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Un atto dovuto. Ce lo chiede l'Europa
Il gazzettino
01-08-2009
Credo che nessuno sia favorevole all'aborto: è una triste necessità sancita dalla legge italiana
come nella maggior parte dei Paesi industrializzati. Il fatto che l'aborto possa essere realizzato
in strutture ospedaliere pubbliche ed in modo legale, ha quasi totalmente soppresso il ricorso al
"fai da te" che tanti morti ha procurato in passato.
Non si capisce per quale ragione l'approvazione del prodotto Ru486 a base di mifepristone
abbia subito tanti ostacoli e creato tanto clamore da parte dei massmedia in Italia.
L'approvazione del farmaco abortivo era un atto dovuto come tutte le volte in cui un farmaco
approvato in sede europea chiede l'ingresso in Italia. Risulta che l'Aifa abbia compiuto tutti i
necessari accertamenti e abbia interagito con l'Emea, l'organo regolatorio europeo, e quindi non
aveva altra scelta. Si è discusso molto in questi giorni sui 29 morti: sono tanti o sono pochi?
Sono sempre tanti, ma non esistono farmaci innocui; non si può tuttavia argomentare sul
numero delle morti senza dire da quanti anni sono avvenute e quale sia il denominatore.
Sono infatti milioni le donne che hanno utilizzato il farmaco nel corso di 10 anni; ciò non
toglie che si debba continuare a sorvegliare perché gli effetti tossici - non solo del mifepristone
- si possono osservare solo sul lungo termine. Il mifepristone agisce primariamente sui recettori
del progesterone, un ormone essenziale per la sopravvivenza dell'embrione. Ci si può chiedere quali
siano le differenze tra il trattamento chirurgico tradizionale e quello farmacologico.
E' indubbia la maggiore praticità della pillola rispetto alla chirurgia; ciò potrebbe far
pensare al cosiddetto "piano inclinato scivoloso" che faciliterebbe il ricoso all'aborto. Tuttavia
occorre precisare che il farmaco non è disponibile in farmacia, ma solo nelle strutture
ospedaliere; per la sua somministrazione si deve seguire la stessa procedura prescritta per
l'aborto chirurgico. A sfavore della pillola si deve notare che in alcuni casi non avviene
l'espulsione del feto e perciò si deve ricorrere ad altri interventi.
L'altre differenza riguarda il tempo in cui si può intervenire: attualmente è di 24 settimane
dall'inizio della gravidanza per la chirurgia e di 7 settimane per la pillola. Infine, per
concludere, non è obbligatorio l'impiego del mifepristone. Nel prossimo futuro il medico potrà
illustrare vantaggi e svantaggi dei due trattamenti; sarà l'interessata a dover scegliere tra le
due possibilità.
Fino a che in Italia esisterà una legge che permette l'aborto, le polemiche sono inutili. Fa
bene la Chiesa ad illustrare la sua posizione negativa ai suoi fedeli, ma non può pretendere che
tutti la seguano; lo Stato deve tener conto della varietà delle opinioni e delle diverse
convinzioni religiose.
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