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Donazione d'organi: solidarietà e informazione
Corriere della sera
20/12/2009
“Mai prima nella storia dei trapianti in Lombardia si erano registrate tante donazioni"
Corriere, 17 dicembre.
Così la Lombardia dei trapianti fa un passo avanti, siamo a 25 donatori per milione di
abitanti - contro i 19 dell’anno scorso - meglio di tante altre regioni (ma in Friuli sono
passati da 24 dell’anno scorso a 40 di quest’anno e in Trentino da 18 a 40, in Toscana da 40 a 47).
Purtroppo quelli che aspettano sono sempre di più, in Lombardia e dappertutto. Così in lista d’a
ttesa qualcuno muore. E c’è chi muore ancora prima di poter accedere a una lista. Qualcuno si
chiede se il modo più semplice non sia quello di andarselo a comperare un rene, in Cina o in India.
Non va bene, naturalmente, e non dovrebbe succedere mai, ne parliamo con gli ammalati spesso, ma
non basta, è venuto il momento di fare qualcosa di più. La legge non c’entra. La
Toscana che fa più trapianti della Spagna ha la stessa legge dell’Umbria,
dell’Abruzzo, della Calabria, dove di trapianti se ne fanno più o meno come in Turchia. Dobbiamo
preoccuparci invece di chi - quando gli si chiede se vuole lasciare gli organi di un suo caro
appena morto --dice di no. In Lombardia succede due o tre volte su dieci a seconda degli
Ospedali, è meno che nelle altre regioni ma è ancora troppo. “No" non ce ne dovrebbero
essere, perché per ognuno che dice di no due ammalati restano in dialisi, un grave
cardiopatico muore, e se da quel cadavere si poteva prelevare il fegato, un adulto e un bambino
perdono forse per sempre l’occasione di poter continuare a vivere. Cosa si può fare? Convincere la
gente che lasciare i nostri organi (quando a noi non servono più) a chi ne ha bisogno per vivere è
un dovere come assistere gli anziani e vaccinare i bambini. Molto dipende da noi, si
tratta di saperlo spiegare con garbo e sensibilità proprio come quando si chiede a qualcuno
di lasciare gli organi dei propri cari. Forse varrebbe la pena di non chiederlo come un favore, ma
di spiegare che è un’opportunità che si offre di aiutare altri ammalati.
C’è un dottore un po’ speciale, in uno degli ospedali della Lombardia, per anni è
stato lui a parlare con i parenti. E’ uno di quelli votati all’Ospedale e agli ammalati con
impegno, attenzione, passione e competenza, e i parenti se ne accorgono. A lui nessuno ha mai detto
di no, nemmeno una volta.
Giuseppe Remuzzi
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