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L'insonnia si può vincere anche senza pillole

Gente


24/02/2009

"Dormo troppo poco" "Mi sveglio presto e non riesco più a riaddormentarmi", "Non riesco a prendere sonno", " Ho provato tante pillole, ma i risultati sono scarsi". Sono frasi che fanno parte delle conversazioni comuni. E' diffusa l'impressione che i problemi di insonnia siano in aumento; forse ciò è dovuto alle preoccupazioni della vita moderna, al ritmo spesso frenetico delle attività di tutti i giorni, alla sedentarietà oppure al fatto che il lavoro per lo più non implica lo sforzo fisico di una volta. La necessità di sonno presenta una grande variabilità e molti possono condurre una vita normale anche con poche ore di sonno, mentre altri soffrono per la mancanza di sonno. L'insonnia cronica può avere conseguenze negative per tutto l'organismo e in particolare per il cervello; esiste una malattia rara ereditaria: l'insonnia familiare fatale che associa la mancanza di sonno a gravi danni della struttura dell'encefalo. Discutendo di insonnia occorre comunque fare una distinzione fra l'insonnia occasionale, che si risolve in qualche giorno, e l'insonnia cronica. Per quest'ultima è molto importante rivolgersi al neurologo che eseguirà una serie di esami, perché il sonno è fatto di varie fasi e bisogna sapere quali sono le anormalità per poter intervenire in modo appropriato. Purtroppo invece in questo campo regna il "fai da te" e quindi il risultato è sempre quello di cercare la pillola magica che permetta di dormire, attingendo al parere o all’esperienza dei familiari o degli amici. Il gruppo di farmaci più utilizzato è certamente quello delle benzodiazepine, i cosiddetti farmaci tranquillanti che esistono sotto molti nomi e molti tipi di confezione. Il loro uso è prevalentemente legato all'effetto sedativo. Si calcola che se ne vendano in Italia almeno 70 milioni di dosi all'anno. Il pericolo nell'impiego di questi farmaci è soprattutto la dipendenza, che aumenta in rapporto con la durata di impiego. Alcune stime indicherebbero che l'impiego di benzodiazepine oltre i sei mesi determina una dipendenza nel 30 percento dei casi. Inoltre le benzodiazepine possono dare sedazione residua al mattino, possono esercitare un'azione sfavorevole sulla memoria e diminuire il tono muscolare. Vi sono altri derivati delle benzodiazepine che tuttavia danno, in modo maggiore o minore, lo stesso tipo di problemi. Molto controversa è l'azione della melatonina che comunque non ha ancora ottenuto un consenso negli ambienti specialistici ed è semmai utile solo per le condizioni di insonnia dovute al jet-lag. Proprio in questi giorni è apparso nella letteratura scientifica un derivato della melatonina, il tasilmelteon, che ha tuttavia un effetto di accelerazione del tempo di sonno molto modesto, non comparabile alle benzodiazepine e solo nel jet-ag.
Vi sono poi farmaci che vengono impiegati in modo improprio per indurre il sonno: si sfruttano così le proprietà sedative di antidepressivi, antipsicotici o antiistaminici. E' chiaro che sono trattamenti sconsigliabili, perché possono indurre effetti tossici quando vengano somministrati in assenza della specifica patologia per cui sono indicati. Vengono anche impiegati prodotti con scarsa documentazione scientifica: in questo senso è tipico l’impiego di vari estratti vegetali per cui non è mai stata dimostrata una reale efficacia.
Presi dalla mania di risolvere ogni problema con un farmaco si dimentica che esistono alternative non farmacologiche che sono rappresentate da una serie di regole per "l'igiene" del sonno normalmente riferita come terapia cognitiva comportamentale. L'educazione al sonno implica regole semplici ma poco seguite come quella di andare a letto sempre alla stessa ora, non avere pasti abbondanti la sera, fare esercizio fisico in tempi non troppo vicini al sonno, evitare stimolanti (leggi caffeina, nicotina), porre attenzione alla luce, alla temperatura ambientale, evitare troppe coperte, non pensare ad aspetti negativi, ricorrere ad esercizi rilassanti, alla meditazione e così via. Naturalmente l'impiego della terapia congnitiva richiede un riferimento ai centri per lo studio del sonno e a neurologi specializzati di questo settore. Forse per coloro che soffrono di insonnia è tempo di non pensare solo ai farmaci, ma di prendere in considerazione anche soluzioni alternative.


          Silvio Garattini

 

 
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Ultimo aggiornamento: 23 maggio 2012 14.35.15 CEST