E' diffusa l’impressione che il mondo della Sanità vive in questo periodo una
situazione di disagio, il Servizio sanitario nazionale (Ssn) tira avanti con molta difficoltà
diventando sempre più centrato, con qualche eccezione, sul privato contraddicendo in questo modo la
sua origine di universalità, equità e gratuità.
Diventa sempre più evidente una distinzione fra un Ssn che procede a due marce: una veloce
per chi può pagare ed una lenta fatta di liste di attesa per chi non avendo mezzi economici deve
spesso aspettare troppo tempo rispetto alle esigenze della sua malattia.
Di fatto si continua a prorogare nel tempo una situazione sempre più complicata di
"intramoenia" in cui non si sa quale sia il limite fra attività privata e doveri pubblici dei
medici. Chi ne va di mezzo sono gli strati sociali più deboli che spesso subiscono il sistema senza
grandi possibilità d'appello. A distanza di alcuni anni dalla gestione della salute da parte delle
Regioni val la pena di fare qualche riflessione.
1) non c'è discussione sul fatto che sia stato un utile passaggio il trasferimento della
gestione della Sanità alle Regioni perché non vi è dubbio che le caratteristiche locali devono
essere importanti nella scelta degli interventi. Tuttavia le Regioni, speriamo che sia una
situazione temporanea, hanno manifestato una "ubriacatura" di potere diventando loro stesse
centraliste lasciando di fatto poca autonomia alle istituzioni ospedaliere ed alle aziende
sanitarie locali. EL'eccesso di dirigismo è passato da Roma ai capoluoghi regionali accentuando il
ruolo della politica dei partiti nell'assegnazione dei posti di vertice e non solo; l'appartenenza
o la vicinanza ad un partito ( si dice addirittura " in quota" al partito x o y) diventano titoli
fondamentali per divenire direttori generali, direttori sanitari o primari. La meritocrazia tanto
sbandierata viene in questo modo calpestata ed influisce negativamente sui giovani che trovano più
produttivo frequentare gli assessorati rispetto alla preparazione professionale.
2) Il senso di onnipotenza sviluppatosi a livello regionale rischia di rendere le Regini dei
piccoli Stati autonomi con regole molto diverse, spesso incomprensibili. Basti pensare che è spesso
difficile ottenere a Milano un farmaco se la ricetta è stata scritta a Roma. Per rimanere nel capo
dei farmaci le regole sono diverse nelle varie Regioni: si preparano prontuari regionali, vengono
messi a disposizione in una determinata Regione farmaci che in altre Regioni sono negati. non tutti
i farmaci per le malattie rare come i costosi farmaci antitumorali sono disponibili nelle diverse
Regioni. Eppure non dovrebbe essere difficile razionalizzare il sistema e renderlo più omogeneo,
perché all'agenzia che determina la rimborsabilità dei farmaci (Aifa) il comitato tecnico
scientifico ha la maggioranza dei suoi membri indicata dalle Regioni e quindi dovrebbe essere
facile dare direttive comuni. Diverso è anche l'atteggiamento delle Regioni nei confronti delle
conoscenze scientifiche: ad esempio alcune Regioni sperperano risorse pubbliche per sostenere
reparti di fitoterapia e di omeopatia che non hanno alcuna validazione scientifica. La conferenza
Stato-Regioni che dovrebbe evitare troppa disomogeneità non è certo un capolavoro di efficienza e
di fatto non riesce a riequilibrare lo squilibrio fra Nord e Sud che continua ad aumentare. E'
incredibile che in tanti anni non si sia potuto ad esempio realizzare nel Sud un istituto dei
tumori che dia affidamento e sia capace di evitare i tanti pellegrinaggi verso il NOrd. Non si
capisce come mai in molte Regioni del Sud vi siano spese per i farmaci molto più elevate rispetto
ad alcune regioni del Nord. L'indebitamento del Lazio, per fare un esempio, sembra essere
incolmabile e non certo giustificato da una migliore qualità di cura.
3) E' opinione diffusa che i 100 miliardi di euro disponibili per il Ssn abbiano ancora
un'importante componente di spreco, non tanto per gli ospedali inutili e l’eccessiva duplicazione
di apparecchiature e servizi costosi, quanto per puntare tutta l'attenzione sulle cure dimenticando
che la prevenzione è l'unico modo per mantenere la sostenibilità del Ssn. La maggior parte delle
malattie non piove dal cielo, ma dipende dalle "cattive" abitudini di vita, cioè da fumo, alcol,
sedentarietà, obesità, droghe e così via. Cambiare queste abitudini può voler dire una sostanziale
diminuzione dei letti ospedalieri, dei dispositivi medici, dei farmaci.
Per la prevenzione la spesa del Ssn è trascurabile, mentre dovrebbe essere un'attività che
coinvolge tutti i ministeri che dovrebbero contribuire, ognuno per la propria parte, a creare le
condizioni per diminuire il rischio di malattia. Anche nelle cure dovrebbe essere prestata più
attenzione rimborsando solo ciò che ha una validità scientificamente documentata in termini di
rapporto beneficio-rischio e costo-efficacia. Purtroppo è triste constatare che il mercato anche
nel Ssn sta soppiantando la razionalità.
Silvio Garattini