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Curare i reni ai primi segni evita la dialisi

Repubblica Salute


13/03/2008

Cosa pensa dell'attuale politica della prevenzione delle malattie renali?
Non c'è in Italia prevenzione delle malattie renali, anche perché fino a  qualche anno  fa si pensava che in chi si ammalava di rene,  la malattia progredisse fino  al momento della dialisi o del trapianto. Adesso abbiamo  farmaci che fermano la progressione, allontanano la dialisi e certe volte la evitano. Non solo, ma proteggono  il cuore. Chi ha qualche forma di malattia renale o un po' di proteine nelle urine, avrà presto o tardi una malattia del cuore,  che si previene se si cura il rene. Bisogna accorgersene presto però, e non succede quasi mai,  c'è poca sensibilità per le malattie renali.

C'è qualche iniziativa che può aiutare ad allontanare il momento della dialisi?
E' l'obiettivo della “Clinica di Remissione delle Nefropatie”. E' un protocollo messo a punto dieci anni fa che prevede l'impiego di ACE-inibitori, antagonisti  del recettore per l'angiotensina, antiipertensivi, statine. I risultati  di uno studio che sarà pubblicato  tra poco  fanno vedere  che nelle malattie renali  non diabetiche con perdita di proteine nelle urine si può davvero evitare  la dialisi in moltissimi ammalati. Nel diabete i risultati sono buoni, solo se si comincia  quando la malattia renale  è all'esordio.

Quanto stanzia il Fondo Sanitario nazionale per il settore? 
Il Servizio Sanitario Nazionale sostiene interamente la spesa per la sostituzione della funzione renale (dialisi e trapianto). Per  70.000 pazienti in dialisi o che hanno avuto un trapianto di rene il Servizio Sanitario Nazionale spende 2.5 miliardi di euro, vuole dire che il costo delle malattie renali  è molto alto in rapporto al numero di pazienti (con la stessa cifra si possono  curare 2 milioni di diabetici). Bastano questi numeri per capire  come sia importante  lavorare anche in Italia  per prevenire la progressione delle malattie renali.

Il suo parere sull'attuale normativa sulle donazioni?
La nostra è una buona legge basata fondamentalmente sul silenzio-assenso. Non illudiamoci però che tutti quelli favorevoli  a lasciare  i propri organi lo dichiarino.  Non è successo, e non succederà. Basterebbe che chi è contrario sia lui a dichiararlo.

L'organizzazione dell'espianto-trapianto è adeguata a “non perdere” organi preziosi?
L'Italia è molto  ben organizzata grazie ai Centri Interregionali e al Centro Nazionale ma l'Italia, dei trapianti  è come tutto il resto.  In certe Regioni l'organizzazione è buona, in altre no. Ci sono Regioni che fanno meglio  della Spagna, la Toscana per esempio che ha 41 donatori per  milione di abitanti e  Regioni che fanno peggio della Grecia, la Calabria che ne ha appena 7.  La proposta che avevo fatto ai tempi del dibattito  con Celentano  era che il Centro Nazionale Trapianti, lavori  perché le Regioni  peggio organizzate vengano  “adottate” in un certo senso  dalle Regioni più avanti.  In medicina, come nella maggior parte  delle altre attività, le cose le fanno gli uomini, più che le leggi.

Gli organi disponibili sono sempre pochi (il dato del rapporto domanda-offerta?): che fare per migliorare la disponibilità?
Trenta volte su cento i familiari dicono no all'espianto di organi dei loro cari, dopo la morte. In questo modo  mille persone ogni anno muoiono per niente, un vero peccato. Si  dovrebbe fare tutto il possibile a tutti i livelli perché i “no” dei famigliari diminuiscano. Quello di lasciare i nostri organi quando a noi non servono più a chi ne ha bisogno per vivere dovrebbe essere  avvertito  dai cittadini  come un dovere, proprio come assistere gli anziani e vaccinare i bambini. C'è chi non lo fa e non lo  vuole fare così quegli organi finiscono sotto terra e marciscono o si bruciano. Le sembra giusto?

In futuro si potranno utilizzare le cellule staminali  al posto di reni per il trapianto?
Nel rene, come in tanti altri organi, ci sono cellule staminali che possono concorrere alla formazione di nuovo tessuto renale.  Anche nel midollo osseo ci sono  cellule teoricamente  capaci di riparare l rene. Servono altri studi, ma  il giorno che avremo imparato com'è che il rene in certe circostanze si ripara da solo  potremo  farlo in laboratorio  e un giorno  forse saremo capaci di costruire un organo  partendo dalle nostre  cellule. Serve tanta ricerca e abbandonare i pregiudizi  sul tipo di cellule che utilizzeremo.

Intervista a Giuseppe Remuzzi, di Daniele Diena

 

 
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Ultimo aggiornamento: 23 maggio 2012 14.00.00 CEST