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16/08/2009

Qualcuno ha scritto che lo prende anche Silvio Berlusconi per i dolori al collo: in realtà i suoi effetti benefici risultano ben altri. Ma attenti: le controindicazioni sono tali da sconsigliare tassativamente il "fai da te"

Di recente alcune cronache si sono occupate di personaggi famosi (tra i quali, il premier Silvio Berlusconi) che avrebbe fatto ricorso al cortisone per alleviare non meglio specificati dolori, anche alla testa e al collo. Vale dunque la pena capire quali sono le sue vere potenzialità e i suoi effetti.
Il cortisolo è sintetizzato dall'organismo e viene secreto nel sangue nella misura di 10 milligrammi al giorno, ma la sua concentrazione può aumentare anche di 10 volte in condizioni di grave stress. Il cortisolo entra nelle cellule e interagisce con uno specifico recettore per i glucocorticoidi che, legato al cortisolo, entra nel nucleo e attiva la trascrizione di una serie di geni con complesse conseguenze sul metabolismo cellulare e su tutto l'organismo.
La scoperta dei glucocorticoidi ha indotto i chimici farmaceutici a cercare di ottenere prodotti sempre più attivi. In questo modo è stato possibile ottenere glucocorticoidi con diversa potenza: ad esempio 20 mg di cortisolo equivalgono a 25 mg di cortisone e a 0.75 mg di betametasone. I tentativi per ottenere prodotti con un rapporto beneficio-rischio puù favorevole non hanno tuttavia ottenuto grandi risultati.
I cortisonici vengono somministrati nei modi più vari: attraverso colliri, pomate, spray, compresse, capsule e per iniezione. La prescrizione di un corticosteroide dovrebbe essere fatta sempre con grande cautela, tenendo conto delle malattie e delle caratteristiche del paziente. Come è noto le dosi vanno aumentate gradualmente e la terapia non deve essere interrotta bruscamente, pena il rischio di un'insufficienza surrenale.
Se il trattamento deve essere prolungato nel tempo si deve scegliere la dose più bassa possibile in rapporto con l'effetto che si vuole ottenere. L'indicazione più chiara nell'uso dei corticosteroidi è rappresentata dai casi di insufficienza surrenale: ma questo è un impiego relativamente raro. I corticosteroidi sono invece utilizzati nelle malattie infiammatorie reumatiche.
L'uso dei corticosteroidi è anche molto diffuso nelle malattie renali e nelle malattie allergiche. Un'altra applicazione importante dei cortisonici è nell'asma bronchiale; in molti pazienti si utilizzano per inalazione prodotti contenenti beclometasone oppure budesonide per ridurre gli effetti tossici su altri organi. Sarebbe molto lunga la serie di malattie per cui i cortisonici trovano un impiego: basti pensare alle dermatosi infiammatorie, ad alcune malattie gastrointestinali, al trattamento di alcune leucemie e linfomi e così via.
Tuttavia questi effetti benefici si pagano spesso con frequenti effetti tossici, per esempio a livello delle ossa doe i cortisonici agiscono inducendo perdita del tessuto osseo con conseguente osteoporosi. Frutto dell'effetto sulle ossa è anche la riduzione della crescita nei bambini soprattutto nel primo anno di trattamento. Al tempo stesso i cortisonici diminuiscono l'utilizzo del glucosio da parte dei tessuti, con conseguente aumento del glucosio nel sangue. La iperglicemia che ne deriva richiede una maggiore secrezione di insulina e ciò può determinare un peggioramento del controllo glicemico nel diabetico e una comparsa di diabete in soggetti già predisposti.
I cortisonici determinano anche effetti sul sistema nervoso centrale. In molti pazienti danno un senso di euforia, insonnia, desiderio di fare, mentre in una minoranza possono comparire segni di ansietà, depressione e perfino psicosi. La descrizione degli effetti tossici potrebbe continuare: ne ho descritti alcuni solo per ricordare che l'uso dei cortisonici, di qualsiasi tipo, è una decisione medica e non può essere lasciata al "fai da te".

 

 
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Ultimo aggiornamento: 23 maggio 2012 15.12.06 CEST