse strutture, le stesse apparecchiature, gli
stessi medici siano veloci ed efficienti solo per alcuni cittadini, contravvenendo alle
caratteristiche di universalità che contraddistinguono il nostro SSN. Il nuovo Governo avrà
il coraggio di abolire l’intramoenia, diminuendo in questo modo le liste di attesa? Si tratta forse
di scontentare qualche medico ma di riaffermare il principio della eguaglianza.
Il nostro SSN ha attualmente in dotazione, per il suo funzionamento oltre 100 miliardi di
euro, una cifra importante che tuttavia è ancora oggetto di molti sprechi a vari livelli.
Occorre ad esempio disciplinare meglio tutta l’attività diagnostica che è ripetitiva ed in
generale poco mirata. C’è uno spreco per quanto riguarda i dispositivi medici che molto
spesso hanno un costo elevato solo perché si cambia la ‘carrozzeria’, mentre rimane spesso
insufficiente la dimostrazione della loro reale efficacia. Sarebbe molto utile
convogliare la gestione di questi settori all’AIFA, l’Agenzia Italiana per il Farmaco che ha
dimostrato di sapere tenere sotto controllo la spesa per i medicinali assicurando una omogeneità
della rimborsabilità del farmaco su tutto il territorio. In una era digitale occorre
realizzare una informatizzazione di tutto il SSN per realizzare nuovi stimoli, una
nuova mentalità ed una conseguente maggiore efficienza. C’è troppo personale amministrativo
che spesso non ha coscienza delle sue funzioni che devono essere al servizio degli ammalati.
Per poter inserire nel SSN una nuova iniezione di entusiasmo occorre non dimenticare la formazione
del personale a tutti i livelli. La complessità delle informazioni e la velocità con cui si
sviluppano le conoscenze mediche impongono la obbligatorietà della formazione continua con
meccanismi che eliminino dalla attività diagnostica e terapeutica i medici che non si aggiornano.
Bisogna valorizzare la funzione dei medici di medicina generale per rafforzare le interazioni
fra territorio ed ospedale, oggi assai carenti. Occorre formare le alte sfere amministrative e
direttive in modo omogeneo; è incredibile che nel nostro Paese non esista una Scuola Superiore di
Sanità dove si elabori la cultura del SSN. La formazione dei giovani medici è un’altra
esigenza: abbiamo troppe scuole di medicina dove la formazione è lontana dalle nuove
frontiere delle conoscenze; le specializzazioni sono ancora troppo fondate sulla teoria,
troppo legate alla permanenza in Università anzicchè sfruttare il potenziale formativo dei grandi
ospedali italiani. Certo tutto ciò sembra un po’ utopistico, ma è possibile se il
Governo realizzerà un piano d’azione da sviluppare in cinque anni, tenendo presente che la
popolazione anziana continua ad aumentare e la cronicizzazione delle malattie richiede importanti
cambiamenti strutturali. Infine tutto andrà nella direzione opposta a quella proposta se i
politici non si decideranno a togliere le mani dalla Sanità affidandone lo sviluppo alla competenza
ed alla meritocrazia.
Silvio Garattini
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