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Dalla parte dei malati, la sfida dei medici
Il Messaggero
13/06/2008
Il servizio sanitario nazionale (Ssn) amministra quest'anno cifra rilevante - circa 100 miliardi di
euro - che tuttavia deve servire a coprire molte spese: dalle attività dei medici di medicina
generale sul territorio alla complessità del servizio ospedaliero, dai laboratori diagnostici alla
distribuzione dei farmaci. In questi giorni è balzata all'attenzione del pubblico il problema del
rapporto fra performance e spesa in una clinica milanese. Per capire come stanno le cose è
necessario fare un passo indietro e spiegare come fa il Ssn a rimborsare le spese cui va incontro
un ospedale. Poiché è difficile fare un esame analitico di tutti i numerosi capitoli di spesa, il
Ssn ha da qualche anno introdotto il metodo dei "drg" che in pratica classifica tutte le malattie
che richiedono interventi medici o chirurgici e rimborsa ai singoli ospedali una determinata cifra,
proporzionale alla complessità e quindi al costo dell'intervento.
Poiché i vari gruppi di malattia possono essere soggetti a complicazioni, quando queste si
verificano la cifra viene maggiorata. Questa metodologia, adottata in molti Paesi ha fatto seguito
a una precedente modalità che riconosceva rimborsi non in base al tipo di malattia, ma alle
giornate di degenza. Il cambiamento si era reso necessario perché gli ospedali tendevano a
prolungare il periodo di degenza per poter avere maggiori rimborsi. Anche il sistema "drg" non è
stato esente da problemi perché stranamente, ma non troppo, molte richieste di rimborso diventavano
spesso casi complicati; per quanto riguarda il parto, ad esempio, si è avuto un aumento
dell'utilizzo di cesareo. Poiché quando vi sono molti soldi, c'è sempre la tentazione di aumentare
le entrate, è stato molto preoccupante apprendere che a Milano alcune istituzioni private - per
altri aspetti prestigiose - sono state accusate di chiedere compensi perfino per prestazioni che
non erano state eseguite, oppure erano state eseguite in modo improprio per pazienti che non ne
avevano bisogno.
L'ultimo caso di un'altra clinica privata milanese ha destato orrore perché, pur di incassare
quote di "drg", venivano operate perfino persone apparentemente sane. Addirittura questi interventi
inutili sembra abbiano determinato alcune morti.
Lasciando alla giustizia il compito di stabilire come stanno le cose per le eventuali
conseguenze penali, non vi è dubbio che l'opinione pubblica sia rimasta molto scossa, con la
possibilità che si perda la fiducia nei confronti di tutte le istituzioni ospedaliere. E' bene dire
che si tratta di casi relativamente infrequenti - rari se raffrontati alla mole degli interventi
giornalieri - che non toccano la grande maggioranza dei medici che lavorano negli ospedali
italiani. Tuttavia non è possibile accettare che casi de genere si possano ripetere, per cui è
necessario prospettare almeno alcuni rimedi senza la pretesa che questi possano prevenire tutti i
rischi.
In primo luogo occorre rivedere il rapporto fra pubblico e privato in sanità, visto che i
fatti di cui si parla sono avvenuti in strutture private. C'è stata una corsa eccessiva in molte
Regioni - la Lombardia non è la prima - ad accreditare strutture private che in pratica possono
vivere solo se ottengono una convenzione con il Ssn. Pur non volendo generalizzare, è bene
ricordare che le strutture private possono scegliere i casi da ricoverare sulla base della entità
dei rimborsi, evitando i casi complessi che richiedono grande impegno. Le cliniche private devono
fare profitto e ciò spesso può produrre distorsioni nei ricoveri e nelle terapie. In altre parole
la quota di attività private in sanità dovrebbe essere modesta, avendo il fine di creare
competizione e di evitare dannose situazioni monopolistiche per le strutture pubbliche. Oltretutto
in molte Regioni abbiamo troppi letti e il vero problema è quello di migliorare e possibilmente
ridurre i letti ospedalieri anziché aumentarli. L'altro intervento, così carente in Italia, è
rappresentato dai controlli che sono spesso formali e amministrativi. E' necessario invece
mobilitare medici e infermieri competenti, indipendenti dal potere politico, con adeguate
esperienza magari al termine della carriera, perché vadano a rivedere le cartelle cliniche e su
base campionaria, stabiliscano la coerenza fra stato dell'ammalato e intervento pratico. Se si
ritrovano discrepanze, che hanno la finalità di alzare il prezzo, occorre intervenire in modo
drastico. Non basta richiedere il rimborso delle somme prestate, bisogna sospendere la convenzione
con la clinica responsabile. In questa situazione è importante che gli Ordini dei Medici
intervengano per rassicurare il pubblico e soprattutto per sospendere da tutte le attività le "mele
marce" come è stato fatto dall'Ordine di Milano. La sanità sta diventando sempre di più un
grande affare: spetta ai medici difenderne l'integrità mettendosi dalla parte degli ammalati.
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