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Non ce ne sarà abbastanza per tutti. Ma chiudere le scuole non è la soluzione
Corriere della Sera
26/08/2009
Tutti aspettano il vaccino ma ce ne sarà abbastanza? No, l'industria non riuscirà ad accontentare
le richieste di tutti. Né di chi può pagare (i governi dei paesi ricchi che in parte hanno già
cominciato a farlo) e ancora meno di chi non potrà pagare. Ma se non ci sarà abbastanza vaccino per
tutti, da chi si comincia? Declan Butler di Nature l'ha chiesto a Antony Fauci che dirige
l'istituto nazionale delle infezioni degli Stati Uniti. "Si comincerà dai bambini e poi da chi
rischia di più, malati cronici e donne in gravidanza". L'intervista ha toccato molti altri punti:
quante dosi, una o due? "Se ne faranno due ma così si potranno vaccinare meno persone". E il
vaccino per l'influenza stagionale servirà ancora? "Sì, tanto che il governo degli Stati Uniti ha
programmato due vaccinazioni, quella contro la forma pandemica di H1N1 e quella dell'influenza
stagionale". Ma come reagirà il sistema immune? "Non lo sappiamo" ha detto Fauci "e non sappiamo
nemmeno come darli: prima quello per la pandemica o prima quello per l'influenza stagionale? o
tutti e due insieme? i due vaccini insieme potrebbero potenziarsi ma anche perdere di efficacia,
non sappiamo nemmeno questo". Se non lo sa Fauci non lo sa nessuno.
E mentre i governi dei paesi ricchi discutono sulle dosi e sul modo migliore di somministrare
il vaccino gli scienziati pensano ai paesi poveri. In Africa, Medio Oriente e Asia di vaccino ne
arriverà poco. Ma è proprio in quei paesi che ce n'è più bisogno perché lì circolano molti altri
virus incluso H5N1 e H9N2, quelli dell'influenza degli uccelli che colpisce anche l'uomo. Così si
creano le condizioni perché virus degli uccelli e H1N1 mescolino i loro geni e diano origine a
nuovi virus che il nostro sistema immune non ha mai visto prima. Da virus così ("chimerici" dicono
gli scienziati) sarà molto più difficile difendersi. Cosa fare? Serve un piano globale che preveda
di vaccinare al più presto le popolazioni più vulnerabili e si deve lavorare perché ci sia "una
sola forma di salute" ("one health") per gli uomini (soprattutto quelli che rischiano di più per le
condizioni igieniche precarie) e per gli animali, scrivono Ilaria Capua e Giovanni Cattoli in una
lettera a Nature. Se no, presto o tardi potrebbero essere guai molto seri per tutti.
E il vaccino - quando arriverà - sarà sicuro? Dipende. Perché il vaccino per H1N1 sia sicuro
lo si deve poter studiare, ma serve tempo. Nel '76 un virus H1 che veniva anche lui dai maiali ha
infettato i soldati di Fort Dix nel New Jersey, uno di loro è morto. Era estate come adesso e si
aveva la paura di una pandemia. Il governo ha fatto preparare di corsa un vaccino, l'hanno studiato
un po' ma non abbastanza. A ottobre hanno vaccinato 40 milioni di persone: due dosi a chi aveva
meno di 25 anni, una agli altri. Uno su centomila di quelli vaccinati ha sviluppato la malattia di
Guillain-Barré. E' perché gli anticorpi che l'organismo forma contro il virus attaccavano anche
certe proteine del sistema nervoso. Quell'influenza là non si è mai diffusa e quella volta i danni
del vaccino sono stati più dei benefici. La storia potrebbe ripetersi. Se davvero si volessero
vaccinare 24 milioni di italiani a cominciare da ottobre, non ci sarà tempo per fare tutte le prove
che servono.
"Con il cielo bisogna avere pazienza" ha scritto Giovanni Caprara a proposito della prossima
eclissi di luna. E' così anche per i vaccini.
Dicono che ci sia un altro modo per limitare la diffusione del virus, chiudere le scuole. Il
Lancet di questi giorni ha analizzato vantaggi e svantaggi del chiudere le scuole utilizzando
modelli matematici che si basano sui dati delle pandemie precedenti: del 1918 in Australia, del
1957 in Francia, del 2000 in Israele e del 2008 ad Hong Kong. Il problema è molto complesso. Al di
là degli effetti della chiusura delle scuole sull'economia (hanno calcolato che in Gran Bretagna
chiudere le scuole per 12 settimane costa dall'1% al 6% del PIL) ci sono effetti negativi sul
sistema sanitario. Uno studio fatto in Inghilterra su più di 5000 Ospedali ha fatto vedere che più
del 70% degli operatori sono donne. Almeno la metà di loro ha un bambino sotto i 16 anni, dovranno
occuparsene se chiudono le scuole, e questo sulla salute della gente potrebbe avere effetti più
gravi dell'influenza. Insomma a domande semplici come se vaccinare e quando e a cominciare da chi e
se il vaccino sia sicuro e se si debbano chiudere le scuole, la scienza per adesso non ha
abbastanza elementi per poter dare risposte semplici. L'importante è che chi dovrà decidere se
vaccinare (tutti, o qualcuno, o nessuno) o se chiudere le scuole lo faccia a ragion veduta, cioè
tenendo conto di tutto: di quello che si sa e di quello che ancora non si sa.
Giuseppe Remuzzi
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