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Emergenza formativa: al Paese serve una scuola illuminata
Il Messaggero
25/07/2008
"Emergenza didattica per le materie scientifiche e le lingue straniere" commenta il Ministro
Gelmini analizzando il rapporto sui risultati degli esami delle scuole superiori italiane. Ha
ragione e c’è da augurarsi che si pongano rimedi dopo aver cercato di capire le ragioni della
debacle della nostra scuola che tuttavia mostra le solite differenze fra Nord e Sud. Più bocciati
al nord, più promossi al sud, un dato che va di pari passo con le valutazioni dell’Organizzazione
per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) che dice come le scuole del nord siano meglio di
quelle del sud. Purtroppo tuttavia nessuno può esserne fiero perché in media l'Italia è molto bassa
nella scala dei valori internazionali in campo scolastico: molto vicina alla Tunisia e parecchio
lontana dalla Finlandia. Accanto al 59,4% dei promossi e al 13,7% dei bocciati c’è una categoria
intermedia del 26,9% costituita da studenti "in sospeso" perché hanno almeno una insufficienza. E’
interessante notare che ben il 30% di questo gruppo è carente nella lingua straniera: una
situazione allarmante considerando la globalizzazione cui si va incontro e la grande importanza di
conoscere bene almeno una lingua straniera - ma non è sufficiente - come elemento
preferenziale ed in futuro essenziale - per trovare posti di lavoro. Purtroppo la
responsabilità non è solo degli studenti, ma della impostazione della scuola italiana che non ha
mai dato importanza alle lingue straniere, assumendo spesso insegnanti al di sotto dei livelli
minimi di conoscenza linguistica e di capacità didattica anziché reclutare insegnanti madrelingua.
Un contributo importante potrebbe essere dato dalla televisione se programmasse un canale che non
trasmettesse solo telenovela e giochi a premi, ma cartoni animati, film e documentari in lingua
originale come avviene in molti altri Paesi.
Ancora più gravi in termini quantitativi è la situazione delle insufficienze nelle materie
scientifiche: mettendo insieme matematica (45,7%) con chimica, fisica e biologia si arriva al 69,3%
delle insufficienze del gruppo in sospeso. Anche in questo caso le ragioni al di là delle
responsabilità degli studenti che tuttavia si adattano al contesto in cui si ritrovano, sono
molteplici.
Anzitutto nella "cultura italiana" e nelle sue più alte manifestazioni c’è un disprezzo della
scienza, ritenuta spesso solo una serie di tecnologie che non sono in grado di contribuire alla “
conoscenza”. Basti pensare alle critiche mosse al politico che sbagli una citazione latina. Ma se
come spesso accade si scambia - anche da parte di opinion leader - una molecola per un
atomo o il midollo osseo per quello spinale, nessuno se ne accorge anzi chiunque protestasse
verrebbe considerato nel più favorevole dei casi un "pignolo". In secondo luogo la qualità degli
insegnanti è spesso scarsa anche perché, essendo la scienza in continua e veloce evoluzione,
sarebbe necessario avere continui corsi di aggiornamento. Infine è impossibile interessare gli
studenti alle materie scientifiche senza un adeguato materiale audiovisivo e soprattutto senza
laboratori dove, tradotta in attività pratiche, la teoria è più facile da apprendere. Occorre
dunque potenziare l’insegnamento delle scienze riconoscendo a queste materie la stessa dignità e la
stessa importanza per lo sviluppo delle capacità logiche del latino e del greco. Dovrebbe essere
inoltre chiaro che una buona conoscenza non tanto dei contenuti quanto dei principi che regolano la
metodologia scientifica sono oggi, e sempre di più in futuro, indispensabili per capire i
cambiamenti della nostra società nonché il significato dell’introduzione di nuove tecnologie e
prodotti innovativi. La paura del "nuovo" dipende dalla mancanza di metodologia per affrontarlo in
modo razionale. Ad esempio l’avversione verso i prodotti geneticamente modificati (OGM) è il frutto
di una ideologia avversa alla scienza; la conoscenza scientifica permette invece di valutare
benefici e rischi e il dubbio suggerisce di intensificare la ricerca su questi prodotti anziché
proibire tout court. La nostra società ha bisogno di una scuola illuminata perché i suoi cittadini
capiscano ad esempio che stabilire il rapporto fra un effetto e una causa non può essere il frutto
di impressioni, ma deve essere il risultato di un’attenta analisi di tutti i fattori che possono
essere alla base dell’effetto. La scuola, attraverso la sua componente di cultura scientifica deve
permettere di avere una popolazione meno credulona e più critica. Più scienza vuol dire alla fine
il rifiuto di oroscopi, maghi, veggenti, medicina alternativa, misteri del paranormale. C’è una
diminuzione di giovani che si iscrivono alle facoltà scientifiche e ingegneristiche mentre il Paese
ne ha bisogno perché oggi la cultura che mostra elementi di maggior progresso è la scienza e
dipende dalla scienza quell’innovazione che determina la disponibilità di prodotti ad alto valore
aggiunto e in definitiva il benessere dei cittadini.
La scuola del nostro secolo non può quindi fare a meno della scienza: spetta alla classe
dirigente rendersene conto e ai politici attuare una riforma che non sia il solito cambiamento di
etichette, ma una rivoluzione che permetta di preparare una nuova classe di insegnanti.
Silvio Garattini
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