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Influenza H1N1, le quattro domande più frequenti
02/09/2009
Dobbiamo chiudere le scuole? Chiudere le scuole non è una soluzione. Il Lancet di questi
giorni ha analizzato vantaggi e svantaggi del chiudere le scuole utilizzando modelli matematici che
si basano sui dati delle pandemie precedenti: del 1918 in Australia, del 1957 in Francia, del 2000
in Israele e del 2008 ad Hong Kong. Il problema è molto complesso. Al di là degli effetti della
chiusura delle scuole sull'economia (hanno calcolato che in Gran Bretagna chiudere le scuole per 12
settimane costa dall'1% al 6% del Pil) ci sono effetti negativi sul sistema sanitario. Uno studio
fatto in Inghilterra su più di 5.000 Ospedali ha fatto vedere che più del 70% degli operatori sono
donne. Almeno la metà di loro ha un bambino sotto i 16 anni, dovranno occuparsene se chiudono le
scuole, e questo sulla salute della gente potrebbe avere effetti più gravi dell'influenza. Chiudere
le scuole sarebbe anche contro il buon senso, le chiudiamo quando? Prima ancora di aprirle? Ma
l'influenza potrebbe non avere ancora raggiunto il suo momento di maggiore diffusione. Le chiudiamo
quando incominciano a manifestarsi i primi casi? Ma allora sarebbe tardi per limitare la diffusione
del virus. E ammesso di chiuderle, per quanto? Immaginiamo di chiuderle ad ottobre e riaprirle a
dicembre, ma a dicembre l'influenza non è certamente passata e saremmo da capo. Naturalmente vi
possono essere particolari situazioni che richiedano di chiudere singole scuole in rapporto
all'andamento dell'infezione.
2. Dobbiamo usare farmaci antivirali? No, il Lancet dell'8 agosto ha
pubblicato un'analisi di tutti i dati della letteratura sulle capacità dei farmaci antivirali per
ridurre le complicazioni in chi presenta i primi sintomi. Hanno analizzato i dati relativi a
Oseltamivir (tamiflu) e Zanamivir (relenza) considerando sia persone adulte sane che persone a
rischio di complicazioni per malattie del cuore o dei polmoni, diabete e altre malattie croniche.
Nelle persone sane Tamiflu e Relenza riducono i sintomi dell'influenza di mezza giornata. In chi ha
malattie croniche e prende Tamiflu o Relenza i sintomi vanno via un giorno prima rispetto a chi non
prende l'antivirale. L'effetto è quindi così modesto che non vale la pena di prescrivere questo
farmaco al di fuori dell'Ospedale e per indicazioni molto particolari. Fra l'altro se dovesse
diffondersi l'impiego di questi farmaci nel giro di poco tempo emergerebbero ceppi resistenti al
Tamiflu e agli altri antivirali e allora nemmeno quei pochi casi gravi per cui si può ipotizzare un
vantaggio potrebbero averlo. Non vanno impiegati questi farmaci nei bambini con meno di due anni.
3. Ci dobbiamo vaccinare e da chi cominciare? Il vaccino dobbiamo averlo
perché potrebbe servire ma potrebbe essere imprudente cominciare prima che siano finiti gli studi
ormai avviati dal governo americano ai primi di agosto e disegnati per capire se il vaccino è
efficace, come somministrarlo e che effetti eventualmente negativi abbia. L'atteggiamento di
prudenza è giustificato da due considerazioni: a) i vaccini contro l'influenza – questa o quella
stagionale o altre che emergeranno - non sono così efficaci come quelli contro la maggior parte
delle altre malattie virali. Ogni volta che ci si deve vaccinare per l'influenza bisogna mettere
sul piatto della bilancia i potenziali rischi a fronte di benefici che non riguardano solo qualcuno
di quelli che si vaccinano. b) il virus che circola adesso dà una forma lieve d'influenza, la
maggior parte delle persone guariscono in pochi giorni e il rischio di complicanze semmai è
maggiore per l'influenza stagionale. Il virus potrebbe mutare e farsi più pericoloso, in quel caso
però non è detto che il vaccino che è stato preparato in queste settimane funzioni ancora (anche se
qualche studio recente suggerisce che il vaccino preparato contro l'influenza H1N1 che circola
adesso potrebbe proteggere anche da eventuali forme mutate, ma sono considerazioni teoriche, per
adesso (non sappiamo se muterà e tantomeno che mutazioni ci saranno). E' importante invece
organizzarsi per monitorare la diffusione del virus e la sua gravità. Se ci fosse evidenza che il
virus si diffonde rapidamente e cominciassero a manifestarsi complicazioni si dovrebbero cominciare
a vaccinare gli operatori della salute o chi è maggiormente a contatto col pubblico. Acquisiti i
dati: sicurezza, efficacia - dagli studi in corso (quelli dei governi e dell'industria) e sulla
base dell'esperienza con le prime vaccinazioni - si deciderà a quali categorie eventualmente
estendere la vaccinazione tenendo presente la grande organizzazione che è richiesta da una
vaccinazione di massa. In particolare è impossibile dare al momento qualsiasi indicazione per la
eventuale vaccinazione dei bambini.
4. Intanto cosa si può fare? Lavarsi spesso le mani, coprirsi naso e bocca
in caso di tosse e starnuti, se ci sono sintomi che ricordano l'influenza (disturbi delle prime vie
aeree, tosse o dolori muscolari con o senza febbre) stare a casa. Certamente se c'è febbre ma per
prudenza anche alcuni giorni dopo che i sintomi sono passati.
Silvio Garattini
Giuseppe Remuzzi
Istituto di Ricerche Farmacologiche
Mario Negri
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