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Le nuove urgenze in un paese di anziani
Il Messaggero
17/05/2009
Giacomo e Flavia. Lui ingegnere di 89 anni, lei psichiatra di 82 anni, una coppia molto affiatata
certamente non priva di mezzi. Una coppia dove non mancava certo la cultura ed un ambiente ricco di
stimoli. Improvvisamente il marito uccide la moglie con un coltello e poi tenta senza successo il
suicidio, perché non poteva più sopportare di vedere la sua compagna in uno stato di demenza,
malattia di Alzheimer oppure demenza su base vascolare?
Non è importante, forse l'autopsia lo chiarirà e lo stesso ingegnere se sopravvivrà potrà
raccontare la sua follia e la sua storia. il fatto non è insolito ed è in un certo senso un
"classico"; c'è una grande tendenza a non riuscire a sopportare la perdita di dignità di una
persona cara. A fronte di coloro che hanno commesso l'atto omicida, ve ne sono probabilmente molti
che hanno avuto almeno la tentazione di porre fine ad una situazione insostenibile vedendo il
deterioramento di una persona cara. E' frequente la demenza? E' certamente in aumento dato
l'incremento della durata di vita. Come è noto le donne ivvono di più e sono anche più suscettibili
rispetto agli uomini che vivono mediamente un po' di meno.
Ricerche accurate condotte nel Nord Italia hanno studiato "coorti" di persone
ultrasettantacinquenni per stabilire l'incidenza e la prevalenza delle demenze. L'incidenza è il
numero di nuovi casi che si sviluppano durante un anno, aumenta percentualmente in rapporto con
l'età. Parte da circa il 5 per cento all'età di 80 anni per arrivare a circa il 15 per cento all’e
tà di 95 anni. La prevalenza è invece il numero di dementi che è presente in un determinato momento
sempre riferito a cento abitanti. Il numero è più alto perché i dementi tendono ad accumularsi nel
tempo: si tratta di un numero elevato che arriva intorno al 25 per cento.
I numeri sono spaventosi e tenderanno ad accumularsi in rapporto con il tempo perché la
popolazione anziana sta crescendo rapidamente. Purtroppo la composizione della popolazione è
passata da una piramide con larga bae di giovani ad una piramide quasi invertita in cui predominano
sempre di più gli anziani. Questa nuova situazione deve essere affrontata con grande attenzione e
soprattutto tempestività.
I politici non si rendono affatto conto dei problemi sociali che si dovranno affrontare anche
in rapporto ala difficoltà di trovare strutture in cui accogliere gli anziani affetti da demenza.
Le strutture specificamente designate per questo scopo sono tanto più necessarie considerando che
ormai soprattutto nelle città diviene sempre più difficile per i figli occuparsi dei genitori, sia
per la mancanza di ambienti sia per e difficoltà oggettive nell'occuparsi di dementi.
Molti suppliscono attraverso le badanti, ma si tratta di persone che non hanno alcuna
formazione, nè tantomeno una preparazione per occuparsi di persone disabili.
Tuttavia non basta penare di trovare ricoveri più o meno organizzati, occorre anche
sviluppare delle forme di prevenzione e possibilmente di cura: ciò comporta ricerca scientifica,
un'attività che in Italia è straordinariamente penalizzata ed umiliata da una completa mancanza di
attenzione da parte di tutti i governi. Sono necessarie ricerche epidemiologiche per cercare di
stabilire quali siano i fattori di rischio per la demenza, solo conoscendo questi fattori sarà
possibile redigere una serie di raccomandazioni per tentare di diminuire l'incidenza di nuovi casi.
I dati preliminari di cui disponiamo suggeriscono che valgono anche per questa patologia quelle che
vengono indicate come "buone abitudini" di vita. In altre parole tutto ciò che serve per evitare
malattie cardiovascolari sembra essere importante anche per prevenire le demenze: fumo, alcol,
droghe sono alcuni fattori di rischio, mentre alimentazioni varie e moderate all'esercizio fisico
sono le buone abitudini di vita.
Sembra inoltre che il continuare a mantenere in esercizio l'attività mentale, sia un fattore
di prevenzione. La terapia è certamente molto più difficile e le molte ricerche sono in corso.
Progressi sono stati fatti: esistono ipotesi abbastanza attendibili, sono disponibili modelli
cellulari e modelli animali che riproducono alcuni aspetti delle demenze umane. E' certamente
possibile sperare che in futuro siano resi disponibili i farmaci che possano perlomeno stabilizzare
la situazione evitando la continuazione delle degenerazioni neuronali. Molto più difficile sarà
ottenere la ricostituzione delle cellule degenerate. Senza ricerca tuttavia non è possibile sperare
di risolvere i problemi; è vero che si può sempre usufruire dei risultati dei ricercatori di altri
Paesi, tuttavia a parte la necessità che tutti contribuiscano alla soluzione di questa grave
malattia, va ricordato che solo partecipando alla ricerca si può capire quali sono le linee più
significative e più promettenti. E' bene in conclusione che i politici si decidano a prendere
seriamente in considerazione i problemi che riguardano le strutture e la ricerca per gli anziani.
Non si può più perdere tempo.
Silvio Garattini
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