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Tassa sulle sigarette per finanziare ricerca contro il fumo
Gente
5/06/2008
Recenti sondaggi hanno messo in evidenza un fatto molto interessante che riguarda l’a
tteggiamento dei giovani nei confronti del fumo. La stragrande maggioranza dei ragazzi della quarta
e quinta elementare ha una posizione molto negativa nei confronti delle sigarette. I ragazzi
ritengono infatti che il fumo sia dannoso, che renda schiavi e che quindi sia condannabile.
Dichiarano anche di essere dispiaciuti nei confronti dei genitori che fumano e affermano di voler
fare tutto il possibile per convincerli a smettere di fumare. Tuttavia queste intenzioni positive
hanno vita breve, perché quando gli stessi ragazzi a distanza di pochi anni frequentano la
seconda-terza media, cominciano a fumare, dimenticandosi completamente delle buone intenzioni
precedenti. Purtroppo la percentuale dei “giovani” fumatori è molto significativa e questo fa
prevedere che tutte le malattie connesse con il fumo e cioè tumori, eventi cardiovascolari e
polmonari, avverranno in tempi molto più precoci rispetto alla situazione attuale in cui di solito
si iniziava a fumare dopo i diciotto anni. Cosa succede nell’intervallo di pochi anni che va dalla
fine delle elementari alla fine della scuola media? Dobbiamo confessare di non saperlo, anche se
possiamo immaginare che prevalga lo spirito di gruppo così contagioso in questi tempi. Se qualcuno
inizia a fumare ed è considerato un leader, è probabile che tutti gli altri seguano lo stesso
comportamento. Può darsi anche che chi in famiglia ha esempi negativi si senta autorizzato a
seguirli. Ma queste sono solo ipotesi.
Che cosa si può fare visto che chi ha buon senso e senso di responsabilità non vuole
accettare l’idea che il fumo continui a mietere vittime? La risposta è: quando si è ignoranti
occorre ricercare e la ricerca è sperimentazione. Mettiamo in atto a Milano e in altre città d’I
talia una grande sperimentazione che valuti quali sono le iniziative che permettono di diminuire il
numero di giovani che iniziano a fumare. Chiaramente la ricerca deve riguardare i giovani nel
periodo dai dieci ai quindici anni. Dovrebbero essere divisi in gruppi per valutare varie modalità
di intervento. Ad esempio: un gruppo potrebbe avere un’informazione che punti prevalentemente sui
danni indotti dal fumo sulla salute, un altro gruppo potrebbe essere sottoposto alla testimonianza
di cantanti, sportivi, personaggi televisivi che non fumano e sono disposti ad un’azione
informativa; un altro gruppo ancora potrebbe ricevere dai propri insegnanti una serie di lezioni
per scoraggiare l’inizio dell’uso delle sigarette; infine un quarto gruppo potrebbe essere
sottoposto a un insieme di questi interventi. Alla fine di un determinato periodo di
sperimentazione si potrebbero tirare le somme e stabilire quale metodo sia stato più efficace. Si
tratta ovviamente di un progetto ambizioso che richiede la mobilitazione di molte persone e una
organizzazione tutta da realizzare. Tuttavia ne vale la pena, se vogliamo proteggere i giovani ed
estirpare questa “cattiva” abitudine di vita che genera morti assolutamente evitabili. Una grande
organizzazione richiede evidentemente anche importanti risorse economiche. Come trovarle? A New
York le hanno trovate per una serie di progetti di ricerca con una tassa di cinque dollari per ogni
pacchetto di sigarette. A Milano si potrebbe stabilire una tassa di scopo di un euro per pacchetto
di sigarette. Avrebbe una duplice finalità: sostenere la ricerca sopra riferita e aiutare i
fumatori a fumare di meno perché è noto che l’aumento del prezzo delle sigarette corrisponde ad una
riduzione dei consumi. Tutta la comunità milanese dovrebbe essere interessata ad intraprendere un’a
zione organica per proteggere i giovani dall’epidemia da tabacco.
Silvio Garattini
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