|
Difendere i talenti per salvare la sanità
Il Messaggero
11/08/2009
Ogni tanto vengono lanciati allarmi sullo stato della sanità del nostro Paese.
L'ultimo è stato diffuso dal ministero del Welfare che ha reso note le statistiche delle spese
regionali insieme allo stato dell'indebitamento. Dopo alcuni commenti, le vacanze estive hanno
steso una coltre di silenzio sul problema che invece merita alcune ulteriori riflessioni. In
essenza i dati presentati indicano che l'Italia è spaccata in due parti: al Nord i bilanci della
sanità sono grosso modo in pareggio, mentre al Sud molte regioni, ad iniziare dal Lazio, sono
fortemente indebitate. La spesa pro-capite è più alta in nel Sud rispetto al Nord ed è difficile
capire come mai anche la spesa farmaceutico, ad esempio, della Campania sia di quasi il 50 percento
più alta rispetto a quella del Veneto. Se si vuole affrontare seriamente il problema e cercare di
riordinare e soprattutto razionalizzare la spesa, occorre lasciar perdere le ideologie e mettervi
mano in modo bipartisan, perché uno dei mali fondamentali della sanità è certamente l'interferenza
dei parti, che spesso collocano amici e parenti egli amici politici nei nodi vitali
dell'organizzazione sanitaria, in dispregio delle competenze tecniche e amministrative. Nonostante
la difficoltà di superare questa anomalia tutta italiana, vale la pena tentare di delineare una
serie di interventi che possano ridare al Sud un'organizzazione sanitaria degna di n Paese
industrializzato e rispettoso dei diritti degli ammalati. Ecco alcuni suggerimenti:
1 - Occorre anzitutto capire cosa determina questa anomalia nel Sud, attraverso un'attenta
ricognizione delle cause che sono alla base della (dis)organizzazione e dell'eccesso di spesa. E'
molto probabile che almeno una parte della spesa non sia ascrivibile alla sanità, ma alla necessità
di assicurare occupazione in un contesto in cui sono molto scarse le attività produttive. E' quindi
importante distinguere nella spesa sanitaria le componenti che ne sono estranee. Esistono già
molti documenti, parziali, raccolti in questi ultimi anni per avere un quadro chiaro, base
indispensabile per prendere decisioni razionali. Per questo è necessario mettere in atto un gruppo
di lavoro a tempo pieno composto da persone competenti.
2 - Come in tutte le attività complesse, anche in sanità è importante preparare non solo
medici, ma anche infermieri e tutte quelle competenze biologiche, farmaceutiche, informatiche,
chimiche e così via che diventano sempre più indispensabili per organizzare una medicina moderna.
Poiché le intelligenze sono distribuite in modo casuale, non c'è ragione per pensare che il Sud
abbia bisogno di importare "cervelli". Il problema è che i giovani migliori del Sud emigrano al
Nord oppure all'estero e non ritornano, perché mancano le strutture per accoglierli e per
valorizzare le competenze acquisiste. Occorre quindi occuparsi seriamente della formazione evitando
di "regalare" i migliori giovani del Sud ad altri Paesi. La formazione, deve essere tuttavia
accompagnata dall'intento di stabilire in prospettiva posti di lavoro nelle strutture sanitarie del
sud. In altre parole la formazione deve essere programmata in base alle reali necessità. Un esempio
viene dal piccolo stato di Singapore che attualmente ha circa 1.000 giovani in formazione in giro
per il mondo con l'obbligo di ritornare per almeno 4 anni a riversare sui più giovani le conoscenze
acquisite all'estero. E' un esempio che potrebbe essere seguito.
3 - Un problema del Sud è la scarsa fiducia che gli ammalati hanno nelle proprie strutture
sanitarie. Ciò determina un importante "pellegrinaggio" di ammalati dal Sud al Nord, sopratutto per
alcune specializzazioni che sono carenti nelle regioni meridionali. E' perciò necessario
programmare la realizzazione di alcune istituzioni prestigiose come ad esempio un paio di Istituti
dei Tumori, Istituti Neurologici, Istituti Cardiovascolari. Non si tratta di realizzare strutture
completamente nuove, ma di valorizzare i buoni centri che già esistono aggiungendo competenze,
strumenti scientifici, laboratori e così via in modo graduale man mano che le strutture crescono.
Non è accettabile che le grandi istituzioni mediche esistano solo al Nord.
4 - Per evitare di radicalizzare l'attuale divisione fra Sud e Nord, potrebbe essere
importante stabilire gemellaggi fra ospedali del Nord e ospedali del Sud, realizzando
collaborazioni, scambi di personale, corsi di formazione, senza predominanze degli uni sugli altri.
Spesso, aiutando gli altri a migliorare la loro situazione, si scoprono le proprie deficienze e le
metodologie per migliorare la propria condizione. Questi gemellaggi dovrebbero rappresentare una
base perché il Paese realizzi una "unità" per quanto riguarda la sanità.
Si tratta certamente di suggerimenti che possono sembrare utopici; ma l'utopia serve per
stabilire l'obiettivo da raggiungere. E' necessario abbandonare nel Sud i tradizionali
atteggiamenti vittimistici e al Nord i complessi di superiorità. Insieme si può fare molto di più a
vantaggio di chi ha bisogno di aiuto, gli ammalati.
|