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Cervello più denso per ricordare gli amici su Facebook
Corriere della sera
1/11/2011
Provate a chiedere a cento ragazzi che abbiano tra i 14 e i 24 anni quanti amici hanno su Facebook - il network più popolare con 750 milioni di utilizzatori - o in Myspace. E poi a mettere in ordine queste risposte. Vedrete che il numero di amici dipende da quanto tempo ciascun ragazzo passa in internet, dall' età e poi dal tipo di computer o di telefono cellulare. A quel punto lì potreste voler sapere anche se la diffusione di internet e dei social network stia cambiando il nostro modo di affrontare i rapporti sociali e che cosa succede nel cervello di questi ragazzi. La risposta a queste domande viene da un gruppo di neuroscienziati di Londra (il lavoro è pubblicato su Proceedings of the Royal Society ) che ha sottoposto gli studenti a numerosi esami, inclusa la risonanza magnetica, chiedendo loro di rispondere a domande sulle loro abitudini in internet, sul tipo di amici di Facebook e quanti, e su quelli della vita reale. Così i ricercatori hanno potuto stabilire che il volume della parte superiore del solco temporale e del lobo temporale medio del cervello e certe loro funzioni influenzano il numero di amici che uno ha in Facebook. C' è un' altra struttura, l' amigdala, che conferisce ai ragazzi la capacità di avere tanti amici o di non averne affatto. Incrociando questi dati con le risposte ai questionari, gli scienziati di Londra hanno anche visto che il mondo virtuale e quello reale in qualche modo si integrano. Quanti più amici uno ha in Facebook tanti più ne ha anche nella vita reale. Si è confermato, inoltre, che molti di quelli che spendono tanto tempo in internet utilizzano questi strumenti per rafforzare e mantenere relazioni nate «off-line», come qualcuno adesso definisce quelle della vita reale. Ma c' è un altro problema, gli amici della vita reale ce li ricordiamo tutti, qualcuno ricorda persino il numero di telefono di tutti, ma per ricordarci quelli di Facebook, che possono essere diverse centinaia, al cervello non basta più solo l' amigdala, quella del ricordo degli amici «off-line». Per Facebook il cervello ricorre ad altre aree dove, secondo i dati dei ricercatori londinesi, aumenta la densità della sostanza grigia. Lo studio della Royal Society più in là non è arrivato. Sapere come il nostro cervello si adatta alle nuove tecniche di comunicazione però è di grande interesse e qui ci viene in aiuto un lavoro pubblicato di recente su Science da scienziati di Boston. Loro hanno dimostrato che quello che è disponibile in rete lo dimentichiamo subito mentre ricordiamo più facilmente quello che sappiamo non troveremo mai sull' iPad. Questo suggerisce che più si va avanti più il cervello si specializzerà a ricordare «dove» potremo trovare una certa informazione più che sull' informazione in sé. E' come se i nostri processi mentali si stessero adattando pian piano alla tecnologia che cambia ed è molto probabile che il nostro cervello evolverà in rapporto ai nuovi strumenti. Non che il cervello cambi, s' intende. Il nostro cervello è uguale a quello di 40.000 anni fa, ma lo usiamo in modo diverso. Queste cose sono già successe in passato. E' così che siamo arrivati al «cervello capace di leggere». Nemmeno allora fu facile. Socrate, per esempio, pensava che leggere e scrivere fossero attività che denigravano l' intelletto. Lui non scrisse mai nulla e chiedeva ai suoi allievi di fare lo stesso perché è solo ricordando che ciascuno di noi contribuisce alla memoria collettiva. Ma Socrate non aveva fatto in tempo ad apprezzare quanto lo scrivere aiuti a scoprire nuove strade. Fosse vissuto altri 50 anni forse avrebbe cambiato idea. Man mano che si diffondeva l' alfabeto, in Grecia si diffondevano l' arte, la filosofia, la scienza. Oggi il cervello si confronta con un' altra rivoluzione, i ragazzi si parlano per sms, si incontrano su Facebook e dialogano attraverso altri network ancora. Non c' è più bisogno di scrivere, si potrebbe arrivare a un cervello digitale senza che ci sia stato il tempo di imparare a leggere, a organizzare, e interiorizzare il linguaggio. E presto saremo simbiotici con i nostri computer, quello che ricordano loro (ed è molto di più di quello che chiunque di noi potrebbe mai ricordare) non servirà che lo ricordiamo noi. Via web possiamo avere tutti gli amici che vogliamo e accedere a un' enorme mole di informazioni. Presto nessuno di noi potrà più stare senza Facebook o senza sapere quello che sa Google. Con un problema però di dover essere sempre «wired»: persa la connessione si perde tutto, amici e conoscenze.
Giuseppe Remuzzi
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