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Sanità, le scelte difficili
Corriere della Sera - Lombardia
10/05/2009
L’articolo di Simona Ravizza “Rottamazione dei primari” solleva un problema di cui si
discute da anni tra leggi, leggine e decreti senza mai arrivarne a capo. Quando devono andare in
pensione i primari degli Ospedali e i professori dell’Università? Tutti a 67 anni? Tutti a 70?
Probabilmente no. In Lombardia ci sono Ospedali fra i migliori del Paese ma dentro c’è di tutto,
primari bravi e bravissimi, e altri che a 60 anni non hanno più la voglia di fare che avevano una
volta. E nemmeno le conoscenze che servono. E c’è chi ha più interesse per la sua professione
privata che per gli ammalati dell’Ospedale. Medici così dovrebbero capire da soli che è il momento
di farsi da parte per lasciare posto ai giovani. Sì perché negli Ospedali solo il 4 percento dei
medici ha meno di 35 anni, in Canada per fare un esempio è il 30 percento. E se si guardano i
numeri dell’Università è anche peggio. Da noi ragazzi pieni di entusiasmo con la voglia di dedicare
tutto il loro tempo agli ammalati dell’Ospedale e con tutte le conoscenze che servono, dopo
anni e anni di studio e di sacrifici, non trovano lavoro. Ma senza giovani per Ospedali e
Università non c’è futuro. Presto robot e computer sostituiranno tanti degli atti medici di oggi e
nessuno potrà fare il dottore senza conoscere alla perfezione tutti i segreti del DNA. Ma allo
stesso tempo si dovrà fare i conti con la straordinaria mole di conoscenze che la medicina ha
accumulato negli ultimi vent’anni. Per mettere insieme cose così diverse servono giovani
preparati e insegnanti di valore che abbiano grande esperienza, e non c’entra l’età. Ci sono oggi a
Milano medici che hanno fatto un pò di storia della medicina per aver capito le cause di certe
malattie e trovato i rimedi. Ma per poter continuare a lavorare questi medici e questi professori
devono prendersi un avvocato, fare ricorso e sperare che il tribunale gli dia ragione.
Peccato, perché dovremmo andare tutti fieri di questi medici, che non sono nemmeno molti.
Dovrebbero essere i Direttori degli Ospedali e i Rettori che gli chiedono di rimanere. Ma bisogna
avere il coraggio di dire “tu sì e tu no” e farlo con criteri obiettivi. C’è un chirurgo nel mio
Ospedale capace di fare interventi che nessuno fa così bene, in Italia e forse in Europa.
Opera bambini piccoli e piccolissimi. Ha ancora tanto da insegnare a tanti chirurghi. Gli dobbiamo
chiedere di farsi da parte?
Giuseppe Remuzzi
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