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24/03/2009

Una volta per una donna molte professioni erano praticamente vietate nel senso che non si osava intraprenderle. Fra queste certamente c'era anche la medicina e in particolare la chirurgia. I tempi sono completamente cambiati e oggi di fatto il sesso femminile è presente in tutte le attività professionali, tanto che la rivista dei medici americani (Journal of American Medical Association, 25 Febbraio 2009) ha intitolato un editoriale:"la femminilizazione della medicina". I dati disponibili ci indicano per esempio che in Canada il 37,9 percento dei medici sono donne mentre negli Stati Uniti rappresentano il 43,5 percento. Dati analoghi sono reperibili anche per quanto riguarda i principali  Paesi Europei. Tuttavia pur essendo le donne medico ancora al di sotto del 50 percento, esse sono  la maggioranza quando si consultino i dati riguardanti i medici di famiglia, quelli che lavorano sul territorio e che si occupano dei programmi di intervento primario. Ad esempio in Canada il sesso femminile rappresenta il 58,6 percento dei medici di famiglia. In Italia la situazione non è differente: sul totale dei  medici ben il 35 percento è rappresentato da donne. La situazione sta cambiando se consideriamo le fasce d’età: mentre dai 65 ai 69 anni le donne sono solo il 10 percento, nella fascia dai 25 ai 29 anni le donne medico sono il doppio dei maschi. Il conteggio a favore delle donne si accentua ulteriormente analizzando i dati delle  scuole di medicina universitaria perché le studentesse rappresentano ben il 70 percento di tutta la popolazione che aspira ad ottenere la laurea in  medicina. Infine è quasi incredibile che perfino in chirurgia le donne stiano diventando numerose. Per poter passare dalle percentuali ai numeri assoluti si ricordi che, per ogni 10.000 abitanti in Canada, si contano 19 medici, negli Stati Uniti  se ne contano 26, in Olanda 37,  in Giappone 21, mentre in Italia sono ben 60! Detto per inciso, se calcoliamo il rapporto fra numero di medici e durata della vita, non troviamo correlazioni significative; in altre parole sembra che il numero dei medici non abbia grande importanza per quando riguarda la longevità della  popolazione. Tuttavia  più che il numero dovrebbe contare la  qualità ed il modo di interagire dei medici con i pazienti. In questo senso, è  accertato su base statistica, quindi con tutte le eccezioni del caso, che le donne in generale sono meno propense a lavorare più del loro orario giornaliero e quindi eseguono meno visite nella giornata. Le donne medico hanno però il vantaggio di realizzare visite più lunghe, hanno più capacità d'ascolto e migliore comunicazione con i pazienti rispetto ai maschi. Altre ricerche indicano che i  medici di sesso femminile sono molto più attente agli aspetti preventivi delle malattie, una caratteristica estremamente importante e molto trascurata nella medicina moderna. Purtroppo alla forte rappresentanza numerica delle donne in medicina non si accompagna un grande riconoscimento di capacità  direttive  perché nelle posizioni di vertice le donne sono poche. Ad esempio tra i dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale le donne che dirigono strutture complesse sono solo circa il 12 percento mentre nelle Università i professori ordinari di sesso femminile sono un piccolissimo 8 per cento perché predomina ancora una discriminazione di tipo maschilista. Chiaramente una profonda ingiustizia! La femminilizazione della medicina è ormai  giunta a un punto di non ritorno e sempre più chi cercherà un medico a vari livelli di specializzazione avrà la probabilità di trovarsi di fronte una donna. Sarà un vantaggio? E'  difficile rispondere ma ci sono tutte le premesse per ritenere che le donne portino doti che in medicina sono essenziali perché  saper ascoltare e saper interagire con i pazienti rappresenta già una buona parte della terapia.
                                                                                    

Silvio Garattini

 

 
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Ultimo aggiornamento: 23 maggio 2012 14.38.26 CEST