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Quando le star fanno "outing" finiscono per aiutare la ricerca
Corriere della Sera
27/03/2009
Chi ci pensa tra coloro che stanno bene ad ammalati e malattie? Chi ne soffre, certo, e quelli
che lavorano negli ospedali o chi fa ricerca per trovare nuove cure. Gli altri no, salvo non ci sia
un ammalato in famiglia. Ma la malattia degli uomini di spettacolo o di chi è loro vicino diventa
di colpo la malattia di tutti, nel male e nel bene. Nel male perché tanti si preoccupano "e se l'
avessi anch' io?". E si precipitano a fare esami, inutili, quasi sempre. Nel bene perché se ne
parla. Chi è malato si sente meno solo e tanti altri decidono di spendere un po' dei loro soldi per
aiutare la ricerca. O di dedicare tempo e energie a una certa malattia e a chi ne è colpito.
Michael J. Fox, quello di "Ritorno al futuro", ha lasciato le scene per dedicarsi a chi era malato
come lui, di Parkinson, dando un impulso enorme alla ricerca sulle cellule staminali. Christopher
Reeve da Superman si era fatto difensore dei diritti dei disabili, dopo essere caduto da cavallo.
L' ex bomber Stefano Borgonovo si è ammalato di sclerosi laterale amiotrofica e ha fondato un
gruppo di sostegno alla ricerca. Ha fatto di più Celentano a favore dei trapianti solo per averne
parlato in tv che anni di campagne di informazione, incontri, dibattiti. La gente dello spettacolo
e dello sport ha armi più di chiunque altro per combattere le malattie, si tratta di usarle almeno
qualche volta.
Giuseppe Remuzzi
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