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Vince l'efficacia, ma il rischio sono le corporazioni
Corriere della Sera
14/10/2009
Buone cure (e per tutti) senza spendere troppo? Ci hanno provato in tanti, non ci riesce quasi
nessuno. La Toscana lo ha fatto. Sono partiti dai bisogni della gente. Quanti malati di cuore ci
sono, e quanti di diabete? quante persone si ammalano di tumore – per esempio - e di quali
tumori? quanti bambini muoiono nei primi giorni di vita? quanti si vaccinano regolarmente? e
per chi è davvero malato, quanto si aspetta per avere un esame di laboratorio o una TAC o una
visita dello specialista? E hanno messo in piedi una organizzazione orientata all’efficacia
prima ancora che all’efficienza. Per prevenire le malattie soprattutto, e per migliorare il lavoro
dei medici di famiglia e integrarlo con quello dei dottori degli Ospedali. Poi hanno
adattato l’offerta di prestazioni ai bisogni della gente e hanno messo in rete i
servizi fondamentali. A questo punto hanno cominciato a valutare i risultati e si sono accorti che
ASL e Ospedali in cima alla classifica per qualità delle cure erano anche quelli che spendevano di
meno. Possibile? Sì, basta investire in prevenzione e per le cure fare solo quello per cui c’è
evidenza di efficacia, fra farmaci uguali scegliere quello che costa di meno, non fare esami
e interventi chirurgici a chi non ne ha bisogno. Così i soldi che il governo dà alla Toscana
ogni anno bastano, non solo ma con quello che risparmiano hanno potuto investire in ricerca più e
meglio che chiunque altro (è di questi giorni un bando per "ricerca in materia di salute” di
15 milioni di euro aperto a tutti, verranno premiati i progetti migliori, scelti da revisori
esterni e competenti). Tutto bene allora? No, problemi ce n’è anche in Toscana. Almeno tre:
1. Le corporazioni per esempio - che ci sono dai tempi di Arnolfo di Cambio – e condizionano ancora
oggi scelte anche importanti. Per fare il primario di un Ospedale prima ancora
che cultura, conoscenze, aver fatto ricerca, carisma, in Toscana serve far parte di un
sindacato. E se uno ne è alla guida meglio ancora. 2. Nemmeno in Toscana come dappertutto in Italia
si fa abbastanza per i giovani. Negli Ospedali ci sono medici bravissimi, ma su di età. Se non gli
si mettono vicino giovani preparati le competenze migliori si perderanno. 3. La Toscana
tutela le medicine del "nulla”, quelle che chiamano alternative. Ci sono corsi di
laurea per ciascuna di queste pratiche (persino uno sulla scienza delle erbe) e servizi di medicina
e ginecologia omeopatica negli Ospedali pubblici. E’ un modo di ingannare gli ammalati ed è
pericoloso (ammalati di leucemia e linfomi, per esempio, anche bambini che rimandano terapie
efficaci in attesa delle cure del "nulla”).
Giuseppe Remuzzi
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