|
Perchè ci viene l'amaro in bocca
Corriere della Sera
18/04/2009
"Amaro in bocca" lo lascia il sapore di un cibo contaminato certamente, ma si resta con "l'amaro
in bocca" se ti tradisce un amico o per un amore che finisce male. Che c'è di più "disgustoso"
dell'olio di fegato di merluzzo, terrore dei bambini di un tempo? Ma "disgustoso" è anche un atto
di violenza, utilizzare i bambini come piccoli mendicanti o abbandonare gli animali d'estate.
Stessi modi di dire per situazioni molto diverse. Sarà un caso? E se invece ci fosse una ragione?
E' la domanda che si è posta Hanah Chapman che lavora all'Università di Toronto in Canada. Lei ed
altri scienziati si sono presi la briga di studiare le basi neurofisiologiche del disgusto (il
lavoro è stato pubblicato su Science in questi giorni) quello dell'olio di fegato di merluzzo prima
di tutto, ma del disgusto che si prova con comportamenti disdicevoli, immorali o violenti. Sono
partiti dall'espressione del volto e si sono chiesti perché tutti di fronte a un cattivo sapore
facciamo la stessa faccia. Se uno prende una medicina amara (ma anche se si trova di fronte a un
atto di violenza) si mettono in moto gli stessi muscoli cioè l'elevatore dei muscoli del labbro che
poi coinvolge i muscoli dei movimenti dell'ala del naso da una parte all'altra. E' la contrazione
sincrona di questi muscoli che conferisce a chi prova disgusto quell'espressione inconfondibile,
"schifata", come dice la gente. E succede a tutti, uomini e donne in qualunque parte del mondo. Chi
governa questi muscoli? Dietro all'espressione di disgusto ci sono una serie di attività mentali,
in termini tecnici è il sistema di valutazione del disgusto, che processa le informazioni e
reagisce. Quando l'area del cervello preposta alla valutazione del disgusto si attiva partono
reazioni a catena - di out-put dicono gli scienziati – da cui dipende l'espressione del volto
appunto, ma si arriva fino alla nausea o a perdere l'appetito. La capacità di processare situazioni
di disgusto e governarle non l'abbiamo imparata, ce la siamo portata dietro. Ce l'avevano gli
anemoni di mare 500 milioni di anni fa, una sorta di sensore chimico per accorgersi delle sostanze
tossiche per non farsi avvelenare. I sistemi di valutazione di disgusto sono passati poi ai primi
vertebrati, ai primati, all'uomo evolvendosi per situazioni diverse dal disgusto "di bocca" per
coinvolgere la sfera della morale. Gli scienziati di Toronto hanno visto che la stessa area del
cervello che ci fa provare disgusto per il cibo si attiva di fronte a situazioni che suscitano
riprovazione morale. Saper esprimere il disgusto per un comportamento che viola il senso comune è
stato per l'uomo uno dei modi di imparare a vivere con altri in una società che aveva bisogno di
regole. Questo studio ci dice anche delle basi neurofisiologiche della morale, che parte da istinti
molto primitivi.
"Amaro in bocca" per situazioni spiacevoli non è una metafora, è nato proprio dalla bocca,
quella degli anemoni di mare, milioni e milioni di anni fa.
Giuseppe Remuzzi
|