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Sanità e costi: giusto sapere
Corriere della sera
7/1/2012
Presto chi si ricovera negli ospedali della Lombardia al momento della dimissione saprà della sua malattia, se si può guarire e come, che cure fare a casa e anche quanto è costato prendersi cura di lui. È sbagliato? Niente affatto. Bisogna fare un passo indietro. Il Servizio sanitario nazionale l' hanno inventato gli inglesi, noi con la legge 833 del 1978 l' abbiamo fatto nostro. In estrema sintesi quella legge introduce nell' assistenza sanitaria il principio di «universalità e solidarietà»: il governo garantisce a tutti di potersi curare indipendentemente dal reddito, i soldi vengono dalle tasse, che ciascuno paga in base al reddito. Prima di questa legge il principio del diritto alla salute sancito dalla nostra Costituzione era una chimera. Con il Servizio sanitario nazionale l' Italia ha compiuto un atto di grande civiltà e si è portata ai vertici della classifica della buona sanità. Con quella legge gli inglesi (molto prima, fino dal 1948) e noi - ma è così anche in Svezia e in Norvegia e un po' in Francia - abbiamo fatto qualcosa che nemmeno negli Stati Uniti sono mai riusciti a fare nonostante Hillary Clinton e Obama ci abbiano messo tutto l' impegno possibile. Ma noi non sappiamo quanto costano gli esami di laboratorio, quanto costa la Tac della colonna vertebrale, quanto costa la chirurgia del cuore e così non siamo abbastanza attenti. E non abbastanza gelosi. Gelosi? Sì, per non perderlo questo nostro Servizio sanitario bisogna esserne gelosi. Qualche tempo fa nel mio ospedale è stato fatto un piccolo miracolo: un uomo non più giovane col diabete e tanto d' altro riceve un trapianto di fegato, rene e pancreas. Prima dell' intervento ha passato molti mesi in rianimazione. Adesso sta bene. Quanto è costato guarirlo? Due milioni di euro forse di più; perché non lo si deve sapere? Da poco abbiamo un farmaco nuovo per curare una malattia rara dei bambini (si chiama sindrome emolitico uremica). Prima sei su dieci di questi bambini morivano, gli altri continuavano a vivere, ma solo un po' , legati a una macchina di dialisi. Con la cura nuova non muore più nessun bambino e nessuno deve più fare la dialisi. Ma il farmaco costa 300 mila euro l' anno. A ogni nuovo bambino che arriva siamo tutti in difficoltà, noi, l' ospedale, la Regione. Alla fine i soldi si trovano. Ma perché la mamma di un bambino così non deve sapere quanto costa curarlo? Ci aiuterebbe a far capire a tanti quanto sia prezioso il nostro Servizio sanitario. Però se vogliamo dare a tutti gli ammalati quello di cui hanno bisogno per guarire, come dice la Costituzione, dobbiamo fare delle scelte: esami e cure solo se servono e se davvero efficaci, e fra farmaci ugualmente efficaci si deve scegliere quello che costa di meno. Scelgono in Regione, ma tutti noi dovremmo esserne partecipi e capirci qualcosa (di efficacia e di costi). Così i soldi che il governo stanzia ogni anno per la sanità bastano, per tutti. Certo che la Tac per il mal di schiena non la dobbiamo fare più.
Giuseppe Remuzzi
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