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La pillola non provoca infertilità maschile

Gente


20/1/2009

Si ritorna a parlare di contraccettivi orali, cioè della "pillola", a causa di un articolo pubblicato in questi giorni dall’Osservatore Romano, il quotidiano del Vaticano. La pillola lanciata negli Stati Uniti nel 1960 ha rapidamente conquistato i mercati di tutto il mondo, suscitando consensi, ma anche polemiche. Per dare un'idea della diffusione di questo prodotto, attualmente sono oltre 400 milioni le donne che lo utilizzano. In Italia, la pillola è un po' meno diffuso rispetto ad altri Paesi, ma è comunque utilizzata da circa 2 milioni di donne, poco più del 10 percento della popolazione femminile fertile. Come è nata la pillola? Si ritiene che sia il frutto dell’interazione fra tre persone: un’infermiera Margaret Sanger, una miliardaria Katherine McCornick e uno scienziato Gregory Pincus. In un incontro avvenuto intorno al 1950 sono state gettate le basi per ottenere un "controllo delle nascite", ma ci sono voluti circa 10 anni prima che il progetto diventasse una realtà. Grazie alle generose donazioni della McCornick, il Professor Pincus attraverso la Fondazione Worcester poté iniziare le sue ricerche che ottennero i primi successi nella sperimentazione clinica in due zone caratterizzate da altra prolificità, Porto Rico e Haiti. Della "pillola" esistono oggi varie versioni e varie modalità di somministrazione, quella più utilizzata è costituita da due ormoni: un estrogeno e un progestinico, ciascuno sottoforma di vari analoghi e derivati. L’efficacia di questi farmaci è incontestata e certamente ha rappresentato una rivoluzione dal punto di vista delle abitudini sessuali; si calcola che l’i nibizione della fecondazione raggiunga oltre il 98 per cento. In alcuni casi l' inefficacia non è intrinseca alla pillola, ma dipende dalla omissione della sua assunzione oppure da una serie di interazioni negative con altri farmaci. Ad esempio l’assunzione contemporanea di lassativi determina un minore assorbimento dei componenti della pillola, come pure molti farmaci che aumentano l'attività di alcuni enzimi epatici possono diminuire la concentrazione dei due principi attivi nel sangue: è il caso, ad esempio, di alcuni farmaci antiepilettici e alcuni antibiotici utilizzati nel trattamento della tubercolosi come la rifampizina. La pillola ha in pratica soppiantato tutti gli altri metodi contraccettivi e in particolare i cosiddetti metodi "naturali", che comunque non hanno una grande attendibilità. Il meccanismo d'azione della pillola è molto complesso e non ancora completamente definito. Il progestinico è responsabile dell’inibizione della ovulazione e al tempo stesso blocca il "cammino" degli spermatozoi verso la parte alta dell'utero attraverso un aumento della densità del muco uterino. L'estrogeno partecipa in vari modi, agendo sulla liberazione degli ormoni sessuali rilasciati dall’ipofisi e stabilizzando il ciclo mestruale. In generale la pillola è ben tollerata soprattutto perché nel tempo sono diminuite le dosi dei due componenti ormonali. I principali disturbi sono rappresentati dalla comparsa di sanguinamento uterino e da forme depressive che comunque si risolvono con la sospensione del trattamento. Il rapporto fra contraccettivi e tumori della sfera femminile non è mai stato dimostrato. Controindicazioni all’uso dei contraccettivi sono le malattie cardiovascolari e l'obesità. Fra le accuse mosse dall’articolo dell’Osservatore Romano è bene distinguere fra quelle etiche e quelle scientifiche. Tra queste generano allarme gli "effetti ecologici devastanti" dovuti a “tonnellate di ormoni rilasciati nel mondo” che causerebbero "l’infertilità maschile nell’occidente".  E' un allarme ingiustificato, perché gli ormoni della pillola sono ampiamente metabolizzati dall'organismo con la formazione di prodotti solfatati, idrossilati e coniugati con acido glucuronico. Questi metaboliti, eliminati attraverso le urine e le feci, sono debolmente attivi dal punto di vista ormonale. Inoltre questi prodotti, grazie alla presenza dei depuratori raggiungono solo in piccola parte l'ambiente. Dal punto di vista ambientale sono semmai molto più importanti le dosi di estrogeni utilizzate per aumentare la crescita degli animali edibili. Esiste comunque una vasta letteratura circa il problema ambientale creato dagli estrogeni steroidei: l’attività estrogenica rilevata in uscita dagli impianti di trattamento acque reflue, e ritenuta responsabile dei fenomeni di femminilizzazione di popolazioni di pesci che vivono in acque superficiali, sembra sia legata piu alla presenza di concentrazioni significative di steroidi estrogenici naturali quali il 17 beta estradiolo e l'estrone che a quella dell’estrogeno sintetico 17 alfa etinilestradiolo,  non rilevabile comunemente all'uscita degli impianti di depurazione. Quanto all'infertilità maschile il ruolo della diossina e dei suoi derivati, nonché di alcuni pesticidi sono certamente meglio rispetto al rischio associato all'uso della pillola.


Silvio Garattini

 

 
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Ultimo aggiornamento: 23 maggio 2012 15.14.37 CEST