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Tumore della prostata e PSA

Corriere della Sera, Salute


12/04/2009

In seguito alla pubblicazione di articolo di Giuseppe Remuzzi, che commentava i risultati di due studi, uno europeo ed uno americano, sull' uso dell' esame detto PSA nello screening del tumore della prostata, abbiamo pubblicato la scorsa settimana le replica di tre urologi italianai, che contestavano le conclusioni di Remuzzi, secondo cui gli studi dimostravano l' inutilità dello screening attuato con il PSA. Alla lettera degli urologi, replica, questa settimana, l' autore dell' articolo. I professori Mirone, Montorsi e Rigatti hanno scritto: "Nello studio europeo il dosaggio del PSA ha ridotto la mortalità del 20%". Questo vuol dire che in nove anni su 10.000 persone che fanno lo screening ne muoiono 5 in meno rispetto a chi lo screening non lo fa. I dati dello studio americano fanno vedere il contrario: su 10.000 persone che fanno lo screening ne muoiono 6 in più rispetto a chi non fa nulla. Se si mettono insieme i dati dei due studi emerge che fare o non fare il PSA non allunga la vita (ma restano gli effetti negativi legati a biopsia, interventi chirurgici, radioterapia e chemioterapia). Quanto a gli altri punti che hanno sollevato: 1."Se tutti i 50enni italiani eseguissero un test del PSA il numero dei casi di tumore della prostata incurabili si ridurrebbe di moltissimo". Forse, ma lo studio europeo fa vedere che chi fa lo screening fra i 50 e i 54 anni ha un rischio di morire di cancro della prostata più alto (del 47 % ad essere precisi) rispetto a chi non fa nulla. Questi dati vanno interpretati con grande prudenza perché quando si comincia a dividere per fasce d' età ci si basa su numeri più piccoli. 2.Gli urologi italiani criticano lo studio dei loro colleghi americani: "Solo il 40% di chi ha fatto il PSA poi ha effettivamente eseguito la biopsia prostatica ... cosa serve fare il PSA se poi non si analizza il suo significato?". Questo argomento è molto debole. Nello studio americano muoiono comunque di meno quelli che non fanno nulla, né PSA, né biopsia, né tutto il resto. 3.Gli urologi fanno notare che nello studio europeo solo il 10% di chi ha partecipato allo studio aveva già fatto in passato un dosaggio del PSA, mentre nello studio americano erano molti di più. "Questa è un' anomalia metodologica - dicono - che uccide lo studio". Non è vero, non c' è un problema di metodo perché nello studio i due gruppi - PSA sì e PSA no - sono perfettamente comparabili, come dimostra la tabella 1. Secondo gli urologi "E' ovvio che nello studio americano molti dei tumori erano stati identificati all' inizio ed esclusi dallo studio di screening". Non è così, nel corso dello studio i casi di tumore sono stati 8,4% in quello americano e 6,6% in quello europeo. Se mai di tumori ne hanno trovati di più gli americani. 4.Quello degli americani - secondo Mirone, Montorsi e Rigatti - è stato uno "screening all' acqua di rose senza un vero controllo, si sono confrontate due popolazioni sovrapponibili". Non è così. Gli autori dello studio americano discutono molto bene questo punto a pagina 1317, 2a colonna, riga 17. 5.Gli urologi scrivono che i risultati a 10 anni sono "veramente significativi". Davvero? Vediamo: l' analisi principale dello studio europeo fa vedere una differenza al limite della significatività statistica, ma se uno guarda la tabella 2 le differenze non hanno più valore statistico. E aggiungono "continuando a seguire gli ammalati nel tempo i risultati saranno sempre più significativi". Non è detto. I dati dello studio europeo sono stati pubblicati prima rispetto ai tempi previsti dal disegno dello studio. Quando si faranno le analisi finali i risultati potrebbero benissimo andare nella direzione che auspicano gli urologi ma potrebbero anche dimostrare tutto il contrario. Per adesso non si può dire nulla. Quello americano invece dimostra che fra i risultati raccolti a 7 anni e quelli raccolti a 10 non c' è nessuna differenza. 6.Certo che gli ammalati devono avere spiegazioni sulla malattia e sulle probabilità di cura, ma questo non c' entra con i risultati dello studio. 7. Quello che gli urologi non dicono, e che a me pare l' unico argomento a favore dello screening, è che le tecniche che loro hanno a disposizione oggi sono più sofisticate di quelle di dieci anni fa quando questi studi sono cominciati. Se si partisse oggi i risultati che avremmo tra dieci anni potrebbero anche essere diversi. Ma è tutto da dimostrare. Segnalo infine che il dottor Hans Lilja, uno degli autori dello studio europeo, è titolare di un brevetto che commercializza il dosaggio del PSA.

Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 23 maggio 2012 15.05.09 CEST