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Meningite in discoteca: nessun allarme
Gente
3/3/2009
Qualche giornale ha riportato l'idea che in Italia sia in corso una specie di epidemia della
meningite. Almeno per il momento si tratta di un’impressione sbagliata perché i casi di meningite
indotti da vari batteri sono in Italia praticamente stabili da un decennio a questa parte. Non si
può parlare di epidemia perché siamo intorno agli 800-900 casi per anno. Fra l'altro è bene
ricordare che i casi di meningite dipendono per un terzo dal meningococco, per un terzo da uno
pneumococco e per il resto da stafilococchi, streptococchi e altri batteri. Nel caso di infezioni
non curate adeguatamente la meningite può essere mortale nel 10-15 percento dei casi. Pur nella
tragicità dei casi che non sono sensibili alle terapie va ricordato che l'Italia è uno dei Paesi
europei a più bassa incidenza di meningite. Questa malattia colpisce prevalentemente i giovani
dalla nascita all’età di 18 anni. La modalità di infezione è essenzialmente per via aerea da
persona a persona, essendo il meningococco relativamente sensibile ai disinfettanti e agli agenti
fisici ambientali, quali ad esempio luce solare ed essiccamento. La probabilità di contrarre
l'infezione da una persona già infetta è relativamente scarsa: secondo calcoli indiretti è dell’o
rdine di 4 su 1000 soggetti esposti nell’ambito familiare. Come sempre le persone con ridotte
capacità immunitarie - ad esempio pazienti trapiantati o in trattamento con chemioterapia
antitumorale - sono relativamente più sensibili rispetto a soggetti sani. Il sospetto della
presenza di una infezione meningitica nasce da alcuni sintomi più tipici che includono febbre alta,
mal di testa, vomito o nausea; nei casi più gravi si può osservare una rigidità della nuca, la
presenza di convulsioni e una diminuzione dello stato di coscienza. La diagnosi definitiva deve
venir confermata dall'identificazione del microorganismo responsabile nel sangue o nel liquor. Una
volta identificato il microorganismo responsabile si deve intervenire con un antibiotico adatto. In
linea generale fra gli antibiotici più utilizzati si segnala la rifampicina e il ceftriazone.
Sottoposto a cura il paziente, va poi affrontato il problema del possibile contagio delle
persone che hanno avuto contatti con lui. Ciò richiede interventi di massima urgenza. Si tratta di
identificare tutti coloro che hanno avuto occasione di rapporto con l'ammalato nei dieci giorni
precedenti la diagnosi, cioè il periodo di incubazione dell’infezione. In particolare si devono
sottoporre a sorveglianza sanitaria i familiari, gli insegnanti, i compagni di scuola come pure, in
caso di età adulta, i compagni di lavoro informando i medici di medicina generale e i pediatri del
territorio. La frequenza agli asili nido o alle scuole materne, la condivisione di stoviglie o
posate, l'esposizione diretta attraverso baci, come pure aver dormito nello stesso letto,
utilizzato lo stesso spazzolino da denti, aver giocato con gli stessi oggetti, sono esempi di
situazioni in cui andrebbe effettuata la chemioprofilassi attraverso l'impiego di antibiotici con
schemi di trattamento ormai ben standardizzati in protocolli. Non è invece raccomandata le
chemioprofilassi in soggetti che siano a basso rischio perché hanno avuto con l'ammalato di
meningite solo contatti occasionali che non hanno comportato un'esposizione diretta alle secrezioni
orali. Nel caso in cui il paziente abbia frequentato locali ad alta densità come discoteche,
palestre e piscine sarà l'autorità sanitaria a decidere il tipo di intervento necessario. Infine
qualche considerazione sull’impiego del vaccino antimeningococco che è disponibile solo per il
sotto tipo C del meningococco. Questo vaccino non è stato inserito nei programmi nazionali per le
vaccinazioni dell'infanzia, innanzitutto perché sarebbe inutile vaccinare tutti i bambini contro
un'infezione relativamente rara in Italia, in secondo luogo perché la maggior parte delle infezioni
è indotta dal meningococco di tipo B. La vaccinazione può essere effettuata per il personale
sanitario esposto alla cura dei pazienti affetti da meningite e deve essere presa in considerazione
quando vi siano parecchi casi concentrati nella stessa area.
E' evidente che un caso di meningite non deve suscitare panico, ma rapidi interventi per
curare il paziente e per impedire il contagio.
Silvio Garattini
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