|
Tumore al seno: le notizie sui farmaci
Gente
2/07/2008
Non passa giorno senza che vi siano notizie sulla terapia dei tumori. La massa di informazioni è
così importante sul piano numerico che spesso è difficile orientarsi e si rischia di prendere, come
si dice, “fischi per fiaschi”. In questo bailamme gioca spesso un ruolo negativo chi stende i
comunicati stampa, chi li commenta e a volte gli stessi ricercatori che per motivi di interesse
accademico oppure economico si lasciano andare a commenti entusiastici o addirittura a previsioni
azzardate sulla sconfitta di questo o di quel tumore. Tutto ciò avviene perché mancano la pazienza
ed il tempo per ricorrere alle fonti e controllare il rapporto fra dati ottenuti e risultati
diffusi attraverso i media. Un esempio è rappresentato dalle affermazioni riportate da comunicati
stampa e pubblicate dai giornali circa un nuovo successo nel trattamento del tumore della mammella.
Infatti secondo le indicazioni del comunicato stampa, rispetto ad un trattamento classico del
cancro della mammella già in fase metastatica, il nuovo trattamento avrebbe raddoppiato il tempo in
cui la malattia non progredisce. Vediamo come stanno le cose. Il farmaco non è nuovo, si chiama
bevacizumab, è un anticorpo monoclonale che inibisce un fattore che permette la crescita di nuovi
vasi sanguigni, indispensabili per portare i prodotti nutritivi al tumore e per determinare la
diffusione delle cellule nell’organismo con conseguente formazione delle temibili metastasi. Il
farmaco ha già ottenuto una certa notorietà per il suo impiego nel trattamento dei tumori del
colon-retto. Il nuovo studio (noto con la sigla Avado) è stato realizzato dividendo a caso in tre
gruppi 736 pazienti con tumore del seno avanzato, mai sottoposte a precedenti chemioterapie. Tutti
i gruppi ricevevano come trattamento di base un farmaco citotossico, conosciuto con il nome di
docetaxel; un gruppo riceveva solo il docetaxel mentre gli altri due oltre al docetaxel ricevevano
rispettivamente una dose alta e una bassa di bevacizumab, il farmaco in sperimentazione. Le
risposte positive rappresentate dalla diminuzione parziale o totale del volume del tumore (non
necessariamente delle metastasi) era del 44% nei controlli e del 55% e 63% per le due dosi di
bevacizumab. Si tratta in realtà di una differenza non rilevante: il volume del tumore infatti non
è un parametro molto attendibile; ciò che ha più rilevanza è il periodo in cui il tumore non cresce
e soprattutto la durata della sopravvivenza delle pazienti. I dati sulla stabilizzazione del
tumore, cioè del periodo in cui non cresce, sono in realtà molto deludenti perché mentre nei
controlli questo periodo è di 8 mesi, l’aggiunta del bevacizumab porta il periodo a 8,7 mesi e a
8,8 mesi a seconda della dose utilizzata. Una differenza minore di un mese non è molto
entusiasmante, ammesso che sia misurabile quando si passa dalle condizioni ideali della
sperimentazione alla complessità della pratica clinica corrente. Inoltre, purtroppo i risultati
della mortalità non sono ancora disponibili mentre sarebbe sempre prudente attendere i dati sulla
sopravvivenza prima di disseminare informazioni. I risultati sono tanto più deludenti considerando
che un precedente studio sembrava più favorevole e che esistono altri tipi di trattamenti che
possono utilizzare il docetaxel con altri prodotti citotossici.
Molte persone sane possono pensare che il distorto rapporto fra informazione e dati di fatto
faccia parte delle regole della nostra società in cui tutto è effimero, tutto passa e lascia poche
tracce. In realtà per le persone ammalate e per i loro familiari la ricerca di notizie che
riguardano la terapia dei tumori è spesso spasmodica, incessante, piena di speranza. Il leggere
qualcosa di positivo non solo è di conforto, ma determina una serie di azioni per cercare altre
informazioni sulla natura del farmaco, sulla sua reperibilità e sui centri dove il trattamento può
essere effettuato. Il tutto poi si traduce in grave disillusione e disperazione quando i risultati
non sono quelli attesi. Purtroppo questo riportato non è il solo caso in cui vi è discrepanza fra
risultati degli studi clinici controllati e messaggi che arrivano al pubblico e ai medici. Per
quanto riguarda il tumore del seno ciò è tanto più grave se si considera che per questa neoplasia
sono a disposizione molti altri farmaci e varie associazioni fra più farmaci con risultati che sono
in grado di prolungare la durata della vita.
Silvio Garattini
|