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Prostata: l'esame non salva la vita

Corriere della Sera, Salute


23/03/2009

Fare o no il PSA, l'esame del sangue che servirebbe per la diagnosi precoce del tumore della prostata? Se ne parla da vent' anni senza venirne a capo. Negli Stati Uniti il test se lo fanno, per esempio, quasi tutti gli urologi e l' 80 per cento dei medici generici (dopo i 50 anni). C'è l' idea che scoprire un tumore e curarlo per tempo dovrebbe aiutare a guarire. E' così infatti per molti altri tumori. Però quello della prostata è particolare: cresce molto lentamente e c' è il rischio che si muoia di altre malattie prima che il tumore della prostata debba realmente preoccupare. «Ma se il test se lo fanno gli urologi una ragione ci sarà». Studi che chiariscano il dilemma, a dire il vero, non ce ne sono. O meglio non ce n'erano. Tra pochi giorni il New England of Medicine pubblicherà due lavori, uno fatto in Europa e uno negli Stati Uniti, nei quali complessivamente sono state studiate 250 mila persone. Con un risultato sorprendente: l' esame del PSA la vita non la salva quasi mai. Non solo: scoprirlo alto, fuori dalla norma, e farsi curare comporta sofferenze e disfunzioni anche gravi, senza che si possano dimostrare benefici. Spendendo per di più un sacco di soldi. A dire il vero nello studio europeo emergerebbe una piccola riduzione della mortalità, ma nei nove anni di osservazione della ricerca sono morte così poche persone che le differenze fra chi faceva il PSA e chi non faceva nulla non sono significative, possono dipendere dal caso. In ogni caso risulta che per riuscire a salvare una vita si devono sottoporre allo screening 1.400 persone e trattarne 48. Vuol dire che si fanno dei danni a 47 persone - che possono restare impotenti o avere incontinenza urinaria - per guarirne una. Tanto per fare un confronto nel caso del cancro della mammella si devono operare 11 donne per salvarne due e gli effetti negativi delle cure sono molto meno gravi. Dallo studio americano poi viene fuori che quelli che fanno il PSA e l' esplorazione rettale muoiono di più di quelli che non fanno alcun esame (312 fra chi fa lo screening, 225 fra chi non fa nulla). Sorge quindi il dubbio che quelli che fanno lo screening muoiono di più per eccesso di cure (chirurgia, radioterapia, chemioterapia e ormoni). Può darsi, ma non è sicuro. Quanto s'è detto finora non vale per chi ha casi di tumore alla prostata in famiglia. Loro il PSA devono farlo. E anche quelli che altrimenti vivrebbero nell'angoscia. E' meglio che questo tipo di persone faccia lo screening e si tolga il pensiero, purché sia consapevole, nel caso si evidenziasse un tumore, che poi è più facile finire fra i 47 che dalla chirurgia avranno dei danni che essere proprio quell' ' uno che le cure guariscono. Dato che il tumore della prostata cresce lentamente questi risultati potrebbero cambiare in futuro, se i pazienti che hanno preso parte a questi studi saranno seguiti per altri dieci anni. Ma per adesso si può soltanto dire che l' esame del PSA funziona sì, ma che farlo fa più male che bene.

 

 
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Ultimo aggiornamento: 23 maggio 2012 14.51.42 CEST